Medicina popolare

per autodidatti

 

 

settembre 17, 2005


Indice della pagina

 

Indice

 

Incipit

* Sensazioni, emozioni, intento, incentivo, memoria

* Individui, società, movimento, cognizione, comunicazione

* Dislocazione, apprendimento, riflessione, coscienza

* Intelligenza, autocoscienza

* Attrezzature, cultura, lingua, astrazione, etica

 

1.0  Natura e cultura

1.1  Natura e biologia

1.2  Socialità

1.3  Cultura

1.4  Anima e psiche

 

2.0  Sociologia

2.1  Concetto di sociologia

2.2  Temi e argomenti della sociologia

2.3  Psiche umana nel contesto sociale

 

3.0  Psicologia

3.1  Psicologia generale

3.2  Psicologia empirica

3.3  Approccio di psicologia analitica e di profondità

3.4  Approccio alla psicologia umanistica

3.5  Psicologia applicata

3.6  Approccio della psicologia ³biologistica²

 

4.0  Medicina ³gestionale² umana

4.1  Dolore e analgesici

4.2  Neurologia e relativa neurofarmacologia

4.3  Psichiatria e relativa psicofarmacologia

4.4  Psicosomatica e relativa farmacologia

 

5.0  Psicoterapie

5.1  Modelli terapeutici

5.2  Psicoterapie corporee

5.3  Psicoterapie farmacologiche

5.4  Psicoterapie verbali (discorsive)

PTO 1

Elementi di psicoterapia

 

© Peter Forster

Bianca Buser

 

 

 

 

 

 

 

Pagine correlate: MmP 20

PTIA

Psicopatologia

Psicoterapia ortomolecolare

 

 

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INDICE PTO 1: Elementi di psicoterapia

 

1.0      Natura e cultura

1.1      Natura e biologia

1.2      Socialità

1.3      Cultura

1.3.1   Cultura sociale

1.3.2   Cultura e interessi individuali

1.3.3   Spiritualità

1.4      Anima e psiche

1.4.1   Sequenze e insiemi

1.4.2   Coordinazione, correlazione, disposizione

1.4.3   Insiemi e sequenze sensoriali

1.4.4   Gestione psichica di insiemi e sequenze

1.4.5   Insiemi e sequenze comportamentali

1.4.6   Implicazioni terapeutiche

2.0      Sociologia

2.1      Concetto di sociologia

2.2      Temi e argomenti della sociologia umana

2.3      Psiche umana nel contesto sociale e ambientale

3.0      Psicologia

3.1      Psicologia generale

3.1.1   Percezione e osservazione

3.1.2   Apprendimento e modificazione

3.1.3   Emozione e compimento

3.1.4   Motivazione e collaborazione

3.2      Psicologia empirica

3.2.1   Valutazione e giudizio

3.2.2   Descrizione

3.2.3   Ipotesi, supposizioni, regole e leggi

3.2.4   Teorie e modelli

3.2.5   Previsioni e mutamenti

3.3      Approccio di psicologia analitica e di profondità

3.3.1   Aspetti dinamici: pulsazioni

3.3.2   Aspetti topografici: cosciente, inconscio, preconscio

3.3.3   Aspetti strutturali: Es, Ich, Ueber-Ich

3.3.4   Aspetti evolutivi personali (orale, anale, genitale, latente)

3.3.5   Aspetti energetici-economici

3.3.6   Critica della psicologia analitica e di profondità

3.3.7   Applicazione della psicologia analitica

3.4      Approccio alla psicologia umanistica

3.4.1   Natura dell¹uomo

3.4.2   Teorie della personalità

3.4.3   Comportamento e motivazioni

3.4.4   Conflitti e disturbi

3.4.5   Guida del discorso terapeutico

3.4.6   Critica alla psicologia umanistica

3.5      Psicologia applicata

3.6      Approccio della psicologia ³biologistica²

3.6.1   Temi di biologia

3.6.2   Gestione di organismi

3.6.2.1   Gestione di organismi monocellulari

3.6.2.2   Gestione di organismi multicellulari

3.6.2.3   Policellulari e sostanze messaggere (ormoni)

3.6.2.4   Concatenamento di ³sensori² e ³attivatori² con ³nervi² e neurotrasmettitori

3.6.2.5   Integrazione di ³nervi² in un ³sistema nervoso²

3.6.2.6   Differenziazione del ³sistema nervoso² in vegetativo e motorio

3.6.2.7   Differenziazione del sistema nervoso centrale in funzioni emotive e mentali

3.6.3   Gestione biologica dell¹organismo umano

3.6.3.1   Gestione emotiva/mentale nell¹organismo umano

3.6.3.2   Gestione nervosa

3.6.3.2.1      Cervello e sistema nervoso centrale

                    3.6.3.2.1.1     Funzioni della corteccia cerebrale

                    3.6.3.2.1.2     Funzioni del sistema limbico-ormonale

                    3.6.3.2.1.3     Rete neuronale

                    3.6.3.2.1.4     Neurotrasmettitori e sostanze messaggere

                                          del sistema nervoso centrale

3.6.3.2.2      Sistema nervoso periferico e vegetativo

                    3.6.3.2.2.1     Neurotrasmettitori del sistema nervoso periferico

3.6.3.2.3      Cellule nervose (neuroni)

                    3.6.3.2.3.1     Costruzione di neuroni

                    3.6.3.2.3.2     Funzionamento di cellule nervose

                    3.6.3.2.3.3     Metabolismo di neuroni

                    3.6.3.2.3.4     Scambio di neurotrasmettitori

3.6.3.3   Gestione ormonale

3.6.3.3.1      Nesso neurovegetativo-ormonale

3.6.3.3.2      Ormoni, neurotrasmettitori, sostanze messaggere

3.6.4   Biologia gestionale

3.6.4.1   Modello psicofisico

3.6.4.2   Fisiologia dello ³stress²

4.0      Medicina ³gestionale² umana

4.1      Dolore e analgesici

4.1.1   Dolore e analgesici nella medicina tradizionale

4.1.2   Oppiacei

4.1.3   Analgesici antipiretici

4.1.4   Integratori alimentari/antidolorifici

4.2      Neurologia e relativa neurofarmacologia

4.2.1   Antiepilettici

4.2.2   Farmaci contro il morbo di Parkinson

4.2.3   Tonificanti muscolari

4.2.4   Parasimpatomimetici

4.2.5   Farmaci contro l¹emicrania

4.2.6   Farmaci contro il morbo di Alzheimer

4.2.7   Farmaci contro la sclerosi laterale amiotrofica

4.3      Psichiatria e relativa psicofarmacologia

4.3.1   Psicofarmacologia

4.3.1.1   Neurolettici

4.3.1.2   Sali di litio

4.3.1.3   Antidepressivi

4.3.1.3.1      Antidepressivi tri- e tetraciclici

4.3.1.3.2      Inibitori del riassorbimento di serotonina

4.3.1.3.3      Altri antidepressivi

4.3.1.4   Psicofarmaci combinati

4.3.1.5   Disintossicazione

4.3.1.6   Psicostimolatori

4.3.1.7   Inibitori d¹appetito

4.4      Psicosomatica e relativa farmacologia ³sintomatica²

4.4.1   Diagnostica e trattamento di disturbi psicosomatici

4.4.2   Farmacologia ³psicosomatica sintomatica²

4.4.2.1   Benzodiazepine (sedativi)

4.4.2.2   Cloralidrati (sonniferi)

4.4.2.3   Sedativi e sonniferi

4.4.2.4   Preparati combinati

5.0      Psicoterapie

5.1      Modelli terapeutici

5.1.1   Modello comportamentale-adattivo

5.1.2   Modelli relazionali terapeutici

5.1.2.1   Io nel mio ruolo in un gruppo

5.1.2.2   Io in relazione con un altro

5.1.2.3   Io tra me e me (relazione con me stesso)

5.2      Psicoterapie corporee

5.2.1   Esempio: Trattamento kinesiologico degli attacchi di panico secondo Callahan

5.2.1.1   Trattamento principale (esercizio da eseguire in caso di un attacco)

5.2.1.2   Trattamento esteso (esercizio da ripetere 3 volte al giorno)

5.2.1.3   Visualizzazione (parte del trattamento esteso)

5.2.1.4   Trattamento dello stress (come aiuto nelle situazioni di tentazione, rischio)

5.2.1.5   Invertimento psichico (in caso di difficoltà nell¹esercizio principale)

5.2.1.6   Invertimento psichico fluttuante (in caso di difficoltà nell¹invertimento psichico)

5.3      Psicoterapie farmacologiche

5.3.1   Micronutrienti e funzionamento cerebrale

5.4      Psicoterapie verbali (discorsive)

5.4.1   Terapie analitiche

5.4.2   Terapie umanistiche

5.4.3   Terapie comportamentali

5.4.3.1   Esempio: modello di terapia comportamentale secondo Grossarth

5.4.3.1.1      Questionario sull¹autoregolazione

5.4.3.1.2      Questionario per rilevare il grado del piacere e del benessere

5.4.3.1.3      Questionario per la classificazione della tipologia comportamentale

                   5.4.3.1.3.1      Tipo 1 ³altruistico-inibito²       

                   5.4.3.1.3.2      Tipo 2 ³scontroso-agitato²

                   5.4.3.1.3.3      Tipo 3 ³narcisistico-autocentrato²

                   5.4.3.1.3.4      Tipo 4 ³adeguato²

                   5.4.3.1.3.5      Tipo 5 ³razionalizzante-antiemotivo²

                   5.4.3.1.3.6      Tipo 6 ³antinormativo²

5.4.3.1.4      Questionario differenziato per distinguere i tipi 1, 2 e 4

5.4.3.1.5      Terapia comportamentale: allenamento all¹autonomia

                   5.4.3.1.5.1      Traguardo

                   5.4.3.1.5.2      Approcci all¹esito

                   5.4.3.1.5.3      Principi terapeutici

                   5.4.3.1.5.4      Procedura terapeutica

                   5.4.3.1.5.5      Attivazione dell¹auto-osservazione e nessi tra comportamento e conseguenze

                   5.4.3.1.5.6      Stimolazione dell¹autoattività per gestire meglio i problemi

                   5.4.3.1.5.7      Discorso sui comportamenti alternativi in base a modelli

6.0      Strumenti didattici per il seminario

6.1      Test sull¹autoregolazione e il benessere

6.1.1   Test sull¹autoregolazione

6.1.2   Test sulle risorse del piacere e del benessere

6.2      Tipologia comportamentale

6.2.1   Questionario per la classificazione della tipologia comportamentale

6.2.2   Valutazione di tipi comportamentali

6.3      Terapia comportamentale

6.3.1   Stereotipi comportamentali

6.3.2   Concetto comportamentale empirico

6.3.3   Allenamento all¹autonomia

6.4      Autotrattamento ³kinesiologico² delle fobie e dipendenze

 


Incipit

 

       Psiche: ³farfalla², anima                         Terapia: cura

 

       Con i tempi che corrono e negli ambienti ³alternativi², ³complementari², ³olistici², ³naturali² c¹è tanto abuso del termine ³terapia², in quanto, essendo ³la salute² diventata di moda, pregio e mercato, viene definito un po¹ tutto con il termine ³terapia², anche quando si tratta chiaramente di:

-  Dietetica.

-  Stile di vita.

-  Igiene.

-  Prevenzione.

-  Riabilitazione.

-  Pedagogia.

-  Ideologia..

-  Sviluppo mentale e spirituale.

-  Š

 

       Nel seguente testo, il termine ³terapia² è inteso come ³cura², cioè un insieme di misure diverse per poter affrontare dei ³disturbi² o delle malattie. Evidentemente ciò che concerne gli argomenti sopraelencati, esse possono essere degli ³ingredienti² per una terapia, ma non sono per questo motivo delle ³terapie² (come per es. la pasta, il brodo, il sale e l¹acqua possono essere degli ingredienti in una minestra ma non per questo sono la minestra).

 

       Con il termine psiche intendo:

-  Funzioni gestionali, dispositive e regolative individuali,

-  tra un organismo autonomo, vivente in stati modulati,

-  eventuali altri organismi altrettanto vacillanti

-  in un ambiente naturale e culturale variabile.

 

       Sensazioni, emozioni, intento, incentivo, memoria

       Secondo questa definizione, anche un microrganismo autonomo dispone di un¹anima, perché riesce ad adattarsi, e a muoversi alla perfezione nel suo contesto ³ambientale² e ³sociale² e sicuramente dispone anche di funzioni con delle ³emozioni primitive² e ³l¹intento, la spinta² perché si avvicina, cerca, attacca gli stimoli ³promettenti² mentre sfugge, evita, si allontana dagli stimoli ³ricattanti². Cosa sia la sua ³memoria², che per deduzione deve anche esserci, perché altrimenti come potrebbe reagire in modo coerente agli stimoli uguali, non è ancora molto chiaro. Se fosse anche ³intelligente² ciò dipenderebbe dalla definizione di intelligenza.

 

       Individui, società, movimento, cognizione, comunicazione

       Andando avanti nell¹evoluzione e ciò fino a un certo punto, suddette doti primitive di organismi aumentano con la complessità degli organismi. Quelli ³stabili² come le piante non devono evolvere delle proprietà gestionali di movimento, ma piuttosto di difesa e adattamento al territorio (non possono sfuggire) mentre altri come certi insetti o pesci evolvono ad altissimi livelli delle capacità ³sociali² (e quindi comunicativamente attive e passive, con un ruolo, un rango e una gerarchia) delle relazionali bilaterali (di corteggiamento), perché hanno delle divisioni di lavoro molto differenziate e vivono in grandissime comunità. Tutti i rami evolutivi seguenti a questi, perfezionano l¹asse sensoriale-cognitivo specializzato per l¹ambiente e il grado di socializzazione.

 

       Dislocazione, apprendimento, riflessione, coscienza allerta

       Altri rami evolutivi come negli uccelli o nei mammiferi, per capacità la dislocazione o la socializzazione evolvono sorprendenti capacità di apprendimento, il che richiede doti di memoria e cognizione elevate e almeno tracce di ³riflessione² (paragone, deduzione, induzione, conclusione, giudizio) e forse anche di ³coscienza² (di se stesso e/o ³allerta²). Il gioco nella loro infanzia è la scuola dove apprendono queste cose e poi viene mantenuto come esercizio, distrazione e cura di relazioni bilaterali e sociali, che servono anche alla conferma o al riorientamento di ruoli, ranghi, alleanze, inimicizie Š

 

       Intelligenza, autocoscienza

       Arrivando ai nostri parenti, primati e mammiferi oceanici, vediamo che si evolvono ulteriormente le capacità comunicative (pare anche per distrazione o estetica) presso gli uni e gli altri si notano anche delle prime tracce d¹uso di attrezzi. Per gestire tutto questo occorrono delle capacità psichiche differenziate e altamente sviluppate, anche ³intelligenza². È anche evidente che delle ambivalenze ³biologiche² non solo sono ³normali² ma la ³psiche biologica² è fatta appositamente per gestirle e anche bene. Dove ciò funziona male o non funziona del tutto (troppi sbagli gestionali), è difficile che continui la procreazione.

       Attrezzature, cultura, lingua, astrazione, etica

       Cosa ci distingue dai nostri parenti:

-  La genesi parla del frutto della discriminazione del ³bene² e del ³male² (uno dall¹albero della conoscenza). La tradizione mistica chassidica ebraica vi aggiunge che ³l¹albero della vita² e ³l¹albero della conoscenza² hanno le stesse radici. Questo approccio aggiunge una componente ³etica² ai sottili meccanismi relazionali e sociali ³biologici² ed è evidentemente un elemento culturale.

 

-  Una differenziazione del genere è pensabile solo su un retroscena linguistico con alti parametri di astrazioni terminologiche, sintattiche e semantiche nonché di deduzioni, induzioni e concetti, di giudizi, sentenze e verdetti. Il racconto del vecchio testamento li illustra tutti. Questa parte ³linguistica² è senz¹altro una componente evoluta della cultura che si spinge oltre ai ³primitivi meccanismi comunicativi e informatici² e permette ulteriori sfumature relazionali e sociali sia espressive sia impressive.

 


1.0      Natura e cultura

FREUD ha descritto quasi cent¹anni fa e a quanto ne sappia io per la prima volta, il complicato funzionamento della psiche umana come il risultato di ambivalenze tra la ³natura² e la ³cultura umana² nel suo saggio: ³Das Unbehagen in der Kultur² (Il disagio nella cultura). È rimasto un testo che è assolutamente da leggere anche nei nostri tempi.

 

Vale la pena come introduzione al tema di soffermarsi un attimo sulla definizione dei due termini contrastanti: viene definito come ³natura² tutto quello che è la creazione ³non umana² mentre la ³cultura² viene definita ³coltivazione, trasformazione e creazione umana² sia materiale che emotiva o mentale.

 

Questa definizione (per deviare un attimo nella tradizione zingaresca e dei mistici ebraici) assomiglia tanto al significato delle due carte dei tarocchi ³XIII La morte 40² e ³XV La torre 60² che, sintetizzando il discorso significano (sempre con criterio di inizio e fine, quindi includendo il tempo, quindi una sequenza e non un ³insiemistica²):

-  XIII La morte 40 (mem): l¹evoluzione di creazioni (e creature) ³procreate² tra la nascita e la morte.

-  XV La torre 60 (ajin): il percorso di creazioni ³costruzioni umane² tra la produzione, la distruzione e lo svanimento.

 

Vengono trattati i seguenti temi:

1.1      Natura e biologia

1.2      Socialità

1.3      Cultura

1.4   Anima e psiche

1.1      Natura e biologia

Ci si chiede cosa nel contesto è naturale. Non ho usato questo termine, ma diversi altri per designarne il contrasto o l¹ambivalenza con la ³cultura²:

-  Biologico: seguendo dei meccanismi naturali più che culturali.

-  Somatico, corporeo, organico: riferendosi più alla costruzione e al funzionamento del corpo che a dei criteri culturali.

-  Metabolico, fisiologico: seguendo più dei meccanismi funzionali ³naturali² che controllabili culturalmente.

-  Vegetativo: dei processi gestionali e regolativi più naturali che culturalmente controllabili.

 

Tutto questo non vuol dire che sia ³naturale² nel senso di essere ³privo di influenze culturali², ma indica che è in contrasto o in ambivalenza con essi. Vuol dire solo che, in un discorso ³psichico² viene coinvolta una componente biologica e di natura altrettanto come una componente ³sociale² e/o ³culturale².

1.2      Socialità

Il concetto di ³sociale² e quello di ³culturale² spesso non sono ben distinti e forse non riesco a esporli in questo testo. Quindi, sarebbe opportuno chiarire almeno l¹intenzione.

 

Sociale indica ³associato² ed è una proprietà primordialmente ³naturale²: la capacità dei singoli viventi di associarsi ad altri ³individui² o gruppi per un principio ³economico².

Non tutti fanno tutto, ma:

-  Compiti, responsabilità e competenze vengono ripartite,

-  in maniera che ³il funzionamento assieme² sia più efficace e con meno spese² per ogni singolo.

-  Questa ³organizzazione² richiede evidentemente che il funzionamento complessivo sia coordinato e correlato in qualche maniera e richiede delle capacità integrative a livello di controllo, regolazione, disposizione, gestioneŠ

 

Gerarchia si chiama la struttura dei compiti, responsabilità e competenze in un contesto della ³divisione dei compiti² riferita alle attività:

-  Gestionali (produce poco, maneggia tanto).

-  Dispositive (produce qualcosa, maneggia parecchio).

-  Operative (produce tanto, maneggia poco).

Mia moglie lo definisce come un ³Teamwork²: Io work, tu team.

L¹individuo e la specie non hanno necessariamente gli stessi interessi. La sopravivenza della specie o l¹interesse del gerarchicamente superiore può essere in contrasto agli interessi individuali.

Il grado e l¹ambito dall¹autonomia individuale verso i doveri sociali correlati a determinate funzioni gerarchiche, determinano essenzialmente la struttura e il funzionamento di una ³società².

 

Nelle società umane le relative dinamiche possono essere complesse. Come ³barzelletta² si diceva nella Berlino settecentesca, che lo Stato della Borussia era comandato dal cagnolino della Signora Quantz, perché il cagnolino faceva filare la Signora, la Signora suo marito,  il maestro Quantz in funzione delle sue lune, questo (come insegnante di flauto e direttore della reale orchestra) faceva filare il suo discepolo Federico il Grande, e quest¹ultimo la Borussia. La cultura pare che permetta delle sfumature che in uno stato di termiti è sconosciuto.

1.3      Cultura

GOETHE ha espresso bene il contenuto e i nessi culturali, anche se la deduzione e la conclusione è discutibile e il consiglio mi sembra arrogante:

³Wer Wissenschaft und Kunst besitzt der hat auch Religion. Wer diese beiden nicht besitzt, der habe Religion!²

(Colui che conosce la scienza e l¹arte è anche religioso. Chi è privo dei due, che abbia almeno la religione!).

 

Cita come elementi culturali individuali la scienza, l¹arte (artigianato) e la religione.

 

In un testo da leggere di FREUD: ³Das Unbehagen in der Kultur² (Il disagio nella cultura) viene esposta in modo esemplare l¹ambivalenza tra:

-  Convenzioni, costrizioni, abitudini, attitudini, restrizioni Š culturali e

-  necessità, esigenze, bisogni, desideri, Š ³naturali² (cioè vitali).

FREUD elenca sotto ³culturale² tutte le attività (espressioni) e sentimenti (impressioni) che sono esclusivi per la specie umana (e non solo ³quelle nobili²), quindi tutte le caratteristiche delle civilizzazioni, politiche, economiche, professionali, familiari, di distrazione o interesse individuale.

 

Egli interpreta come conseguenza quei ³disturbi psichici individuali² come:

-  Gli effetti di ambivalenza tra la ³natura individuale² e la ³cultura sociale².

-  Ciò a scapito della ³natura² (vitale) e dell¹ingegnosità di ogni singolo.

-  Quella capacità di ³sublimare degli impulsi vegetativi² trasformandole in ³opere, comportamenti o sentimenti coltivati² cioè socialmente accettabili.

 

Quello di Freud è stato un approccio geniale, anche se cento anni di distanza hanno relativizzato parecchi dettagli. In certi tratti mi sembra però una visione ³triste², se penso all¹entusiasmo e alla soddisfazione che mi danno tante delle mie imprese anche ³futili², o ³scomode². Ma forse ho interpretato unilateralmente il suo punto di vista o sono semplicemente più fortunato di lui, o più superficiale, perché non m¹interessa esclusivamente ³il fondo del sacco² ma anche i dolciumi che si trovano a galla. Probabilmente sono meno analitico e più empirico di lui.

 

Il titolo di una famosa trasmissione televisiva della BBC tratta dei ³Fenomeni sovrannaturali² che sono tutti naturali, perché sono delle capacità innate nelle bestie, sorprendenti per l¹osservatore umano che ha difficoltà a spiegarsele, strane per la sua povera mente. Si tratta quindi di capacità ³sovrumane², difficilmente accessibili alla nostra limitatissima mente e quindi classificate come ³miracolose².

In questo senso sono ³naturali² e solo ³sovra-umane².

 

Per me, l¹autogestione di ogni singola cellula, dei 100 miliardi di cui è composto il mio organismo è più sorprendente, misteriosa, miracolosa e mistica di tutto il resto. Non riesco poi a paragonare queste mie scarse capacità mentali alla illimitata e neanche percepibile ricchezza della realtà. Questo in me provoca anzitutto sentimenti di rispetto per la realtà ³naturale² (in maggior parte non percepita) e per la creatura. Provo anche dei sentimenti di ³inferiorità², impulsi di curiosità ed entusiasmo nei loro confronti.

Per quanto concerne ³l¹opera umana² ho già molto meno rispetto. Ammiro un muretto ben fatto, perché mi parla dell¹ingegnosità culturale dell¹uomo che l¹ha concepito e realizzato, ma non rimango impressionato da uno stupido discorso spirituale senza arte né parte. Voglio bene a parecchie persone per le loro debolezze umane e provo rispetto per altri per le loro virtù. Ma anche questi sono solo poveri giudizi umani. Mi diverto ogni tanto con dei ragionamenti fatti a regola d¹arte e mi commuovono espressioni umane autentiche di ogni tipo (anche religiose) e quanto mi fanno schifo le opere malfatte nonché le mosse bugiarde.

 

È evidente che arte (artigianato, industria, sport), scienza (ricerca, istruzione, applicazione) e ³spiritualitಠ(religione, ideologia, dottrina) sono i campi d¹impiego culturali (in maniera crescente) più distanti dalla ³natura vegetativa² umana. Se non si ritengono delle ³sublimazioni sostitutive² a degli impulsi vegetativi; chi li pratica si trova spesso in un¹ambivalenza con questi ultimi e deve curare anche loro per raggiungere un equilibrio.

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

1.3.1   Cultura sociale

1.3.2   Cultura e interessi individuali

1.3.3   Spiritualità

1.3.1   Cultura sociale

Rendiamoci conto che:

 

€  Fantasticando sulla libera natura intendiamo normalmente i suoi lati coltivati: un bosco curato con dei sentieri, dei prati coltivati, il fiume arginato sono il frutto di un centinaio di anni di cultura agricola.

    Quando la natura sfugge al nostro controllo con delle tempeste, dei fuochi, delle valanghe, delle frane, delle buzze, delle inondazioni ne siamo più intimoriti che entusiasti.

 

€  I fiori, i legumi, i cereali, la frutta (anche se vengono prodotti sotto delle condizioni strettamente biologiche) sono ³bastardati². Se tutto crescesse in modo ³selvatico², nessuno oserebbe consumarli.

 

€  Le nostre case, istallazioni idrauliche, elettriche, termiche, canalizzazioni, fognature e vie di comunicazione come il telefono, la radio, la televisione, l¹informatica sono prodotti di altissima cultura che chiamiamo poi civilizzazione.

 

€  Le infrastrutture di trasporto, approvvigionamento, smaltimento, comunicazione, Š e i relativi veicoli, aggeggi e istallazioni sono di altissimo livello tecnico, civilizzato, culturale.

 

€  La produzione degli alimenti, dei vestiti, delle scarpe e dei beni di ogni genere, delle infrastrutture e informazioni, lo scambio di soldi, merci, prestazioni e relativi servizi è altamente industrializzato, tecnicizzato, civilizzato, culturale.

 

€  Idem è per i prodotti, le prestazioni, i servizi sanitari, igienici, cosmetici, medici, terapeutici.

 

€  Idem é per i prodotti, le prestazioni, i servizi che servono al ricupero, la distrazione, lo svago e il riposo come il turismo, i passatempi, lo sport, i film, il teatro, la televisione, la radio, i locali di ristoro.

 

€  Idem è per la scienza e l¹istruzione con tutte le relative strutture, le infrastrutture, i servizi e i mezzi di comunicazione.

 

€  Idem è per l¹arte, l¹artigianato con tutte le relative strutture, le infrastrutture, i servizi e i mezzi di comunicazione.

 

€  Idem è per la ³religione² (fondamentalista, ecumenica, multiculturale, polietica, eclettica, neoreligiosa, esoterica, qualunquista), ideologia, politica, ³spiritualitಠcon tutte le relative strutture, infrastrutture, servizi e mezzi di comunicazione.

 

€  Idem è per la gestione e l¹amministrazione privata e pubblica con tutte le relative strutture, infrastrutture, servizi e mezzi di comunicazione.

1.3.2   Cultura e interessi individuali

Pare che la cultura umana abbia soprattutto delle fonti individuali più di quelle relazionali e sociali:

-  Nell¹uso dei colori e degli strumenti a scopo di ornare il proprio corpo e l¹abitazione,

-  nel farsi gli abiti e le scarpe oltre alla loro funzione e

-  di estetica figurativa, linguistica (racconto, poesia), musicale (voce, ritmi, strumenti) e di movimento (ballo), elementi che si ritrovano anche nelle prime testimonianze della cultura umana cosiddetta ³primitiva². Tutto questo è altamente ³sviluppato² dalla creatività umana, probabilmente prima dello sviluppo delle forme sociali ed evolute nonché differenziate.

 

È pensabile che l¹esperienza della riflessione e della memoria ³astratta², non più riferita all¹immediatamente percepibile e le capacità di premeditazione con una dinamica intrinseca abbiano creato la curiosità, le domande e le risposte ipotetiche che integravano da una parte il singolo ³pensatore² nel suo contesto sociale e naturale, ma nel medesimo tempo lo identificavano anche come individuo diverso dagli altri. L¹esperienza di sentirsi non solo fautore di quelle proprie mosse (e delle altrui), ma di essere anche soggetto di impulsi altrui, ha forse indotto sentimenti e idee relazionali ³spirituali² e filosofiche, che portate a livello di discorso relazionale e consultazione sociale divennero magiche, e nel corso delle generazioni, ³religiose² del tipo ³animistiche² con dei rituali, delle credenze, immaginazioni, idee e poi con dei culti.

 

La ³cultura individuale² non consiste nella contrapposizione ³antietica² alla natura, ma nel vivere tutti gli ³impulsi naturali² in modo coltivato, cioè, con arricchimento estetico ed etico:

-  Nutrirsi nelle forme del mangiare e del bere.

-  Copulare in forme erotiche e rispettose per la/il compagna/o.

-  Dormire nei contesti scelti.

-  Abitare in un ambiente piacevole.

-  Relazioni bilaterali colte.

-  Relazioni sociali sopportabili.

-  Igiene, abbigliamento e cosmetica piacevole.

-  Operare a regola d¹arte.

-  Distrarsi e svagarsi esteticamente.

-  Non disturbare più di tanto e non lasciarsi disturbare, né da telefoni, né da idee, né da proposte.

-  Š

 

Come negli altri settori nell¹ambito della ³ripartizione dei compiti² e della specializzazione individuale sono intuibili anche delle funzioni in merito ai rituali, alla tradizione, alla guarigione, Š

1.3.3   Spiritualità

La spiritualità è la dote umana di muoversi in costrutti mentali astratti, non impedita da fatti concreti o persino in contrasto con essi, talvolta cercando in stati d¹animo ³mutati² delle visioni oltre alle realtà percepibili tramite i sensi. Al posto dei fatti vengono stipulate delle ipotetiche ³verità², ³credenze², ³convinzioni², dei dogmi e/o esperienze più o meno eterne e immutabili. Questi costrutti servono per:

-  Interpretare e poi organizzare, strutturare, impostare, formare, creare:

-  provenienza, senso e indirizzo dell¹esistenza umana,

-  comportamento, relazioni e regole sociali dei singoli, gruppi e società,

-  stipulare valori e la loro gerarchia sia individuali sia sociali,

-  giustificare sentimenti, intenzioni e mosse.

Innumerevoli sono i relativi tentativi animistici, ³pagani², magici, giudei, cristiani, islamici, induistici, buddistici, taoistici, Š fino al qualunquismo esoterico contemporaneo, che non dispone neanche più di ³un costrutto base² ma solo di un guazzabuglio di elementi incoerenti e incompatibili con tutti quelli precedenti e un po¹ di credenze di modernismo e postmodernismo; sacrilegio per ciascuno dei singoli. L¹unico elemento rimasto è l¹atteggiamento inquisitorio verso tutti quelli che non la pensano allo stesso modo. Così diventano quasi tutti ³bisognosi di spiritualità².

 

Spesso sono poi le stesse persone che se ne intendono più dei diritti del loro cane che della ³Convenzione dei diritti umani², che non sarà molto spirituale, ma potrebbe essere almeno una base d¹accordo maggioritario sulle minime regole di convivenza umana, non facile da raggiungere come concetto e ideale, ma per me condizione ³sine qua non² di ogni ³diritto alla spiritualità².

 

Non ho niente contro una ³vita spirituale² (neanche neoreligiosa), basta che sia e rimanga privata e intima. Portata a livello sociale mi sembra più un ³terrore psichico², normalmente poi da quelle persone che di ³spiritualitಠhanno all¹incirca l¹idea che ha una mucca della contabilità. Con tutto il rispetto che ho personalmente verso le grandi opere e i grandi pensatori di tanti tempi e culture, quello che spesso si sente dire in merito, lo percepisco come un dispetto e una bestemmia.

 

Beato chi:

-  Non ha una ³necessità mentale² né di ³reincarnazione², né di ³risurrezione², né di ³redenzione².

-  Non si lascia determinare da ³karma² o ³kismet² e

-  non deve sentirsi onni(im)potente ³fautore del proprio destino², Š ma

-  riesce a vivere l¹incertezza sulla valutazione del passato e di controllo del futuro, senza tanti scrupoli per l¹uno e con poca ansia verso l¹altro

-  a crearsi ogni tanto condizioni soddisfacenti (con grazia e fortuna non meritate, ma accadute) e

-  ad evitare le peggiori condizioni frustranti (disgrazia e sfortuna) con più fortuna che creanza,

in modo, che dopo tutti questi ³compiti fatti² (e non al loro posto) e se sente la curiosità, la voglia o il piacere, possa dedicarsi come uno svago, curiosità o per fede e con serenità alla preghiera, contemplazione, meditazione e allo studio delle grandi opere spirituali.

 

Tanti tentativi spirituali (o tutti) mirano a ³superare² la natura (umana), di avere accesso a ³mondi superiori², di raggiungere l¹³illuminazione divina², il sostegno di ³forze superiori² e così via. Da tempi remoti si insegnano a questo scopo, in parallelo alle relative dottrine, delle tecniche e degli esercizi che alterano gli stati d¹animo come dietetiche, respiratorie, movimentali, di impassibilità, delle regole comportamentali, ascetiche, l¹uso di sostanze psico attive e tant¹altro. Queste forme ³pedagogiche² sociopsicosomatiche alterano notevolmente l¹economia psichica e richiedono salute e stabilità sia fisica che psichica. Chi le propaga come ³alternative terapeutiche² è irresponsabile se non criminale: le cliniche psichiatriche sono piene di pazienti nei quali delle ³esperienze spirituali² hanno modificato ³gli stati d¹animo² in maniera pericolosissima.

 

Degli studi epidemiologici dimostrano che le persone con una fede fondata dispongono di capacità autoregolative sociopsicosomatiche elevate. Ma sicuramente la loro fede non l¹hanno acquistata da un qualche santone come terapia alternativa spirituale.

1.4      Anima e psiche

Interpretando la ³psiche² come un aggregato di gestione e regolazione tra un organismo e il suo ambiente, rispettivamente tra questo organismo e altri organismi associati si pongono da subito una serie di domande non solo relazionali ma di funzionamento dell¹organismo, in quanto:

-  La sua dipendenza dall¹ambiente e dagli ³associati² è organizzata?

-  L¹integrazione delle vicissitudini e la trasformazione in comportamenti funziona?

-  Il suo intervento sull¹ambiente e gli ³associati² è organizzato?

Come compito gestionale si tratta di organizzare tanti elementi sia contemporaneamente (insiemistico) che in modo processuale (sequenziale). Per questo si arriva al seguente discorso sulla gestione (correlazione e coordinazione di insiemi e sequenze).

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

1.4.1   Sequenze e insiemi

1.4.2   Coordinazione, correlazione, disposizione

1.4.3   Insiemi e sequenze sensoriali

1.4.4   Gestione psichica di insiemi e sequenze

1.4.5   Insiemi e sequenze comportamentali

1.4.6   Implicazioni terapeutiche

1.4.1   Sequenze e insiemi

Vi sembrerà strano trattare ³spazio² e ³tempo² e la loro coordinazione in un trattato di psicoterapia. Personalmente farei molta fatica a spiegarmi in modo plausibile tanti fenomeni psichici senza disporre di questo strumento. La letteratura ³psichica² anche più remota si batte spesso con questa ambivalenza. Anche Freud in un trattato noto spiega ³il ricordo dell¹anima² in un¹immagine geniale, dicendo che l¹anima non ha tempo: come se nel medesimo quadro di Roma ci fossero contemporaneamente e intatti tutti gli edifici mai costruiti.

 

Quando vi parlo, il filo del discorso si evolve come una linea nel tempo, andando avanti con un ordine sequenziale di fonemi con un prima e un dopo di parole e frasi.

 

Quando guardate un dipinto, l¹ordine che vi rivela la sua ³intenzione² invece, è basato su una disposizione insiemistica di macchie e colori ordinati secondo dei criteri come sopra-sotto, la destra-sinistra, il davanti-dietro, contenuto-separato, comune-differenziato, Š

 

Quando ascoltiamo un brano d¹orchestra ci sono tutti e due gli ordini:

-  La sequenza della melodia dei singoli strumenti e

-  il suono complessivo ³momentaneo come un insieme di timbri, armonie e dissonanze a un determinato volume (ponderanza) in un momento.

 

La duplice disposizione ³sequenziale² e ³insiemistica² dei singoli strumenti (che partecipano o tacciono, si ³uniscono² e si ³separano² in continuazione) è coordinata (sempre nel caso del brano musicale) secondo delle ³regole²:

-  ³Armoniche² come intervalli di suoni contemporanei (accordi che si alterano nel tempo).

-  Contrappuntistiche (intreccio di temi e melodie).

-  Ritmiche (accenti e ripetizioni nel tempo).

-  ³Tempistiche² (velocità di progresso melodico o ritmico).

-  ³Volumetriche² (volume di singoli strumenti o voci e complessivo).

1.4.2   Coordinazione, correlazione, disposizione

Questa ³insiemistica dinamica² coordinata crea una dimensione oltre all¹insieme, ma anche oltre alla sequenza, è la correlazione stessa come ³terza qualità², (non deducibile né dalla sequenza né dall¹assieme); la disposizione nel ³passare del tempo²:

-  ³Insiemi² di elementi scelti (contemporaneamente diversi, da una scorta di ³suoni², ³strumenti² e ³volumi² da un pozzo ³memorativo associativo insiemistico²) disposti come un assieme ³armonico² (tensione, distensione).

-  ³Sequenze² di ³insiemi² (contemporaneamente diversi ³temi² e ³melodie², da una scorta di sequenze, ripetizioni, ritornelli, filastrocche, ³circoli², per diversi strumenti, da un pozzo ³memorativo sequenziale²).

-  Gestiti secondo dei criteri di dinamica (contemporaneamente diversi, da una scorta di velocità, ripetizione e accento per diversi strumenti, da un pozzo ³memorativo ritmico²).

1.4.3   Insiemi e sequenze sensoriali

Vi sembra complesso? Anche a me. Ma mi è sembrata un¹analogia maneggevole e semplicistica per ³la fisiologia dell¹anima² (funzionamento). In realtà ha tante dimensioni in più:

-  La visiva (come un film), l¹olfattiva (la sequenza di odori in un locale per buongustai), la gustativa (le portate e gli ingredienti di un pasto), la ³tattile² (percezioni cutanee) della camicia di seta sulla pelle e le mutande che stringono, l¹equilibrio dopo una bottiglia di un eccellente vino rosso.

-  Diverse altre più o meno coscienti di autopercezione e stimoli interni come il dolore, la fame, Š

-  Emotive fluttuanti in un momentaneo stato d¹animo.

Tutte si aggiungono a quelle ³acustiche² e sono tutte da coordinare, correlare e gestire (integrare) per poi finire in un comportamento (gesti, mimica, movimenti, discorso sensato). Questo per me è l¹opera dell¹anima che oggigiorno si chiama psiche.

 

È evidente che anche una bestia deve gestire tanto di questo (non la forchetta e il coltello) e lo fa spesso meglio di me; la differenza è che non si fa tanti scrupoli sofisticati. L¹usignolo giù alla ³Maggia² davanti alla finestra della mia camera da letto da bravo beffeggiatore canta indistintamente il segnale della mia sveglia elettrica (alle due di mattina) come un tema di una sonata di Mozart e non si lascia impressionare dal mio commento.

1.4.4   Gestione psichica di insiemi e sequenze

Tantissimi fenomeni psichici si riescono a intuire con un modello che non separa solo l¹aspetto sensoriale, l¹integrazione correlata regolativa e l¹attivazione (con relativi approvvigionamenti, consumi e smaltimenti) ma anche la parte gestionale psichica: insiemistica/sequenziale/coordinativa:

-  Il maniacale logorreico eccitato, inondato di ³associazioni² non controllabili con l¹inizio di sempre nuovi temi (o anche nel mio caso, quando sono sbronzo e qualcuno mi provoca).

-  La ripetitiva filastrocca monotona a ritornello di una debole melodia depressiva (la mattina dopo la sbronza con un magone).

-  L¹intrusione di un tema prepotente dissociato (in tutti i brani del resto anche ben gestiti), di idee coatte quando assolutamente voglio qualcosa.

-  La persecuzione di un paranoico disturbato durante il suo ³concerto² dalla ostinata intrusione di un avversario musicista interno.

-  L¹ostinato bisogno di uno, con le idee prevalenti, di sottoporre a tutti la sua ultima melodia trovata e di invitarli a suonarla anche loro.

-  La cacofonia sregolata nel panico e l¹arresto totale momentaneo di chi è rimasto di stucco.

-  Le esigenze sovraumane in uno schizofrenico di dover contemporaneamente vivere e commentare due film diversi.

-  Le capacità memorative insiemistiche/associative/emotive (corticale destra), quelle sequenziali/proceduralmentali (corticale sinistra) e quelle coordinative/correlative/dinamiche nelle parti di gestione neurovegetative e del ponte.

-  La corteccia cerebrale e il sistema limbico come antipodi di sequenze (limbus) e di insiemi (cortex) correlati per il resto dal sistema nervoso centrale (sensoriale, vegetativo, motorio).

1.4.5   Insiemi e sequenze comportamentali

La gestione psichica, se tutto va bene, fornisce come ³risultato² un intento, un volere, una volontà che deve essere trasformato da ultimo in un ³comportamento² (attivo, reattivo, di appetenza, finalizzato, Š).

Questo dipende essenzialmente:

-  Dalla spinta o incentivo momentaneo per avviare l¹intento.

-  Dalle risorse attualmente disponibili per concretizzare l¹intento.

-  Dall¹accoglienza/resistenza di associati, avversari e ambiente alla mossa.

1.4.6   Implicazioni terapeutiche

Sforzando un po¹ l¹analogia dell¹orchestra mi sento spesso il direttore d¹orchestra, ponendomi molte domande:

-  Per quale pubblico suono e qual¹è il concerto.

-  Quale repertorio ho da offrire.

-  Quanti concerti e quante prove faccio.

-  Che musicisti, con quali strumenti ho a disposizione e che capacità hanno.

-  Che rapporto ho con il pubblico, l¹impresario, le autorità, i critici.

-  Quanto chiedo ai miei musicisti e quanta autonomia, distrazione, tempo contem-plativo lascio loro.

-  Cosa faccio per compensarli, gratificarli, stimolarli, sanzionarli.

-  Come mi comporto in situazioni di contrasto e ambivalenza o se uno è di malumore.

-  Š

Le stesse questioni me le pongo anch¹io e cerco di scoprirle con il mio cliente. Essendo anche lui direttore della sua orchestra (o squadra o officina) ci troviamo abbastanza facilmente come ³colleghi² e questa è una buona base di collaborazione accessibile a ognuno di noi senza alcuna formazione sofisticata.

2.0      Sociologia

La ³sociologia² tratta le relazioni tra gli esseri viventi nel loro contesto naturale. Si può trattare di piante, di animali o di esseri umani nei relativi contesti cosiddetti³naturali².

 

Vengono trattati i seguenti temi:

2.1      Concetto di sociologia

2.2      Temi e argomenti della sociologia umana

2.3      Psiche umana nel contesto sociale e ambientale

2.1      Concetto di sociologia

La sociologia umana tratta le relazioni tra:

-  Individui, coppie, famiglie.

-  Stirpi, gruppi, società.

-  Etnie, culture e nazioni.

Nei relativi contesti cosiddetti ³naturali².

 

Visto che queste relazioni possono essere di tanti tipi e sfumature, le scienze sociali hanno tante specializzazioni come la politica, il diritto, l¹economia pubblica e quella privata, la religione, Š

 

La sociologia nel senso stretto della parola tratta soprattutto il coinvolgimento dell¹individuo in queste molteplici relazioni, dalle più formalizzate e gerarchizzate alle più informali, emotive e di interessi. In pratica definisce l¹individuo dal punto di vista della sua integrazione nei diversi contesti relazionali.

 

2.2      Temi e argomenti della sociologia umana

 

Può sembrare strano occuparsi nell¹ambito di un tema ³psichico² e ³terapeutico² di fatti sociali. In realtà non lo è perché i nessi sono molteplici. Fra l¹altro, la ³psicologia² ufficiale è molto spesso non solo individualistica ma relazionale e anche sociale. Un addetto servizio pubblico nel Canton Ticino si chiama con giusta ragione ³Servizio psicosociale².

 

-  Essendo l¹uomo non (solo) una ³bestia solitaria² ma anche ³sociale² (come tanti altri animali) conviene tener conto dei ³fabbisogni sociali e relazionali primitivi² oltre che a quelli ³vegetativi², di sopravivenza individuale e di specie nei determinati ambienti e contesti naturali. I risultanti e le ³pulsioni² spesso ambivalenti richiedono una notevole ³capacità di autogestione². Fino a questo punto, la sociologia è ³naturale² e potrebbe essere anche la ³sociologia di un branco di cani².

 

A partire da qui, ³la sociologia umana² diventa ³civilizzata, culturale². Spesso si dimentica che questo fatto non è una ³sostituzione² ma, o, ³un ampliamento² o ³una trasformazione formale² oppure ambedue, che non rende superfluo il substrato primitivo, anzi.

 

-  Poiché questi ³impulsi primitivi² sono stati elaborati a livelli di civilizzazione e di cultura sia individuali che relazionali (dei quali siamo fieri), non solo è aumentata l¹esigenza di autogestione psichica di certe ambivalenze cresciute esponenzialmente, ma anche di richieste di scelta, coordinazione e disposizione sia individuale che relazionale.

 

-  L¹esperienza (culturale) che il benestare dei ³gruppi² non si basa prevalentemente

    - né sul ³diritto del più rozzo²,

    - né sul dispotismo del più ³pazzo² (libertà),

    - né sulla dittatura della maggioranza (uguaglianza),

ha portato le nostre società civilizzate a equilibri delicatissimi tra:

-  Solidarietà con il debole e

-  responsabilità individuale per se stesso e

-  il funzionamento sociale (fratellanza)

-  che stipula nuove ambivalenze individuali da gestire, ma anzitutto impegni e costi di solidarietà, specialmente se la fratellanza volontaria diventa assicurazione sociale obbligatoria.

Per l¹operatore nel settore ³psicoterapeutico² diventa quindi indispensabile l¹istruirsi almeno superficialmente nel settore ³sociologico². Per illustrare i temi e per fare una proposta concreta, di seguito l¹indice di un metodo scolastico di sociologia:

BARLEY, Delbert: Grundzüge und Probleme der Soziologie, Luchterhand 1975

 

Elementi di sociologia

Basi della società

Geografia

Biologia

Uomo e bestia

L¹apertura umana

Trasformazione di esigenze biologiche

Tensione esistenziale

Struttura della società

Processo di strutturazione

I ruoli e la loro ripartizione

Ruolo sociale

Sistemi di ripartizione

Incertezze dei ruoli nelle trasformazioni sociali

Disturbi dei ruoli

Norme sociali

Meccanismi di controllo, sanzioni, privilegi

Ruolo e posizione sociale

Posizione come aspetto di rango (del ruolo)

Posizione come prestigio nell¹ambiente

Autorità e potere istitutionalizzato

Forme e interazioni di gruppi

Gruppo

Relazioni tra gruppi e obiettivi di gruppi

Cultura come termine sociologico

Cultura e delimitazioni

Etnocentrismo

Stratificazione sociale

Stratificazione e controllo

Stratificazione e mobilità

Teorie delle strutture di potere

Domande critiche al potere

Personalità come organismo socializzato

Forze formative

Esclusività e tipo

Fattori formativi

Società e ³proprio io²

Ruolo e identità

L¹alternativa di Freud

Omogeneità e scissione della personalità

Valori e orientamento

Terminologia

Classi di valori

                        Valori astratti della società

                        Norme dirette del gruppo

                        L¹autoimmagine ideale

Proprietà organiche e valori indirizzanti (carattere)

      Orientamento di ³principi² (di concetto)

      Orientamento ³situativo² (di adattamento)

Conflittualità della personalità

Conflittualità dei valori e d¹³impulsi²

Frustrazioni e la loro gestione

Reazioni ai conflitti interni

Privazione e anomia

La famiglia

Istituzione della società

La famiglia in un mondo che cambia

Tecnica, burocrazia, divisione del lavoro

Ripartizione lavorativa e relazioni sociali

Burocrazia

Società di massa

Ripartizione dell¹ordine gerarchico

Produzione e consumo di massa

Fattore di calcolo

Massa come destino

Perdita delle strutture comunitarie

Fenomeni della popolazione

Terminologia

Struttura di norme

Norme sociali come conseguenza della struttura della popolazione

Quota di nascita differenziale

Cambiamento sociale

Cause

Evoluzione obiettivistica

Problemi sociali

Fenomeni del deterioramento sociale

2.3      Psiche umana nel contesto sociale e ambientale

³Psiche² è per me una funzione (auto)gestionale altamente dinamica tra tanti bisogni e desideri ambivalenti, contrastanti e variabili, sia biologici che culturali, di una persona con una propria storia, vivente in un determinato e momentaneo contesto naturale e culturale (sociorelazionale).

 

 

3.0      Psicologia

La psicologia è una scienza empirica (di esperienza) che si occupa del funzionamento dei processi gestionali degli individui umani nei loro contesti relazionali, sociali e ambientali.

 

Come testo base per questo capitolo ho usato:

SCHERMER, Franz, J.: Grundlagen der Psychologie, Kohlhammer 1999

 

PLATONE (discepolo di Socrate): Polarità metafisica dello ³spirito² (mente, cognizione) e della ³pulsazione² (emozione) si ritrova fino alla ³dottrina delle istanze² psicoanalitica (conflitti tra ³Io e Super-io² ³Es² e ³Ueber-Ich²) fino ai nostri tempi nei rami della psicologia con degli indirizzi più concettuali europei che empirici.

 

ARISTOTELE ³De anima²: Definisce l¹anima come il principio e concetto del vivente. In contrasto con il non vivente questo è dotato di ³percezione² e ³movimento², differenziato in:

-  vegetale: nutrizione, crescita, procreazione (piante, animali, umani),

-  animale: percezione, emozione, locomozione, desiderio (animali, umani),

-  razionale: cognizione, riflessione, intenzione (umani).

Si trovano fino ai nostri tempi nei rami della psicologia dell¹orientamento più empirico che concettuale.

 

Il Œ900 ha messo gli accenti psichici piuttosto su dei parametri come:

-  coscienza,

-  esperienze/vicissitudini,

-  inconscio,

-  comportamento,

così che la psicologia fu anche definita come scienza di vicissitudini e comportamenti.

 

³ZIMBARDO, P.G.: Psychologie, Springer 1995² riassume ³Oggetto della psicologia sono il comportamento, le vicissitudini e la coscienza umana Š e le loro condizioni e origini localizzate all¹interno (nell¹individuo) e all¹esterno (nell¹ambiente) dell¹uomo.²

Vengono trattati i seguenti temi:

3.1      Psicologia generale

3.2      Psicologia empirica

3.3      Approccio di psicologia analitica e di profondità

3.4      Approccio alla psicologia umanistica

3.5      Psicologia applicata

3.6      Approccio della psicologia ³biologistica²

3.1      Psicologia generale

Si occupa in generale dei seguenti temi:

3.1.1   Percezione e osservazione

3.1.2   Apprendimento e modificazione

3.1.3   Emozione e compimento

3.1.4   Motivazione e collaborazione

Sotto diversi aspetti.

 

Schermer usa il seguente modello funzionale nell¹ambito della psicologia:

3.1.1   Percezione e osservazione

Percezione come un processo controllato da:

-  informazioni e dati,

-  concetti,

-  comportamenti e attività.

 

Osservazione come una forma di percezione valutata/descrittiva:

-  completa immutata o

-  ridotta simbolica o

-  ridotta a categorie o

-  di valutazione ridotta (rating).

3.1.2   Apprendimento e modificazione

-  rispondente (reattivo) o

-  operante (autoattivo) o

-  sociale (per osservazione e modelli).

3.1.3   Emozione e compimento

Emozioni e nessi con:

-  vissuto e sentimenti,

-  fisiologia e modifiche corporee,

-  cognizione e valutazione,

-  comportamenti ed espressioni.

 

Compimento e elaborazione delle emozioni (coping) con dei criteri di:

-  salute fisica,

-  benestare psichico,

-  funzionamento sociale.

3.1.4   Motivazione e collaborazione

Tradizionalmente interpretato ed esclusivamente come eventi dovuti all¹attrazione e alla pressione:

-  di intenti e incentivi interni e autonomi;

-  di stimoli e incentivi specifici esterni.

 

Attualmente interpretate anche come un orientamento delle attività sotto i seguenti aspetti:

-  cognitivi e

-  di intenti volontari.

 

La collaborazione (relazionale terapeutica) con un interlocutore (paziente) viene valutata dal terapista secondo i seguenti criteri:

-  Presentazione e ripresentazione: termini e scomodità.

-  Disponibilità di comunicazione: risposte a domande, notizie sugli eventi.

-  Disponibilità per dei tentativi di modifiche: proposte per modifiche, provare l¹insolito.

-  Disponibilità per dei tentativi di intervento: fare i relativi compiti.

-  Disponibilità di cooperazione aperta, fiduciosa, che mira alla riduzione delle tensioni.

3.2      Psicologia empirica

La psicologia empirica come scienza stipula per il proprio lavoro delle norme, delle condizioni metodologiche e dei traguardi basilari concernenti i seguenti argomenti:

3.2.1   Valutazione e giudizio

3.2.2   Descrizione

3.2.3   Ipotesi, supposizioni, regole e leggi

3.2.4   Teorie e modelli

3.2.5   Previsioni e mutamenti

3.2.1   Valutazione e giudizio

La valutazione e il giudizio nella vita pratica ³precritica² non sono accertati ma controllati intuitivamente e accompagnati dalle convinzioni. Questo ci facilita la vita pratica e le decisioni da prendere, si riferisce a un contesto particolareggiato e privato.

 

La valutazione e il giudizio della scienza empirica devono essere fatti secondo i criteri più severi, visto che si tratta di un contesto ³intersoggetivo e pubblico²:

-  Nesso con dei modelli e delle teorie provate (anche falsificandoli).

-  Esame critico per valutare l¹incidenza e le probabilità.

-  Trasparenza e immedesimabilità.

-  Possibilità di ripetizione da parte di altri scienziati.

3.2.2   Descrizione

Una descrizione scientifica empirica necessita della precisione terminologica. Questa si raggiunge con definizioni che devono essere precise e consistenti. Preciso significa un discernimento esatto da altri termini, la consistenza si verifica se diversi osservatori arrivano allo stesso discernimento.

 

Nella psicologia empirica molte definizioni sono ³operazionali², ciò che vuol dire che diversi criteri fissati definiscono un termine, p.es. il grado di ³sicurezza di sé² definito secondo i seguenti criteri:

-  Contatto visivo.

-  Richieste.

-  Voltato verso l¹interlocutore.

-  Voce chiara e voluminosa.

Diventa precisa e consistente e rimane discutibile come definizione (non è vero in senso assoluto, ma utile nel contesto di un lavoro specifico).

3.2.3   Ipotesi, supposizioni, regole e leggi

La psicologia empirica tenta di dedurre ipotesi in una continua alterazione di idee creative e ragionamenti da una parte, paragonati con fatti reali dall¹altra. L¹intuito, la creatività e la ricchezza di idee lasciano sospettare prima una supposizione che va poi formulata come ipotesi.

 

Le ipotesi vengono formulate:

-  In modo che valgono in generale (generalizzazione).

-  In una frase condizionale (se Š, Š).

-  Che potenzialmente è falsificabile.

 

Quando un¹ipotesi così formulata nell¹esperienza pratica viene sempre nuovamente confermata, si parla di nessi regolari, regole o di legge.

3.2.4   Teorie e modelli

Una teoria aggiunge ad una regola un postulato per una causa o una ragione (secondo criteri severi) (se, Š, perché Š). Vengono aggiunte delle istruzioni esatte che permettono l¹esame (falsificazione) qualitativo e/o quantitativo. Costrutti di teorie si chiamano anche modelli.

 

Le teorie vengono spesso ³ampliate², ³ridotte², ³scartate², sostituite o in esse si trovano diversi ³concorrenziali² che all¹osservatore non scientifico appaiano confusionari. In realtà si evolve così la ³comprensione², in una eterna ricerca che non soddisferà mai il ³bisognoso di credenze e convinzioni². In questo senso la scienza empirica è umile, in contrasto con l¹arroganza dei presuntuosi della verità, ma non mira a quest¹ultima né la promette. Concede solo un po¹ più di comprensione.

 

I modelli poi non sono reali, ma servono come strumenti di lavoro (spesso riflessivo). Spesso si tratta di scegliersi il modello adatto al compito, come lo scultore si sceglie lo scalpello adatto per la sua opera.

3.2.5   Previsioni e mutamenti

Oltre alla ³descrizione² e alla ³comprensione² e ai risultanti ragionamenti, consigli e ³interventi², nella psicologia come in tutti gli aspetti della vita pratica sono importanti le previsioni ³prognostiche² e possibili mutamenti. È evidente che i modelli utilizzabili dovrebbero contenere degli aspetti dinamici per poter sospettare o estrapolare l¹evoluzione di un processo (con tutti gli imponderabili), che permette il paragone con il fatto prospettato e la valutazione del modello stesso in funzione delle divergenze prospettate e avvenute.

3.3      Approccio di psicologia analitica e di profondità

Introdotto da FREUD al di fuori dei cerchi accademici, curato e sviluppato dai suoi seguaci, ha trovato attenzione nella seguente psicologia:

-  Accademica.

-  Della personalità.

-  Clinica e psichiatrica.

Nell¹opinione pubblica, quando si pensa alla psicologia in senso lato, spesso ci si riferisce alla psicologia freudiana, il che non corrisponde minimamente alla realtà, anche se esistono pochi rami della psicologia che non si fanno inspirare dalle teorie freudiane (³inconscio, individuale²) negli aspetti trattati quì di seguito:

3.3.1   Aspetti dinamici: pulsazioni

3.3.2   Aspetti topografici: cosciente, inconscio, preconscio

3.3.3   Aspetti strutturali: Es, Ich, Ueber-Ich

3.3.4   Aspetti evolutivi personali (orale, anale, genitale, latente)

3.3.5   Aspetti energetici-economici

3.3.6   Critica della psicologia analitica e di profondità

3.3.7   Applicazione della psicologia analitica

3.3.1   Aspetti dinamici: pulsazioni

Postulato di istinti, passioni, pulsioni umane elementari come una fonte di comportamento e attività umana:

-  Autoconservazione.

-  Sessualità (eros) come base (libido) di spinta energetica per lo sviluppo umano.

-  Autodistruzione (thanatos).

Come ³pulsione² è definita una ³onda energetica² continua e ripetitiva che fluttua ma non si esaurisce.

3.3.2   Aspetti topografici: cosciente, inconscio, preconscio

Si definiscono le aree psichiche nel seguente modo:

-  Inconscio come ³area psichica² con accesso diretto impedito. Per Freud l¹area dominante dei processi psichici.

-  Cosciente come area momentaneamente accessibile del vissuto.

-  Preconscio come area momentaneamente non conscia, ma accessibile in ogni momento con il direzionamento dell¹attenzione.

 

I meccanismi regolativi di conscio e inconscio sono diversi:

-  Conscio: orientato in un sistema tempo-spaziale e indirizzato secondo dei criteri di ³realtà².

-  Inconscio: orientamento extemporale e indirizzato a ³soddisfare bisogni/desideri²

    (siano essi naturali che culturali).

3.3.3   Aspetti strutturali: Es, Ego, Super-ego

La dottrina delle istanze postula:

-  ³Es² come istanza di meccanismi biologici innati.

-  ³Super-ego² come un¹istanza delle condizioni culturali esterne e interiorizzate formatesi con dei processi dello sviluppo personale (comandamenti, divieti, valori, morale, autoideale, coscienza).

-  ³Ego² come istanza arbitraria tra i due contraenti che tenta di ³trasformare² le pulsioni originali dell¹³Es² in una forma accettata dal ³Super-ego² e di metterla in atto compatibilmente con la ³realtà².

3.3.4   Aspetti evolutivi personali (orale, anale, genitale, latente)

La dottrina postula delle fasi evolutive di personalità legate alle funzioni primordiali delle pulsioni e alla loro soddisfazione:

-  Fase orale nel primo anno di vita: succhiare.

-  Fase anale nel secondo anno di vita: controllo della defecazione.

-  Fase genitale dal terzo al sesto anno di vita: interesse per i genitali.

-  Fase latente: fino all¹inizio dell¹adolescenza: altri interessi.

3.3.5   Aspetti energetici-economici

La dottrina postula, che ³l¹energia di pulsioni² non va persa ma deve essere consumata. Se il ²Super-ego² o la dura realtà impediscono la soddisfazione (scarica, distensione):

-  Si tenta di sostituirli con delle attività ³infantili² orali, anali o genitali (rifiuto esterno).

-  Se i desideri (per motivi di vergogna o autodispetto) non diventano coscienti il ²Super-ego² blocca l¹accesso al cosciente e crea uno scostamento nell¹³Es² dove sviluppa una dinamica caratteristica (rifiuto interno) in modo che si trasforma in altri significati o verso altri oggetti per raggiungere l¹accesso all¹³Ego² cosciente. Il risultato di questo processo Freud lo chiamava ³nevrotico² o ³sintomatico² come ³panico², ³fissazioni², ³isteria², ³narcisismo², Š

3.3.6   Critica della psicologia analitica e di profondità

La critica si riferisce a tre aspetti:

-  Teorici/scientifici.

-  Di senso/valutazione.

-  Metodici.

 

La critica teorica si attacca al modo di riflessione spesso ³analogico² e ³metaforico². È di grande estetica e cultura, ma comporta una terminologia poco determinata a degli scopi ³scientifici². Permette il libero accesso all¹interpretazione. Permette anche all¹applicatore dialetticamente istruito un¹interpretazione dei fatti avvenuti, ma raramente una previsione. Parecchie basi sono per definizione non falsificabili (sempre e in ogni caso vere) il che rende il sistema immune alla possibilità di dimostrarle come false. Le eterne verità non sono il campo del lavoro scientifico, ma delle ideologie di ogni tipo.

 

La critica del senso della valutazione si riferisce soprattutto ³all¹idea della sopravvalutazione² nell¹ambito della sessualità, che nel contesto sociale di Freud e di quell¹epoca si capisce benissimo, ma non è generalizzabile oggigiorno.

 

La critica metodica si riferisce alla riproducibilità delle informazioni e dei dati (meno di Freud che dai suoi discepoli) che inibiscono ogni controllo empirico e sistematico.

3.3.7   Applicazione della psicologia analitica

La quarta critica non concerne Freud e i suoi discepoli, ma le condizioni e le pretese sociali e individuali della nostra cultura:

 

-  Come formazione psicologica è molto individuale e intensa come impegno emotivo, temporaneo e materiale (autoanalisi di apprendimento).

 

-  Indicazioni e controindicazioni per l¹uso terapeutico e l¹impegno ideale e materiale da parte degli utenti la limitano in pratica a una clientela benestante con delle nevrosi clinicamente non critiche (fasi latenti).

Negli stati acuti è controindicata come metodo.

 

Ciononostante ritengo d¹obbligo lo studio dell¹opera freudiana per tutti coloro che si occupano di ³anime². Come scrive ZIMBARDO: Quello che ha fatto Picasso per le arti figurative, Freud l¹ha reso per la psiche umana: ha modificato i nostri modi e maniere di riflettere e le loro possibilità, molteplicità Š

3.4      Approccio alla psicologia umanistica

ROGERS, C.: Entwicklung der Persönlichkeit, Klett-Cotta 1976

 

La psicologia umanistica pone un¹alternativa ³positiva² al ³pessimismo dell¹analitica immagine umana² (che interpreta le vicissitudini e i comportamenti delle persone come effetto un del controllo sulle loro pulsioni).

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

3.4.1   Natura dell¹uomo

3.4.2   Teorie della personalità

3.4.3   Comportamento e motivazioni

3.4.4   Conflitti e disturbi

3.4.5   Guida del discorso terapeutico

3.4.6   Critica alla psicologia umanistica

3.4.1   Natura dell¹uomo

Nella descrizione di Rogers l¹uomo è di natura:

-  Spinto all¹autonomia (indipendenza dall¹esterno).

-  Orientato positivamente: di stampo sociale, prospettivo, ragionevole e realistico.

-  Capace di capirsi e autorealizzarsi nel senso che aumenta il proprio benessere tramite una tendenza intrinseca di autoattualizzazione.

-  Possiede un comportamento sensato indirizzato a una meta.

-  È dotato di valori interni come la libertà, la dignità, la giustizia.

-  Possiede un¹integrità personale come ³gestalt² (figura) olistica (unità) di ragione, emozione, corpo e anima.

3.4.2   Teorie della personalità

La teoria della personalità di Rogers si basa sul principio del ³Sé² (concetto del sé, struttura del sé) come ³figura² organizzata, consistente e terminologica, potenzialmente cosciente (Gestalt), composta da:

-  Percezione delle caratteristiche dell¹²Io² e ³Mio².

-  Percezione delle relazioni dell¹²Io² e ³Mio con gli altri e il mondo.

-  Valori relativi.

3.4.3   Comportamento e motivazioni

Il comportamento e la percezione delle persone sarebbero orientati maggiormente con la propria ³Gestalt², nel comportamento come indirizzo, nella percezione come filtro. L¹orientamento mira all¹interno del ³processo di valutazione organismico² a:

-  Riduzione della tensione.

-  Crescita.

-  Sviluppo.

-  Autorealizzazione.

Tutti i comportamenti innati e oltre a questi:

-  La dedizione positiva (accettazione, amore, rispetto) acquisiti nel processo della socializzazione.

3.4.4   Conflitti e disturbi

I conflitti sono interpretati come contrasto tra valutazione organismica attuale (reale) e dedizione positiva mirata (ideale). Il conflitto crea una deviazione del ³Sé reale² e del ³Sé ideale². Questa deviazione può essere elaborata in diversi modi:

-  Assimilazione e integrazione del reale nell¹ideale: si adatta a un processo evolutivo l¹ideale al reale con una nuova congruenza.

-  Ignorare la realtà: l¹incongruenza persiste.

-  Distorcere la realtà: l¹incongruenza persiste.

Incongruenze rilevanti, persistenti e ripetitive causano disadattamenti psichici che possono creare:

- Sensi di colpa, ansia.                    - Diminuzione dell¹autodignità.

- Depressioni.                                  - Fobie, idee e azioni coatte.

- Š

3.4.5   Guida del discorso terapeutico

Come intervento Rogers applica il discorso terapeutico che mira a far rifunzionare l¹autoattualizzazione del ³Sé ideale² irrigidito o bloccato (non il disturbo attuale che in questa ottica è ³solo² sintomo). La conduzione del discorso da parte del consulente deve essere:

-  Autentica: sincerità, priva di bigotteria, che crea fiducia.

-  Di stima positiva: rispetto e dignità, non invadente, atta a creare un ambiente privo di paura e ricatto, che stimola il cliente ad affrontare le proprie emozioni e esperienze.

-  Dedizione comprensiva: darsi da fare per vedere il mondo con gli occhi del cliente, chiedere se le sospettate emozioni erano presenti, verbalizzare le emozioni.

    Fornire al cliente un modello di trattamento ³autoesplorativo².

3.4.6   Critica alla psicologia umanistica

Come l¹approccio della psicologia analitica e altri approcci ideati da singoli grandi ricercatori, si tratta di un sistema chiuso, principalmente inaccessibile a nuove scoperte elementari. In più la precisione dei termini chiave crea l¹impossibilità di dimostrare o falsificare postulati importanti (p.es. il postulato della tendenza all¹autorealizzazione).

 

Il modello è stato integrato spesso e volentieri nel repertorio dei metodi sociopedagocici per l¹affinità delle due direzioni riguardanti il veicolo di mutamento (relazione), le prospettive di traguardo, l¹emancipazione, inoltre non pretende studi approfonditi. La parte della ³guida del discorso terapeutico² invece è diventato uno strumento efficace, controllabile e ripetibile nelle diverse terapie discorsive specialmente per i clienti con delle capacità sociali e relazionali sviluppate.

3.5      Psicologia applicata

LIEBEL, Hermann, J.: Angewandte Psychologie; Kohlhammer 1999

 

La psicologia applicata (non terapeutica) si dedica a processi gestionali di individui e gruppi nel contesto di importanti attività e a percezioni umane (soprattutto sociali). Trova il suo campo d¹impiego soprattutto nelle relative grandi strutture e istituzioni.

 

Psicologia di:

€  Scuola

 

€  Lavoro, imprese, organizzazione:

    - grafologia

€  Mercati e relativa comunicazione

€  Propaganda e marketing

€  del denaro

 

€  Diritto e giurisprudenza

€  Politica

 

€  Clinica/sanitaria

€  Sanità, ambiente

 

€  Architettura

€  Circolazione e traffico

 

€  Turismo

€  Sport

€  Gioco e svago

€  Musica

€  Religione

 

€  ...

3.6      Approccio della psicologia ³biologistica²

La psicologia ³biologistica² studia l¹interazione dei processi metabolici da una parte, vicissitudini e comportamenti dall¹altra. Malauguratamente, si trova quasi esclusivamente nelle mani della psichiatria clinica e di medici con un¹inclinazione alla ³psicosomatica² e si serve per lo più di ³psicofarmaci² con una differenziazione scarsa e non da ultimo gode di una pessima reputazione sociale.

 

Questo è un grande peccato, proprio l¹effetto degli psicofarmaci (e altri medicamenti) dimostra senza dubbio che il funzionamento psichico ha una dimensione biologica/metabolica (scambio di sostanze). Come terapista non capirò mai perché a una psiche, che deve garantire il funzionamento biologico in un contesto culturale, si dedica tanta attenzione alla sua cultura, trascurando quasi completamente la biologia. Sarà la classica formazione e specializzazione che rende ciechi da una parte i medici e dall¹altra gli psicologi e gli psicoterapeuti, sempre a discapito del povero paziente.

 

Non potendo pretendere delle conoscenze di ³gestione biologica², nelle prossime pagine elencherò diverse nozioni a riguardo, importanti per poter intuire il funzionamento delle sostanze ortemolecolari e degli psicofarmaci.

 

Nell¹introduzione ho tentato (come contrappunto) di sintetizzare:

-  I contesti concreti biologici e culturali.

-  I substrati organici come il sistema ormonale e nervoso di queste funzioni e disfunzioni.

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

3.6.1   Temi di biologia

3.6.2   Gestione di organismi

3.6.3   Gestione biologica dell¹organismo umano

3.6.4   Biologia gestionale

3.6.4.1   Modello psicofisico

3.6.4.2    Fisiologia dello ³stress²

3.6.1   Temi di biologia

La biologia studia gli ³aggregati viventi², dai più semplici (virus) ai più complessi (mammiferi) a tanti livelli strutturali e funzionali:

-  Biofisici: diffusione, osmosi, scambi energetici elementari e termodinamici, elettrici ...

-  Biochimici: elementi e sostanze, trasformazioni chimiche e catalittiche, forme di molecole, ...

-  Organuli: struttura e funzionamento di unità specializzate cellulari come il nucleo, i mitocondri, i ribosomi, il reticolo endoplasmatico, Š

-  Cellulari: struttura e funzionamento di cellule: unità viventi autonome come composizione architettonica e funzionamento materiale (metabolismo), energetico e gestionale.

-  Tessutali: struttura e funzionamento di aggregati cellulari di simili funzioni e materia e funzionamento intracellulare (matrice basale, plasma, fibre, Š), la loro organizzazione e gli scambi materiali, energetici e informatici.

-  Organi: aggregati di tessuti con una funzione specializzata strutturale (anatomica) e funzionale (fisiologica) come i muscoli, il fegato, il cervello, Š

-  Sistemi e apparati: insieme di organi e tessuti con una funzione vegetativa complessa come l¹apparato digerente, il sistema cardiovascolare, il sistema immunitario, il sistema di escrezione, l¹apparato motorio/tegumentario, il sistema procreativo, il sistema gestionale, Š

-  Organismo: insieme di sistemi coordinati e sintonizzati come unità autonoma di funzionamento in un eventuale contesto sociale e ambientale.

 

Le discipline sono molte (p.es. nella microbiologia, genetica, zoologia, biologia umana, fitologia, Š) e specializzate in innumerevoli rami specialmente durante gli ultimi decenni, ciò comporta:

-  Che non si nota più il bosco a cusa degli alberi.

-  Si sono diffuse ³idee fisse e di sopravvalutazione sociali² secondo l¹attuale tema specializzato e riportato dai mass-media.

-  Diminuiscono gli studi generalistici dei giovani, perché la materia è difficile, complessa e laboriosa; promette di studiare più materie ³sociali² che di ³scienze².

3.6.2   Gestione di organismi

Le funzioni psichiche fanno parte del ³sistema di gestione² dell¹organismo (sistemi ormonali e nervosi).

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

3.6.2.1   Gestione di organismi monocellulari

3.6.2.2   Gestione di organismi multicellulari

3.6.2.3   Policellulari e sostanze messaggere (ormoni)

3.6.2.4   Concatenamento di ³sensori² e ³attivatori² con ³nervi² e neurotrasmettitori

3.6.2.5   Integrazione di ³nervi² in un ³sistema nervoso²

3.6.2.6   Differenziazione del ³sistema nervoso² in vegetativo e motorio

3.6.2.7   Differenziazione del sistema nervoso centrale in funzioni emotive e mentali

3.6.2.1   Gestione di monocellulari

La gestione di monocellulari come i flagellati si pensa sia determinata prevalentemente dalla natura genetica. I circuiti regolativi devono essere comunque parecchio complessi, perché riescono a muoversi in una determinata direzione discriminando concentrazioni ³attraenti² e ³respingenti² (chemiotassi). Anche gli spermatozoi umani dispongono di questa dote (di movimento). Ma tutte le cellule nel contesto di un ambiente variabile entro certi limiti riescono perfettamente ad autogestirsi per quanto riguarda le loro capacità metaboliche.

3.6.2.2   Gestione di organismi multicellulari

Evolutivamente già gli organismi multicellulari primitivi hanno bisogno dei meccanismi di coordinazione tra le loro cellule, che funzionano con ³sostanze messaggere² sintetizzate a certe condizioni dalle cellule, ³esportate², percepite da altre cellule e usate per regolare le proprie funzioni.

3.6.2.3   Multicellulari e sostanze messaggere (ormoni)

Le piante, anche le più grandi, funzionano ancora per lo più secondo questo principio, con una grande varietà di sostanze che permettono di regolare le più diverse funzioni e specializzazioni. Negli animali e anche nell¹uomo, alcuni di loro si chiamano ormoni, ma anche ³fitoormoni² è diventato un termine corrente per certe sostanze di questo genere.

3.6.2.4   Concatenamento di ³sensori² e ³attivatori² con ³nervi² e neurotrasmettitori

Negli organismi animali più complessi, alcune cellule si sono specializzate nella produzione di queste sostanze, e più tardi anche nella trasmissione di segnali elettrici lungo i loro corpi filiformi. Si sono formate così le cellule nervose (neuroni) capaci di:

-  Percepire condizioni ambientali (sensoriale).

-  Elaborare e integrare diverse condizioni variabili durante un certo tempo.

-  Trasmettere un segnale a grande velocità lungo il loro corpo filiforme come impulso elettrico.

-  Sintetizzare e immagazzinare certe quantità di ³sostanze messaggere² (che si chiamano adesso neurotrasmettitori).

-  Esportarle velocemente e in grande quantità in funzione di un segnale trasmesso a una seguente cellula (nervosa o di altro tipo) o nella matrice basale tra le cellule.

3.6.2.5   Integrazione di ³nervi² in un ³sistema nervoso²

Con l¹aumentare della complessità queste cellule nervose sono andate organizzandosi nelle reti di cavi (nervi), e poi le reti si sono concentrate in ³gangli² (gruppi di corpi cellulari nervosi) e plessi (centrali di smistamento di cellule nervose). I nervi si sono organizzati nel midollo spinale e si è sviluppata una centrale di coordinazione delle reti e dei cavi: il cervello. A questo punto, diventava importante la coordinazione dei tanti ³messaggi entranti² diversi e contrastanti da una parte, e la sintonizzazione e sincronizzazione dei ³messaggi uscenti² nel senso di una direzione comune di tante mosse. Il criterio di valutazione o decisionale era (in linguaggio umano):

-  ³buono² per tutto ciò che era l¹utilizzabile e carente, con la relativa ³risposta di avvicinamento²;

-  ³non buono² per ciò che era l¹inutilizzabile e eccedente, con la relativa ³risposta di ritiro²;

    quindi una specie di sentimento e reazione sensata.

3.6.2.6   Differenziazione del ³sistema nervoso² in vegetativo e motorio

Aumentando ulteriormente la complessità si formarono delle specializzazioni nel sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) e del sistema nervoso periferico, di pari passo con lo sviluppo degli organi specializzati per:

-  Procreazione, approvvigionamento, digestione, distribuzione (circolazione) ed escrezione da una parte (sistema neurovegetativo).

-  Movimento e organi sensoriali esterni, specializzati dall¹altra (sistema nervoso somatico) ma aumentano anche le necessità di coordinazione e di sintonizzazione tra i diversi sistemi nella massa cerebrale, che non solo si raggruppavano secondo il vegetativo e sensoriale/motorio, ma anche con un centro ³emotivo² (chiamato limbico) per valutare il piacevole e lo spiacevole in cooperazione con dei sistemi ormonali (per diversi tipi di attività come stato di veglia (recupero, giorno e notte), integrando anche delle funzioni difensive (immunitarie).

3.6.2.7   Differenziazione del sistema nervoso centrale in funzioni emotive e mentali

Si può far risalire a quel momento l¹organizzazione di una funzione di ³memoria nervosa² alla periferia del cervello primitivo,che permetteva qualcosa che possiamo chiamare ³esperienza² (anche se non nel senso umano di ³cosciente²). Un arricchimento funzionale da una parte che permetteva di evitare o cercare situazioni pericolose o soddisfacenti e dall¹altra parte in netto contrasto all¹istanza decisionale ³emotiva² approvata (piacevole/spiacevole). Deve essere stato allora, quando fu istaurata un¹istanza ³arbitraria² (intento, volere, volontà) e molto prima dell¹evoluzione di funzioni come coscienza, riflessione, intelletto che pare siano state inventate come programmi di applicazione sofisticati della vita, riservati a organismi evoluti come i coccodrilli, le oche e i mammiferi come l¹uomo.

3.6.3   Gestione biologica dell¹organismo umano

Il seguente grafico raggruppa sistemi, organi, funzioni e nessi principali di un organismo umano, coinvolti nella gestione di quest¹ultimo.

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

3.6.3.1   Gestione emotiva/mentale nell¹organismo umano

3.6.3.2   Gestione nervosa

3.6.3.3   Gestione ormonale

 

3.6.3.1   Gestione emotiva/mentale nell¹organismo umano

Il seguente schizzo indica i circuiti di regolazione tra le percezioni ambientali e l¹attività interna ed esterna. Si notano due proprietà evidenti:

-  Le elaborazioni e le conseguenze interne a stimoli esterni sono notevoli.

-  Il funzionamento interno dell¹organismo produce altrettanti stimoli che vanno elaborati e non necessariamente chiamano un¹attività esteriorizzata, ma altre interne.

-  La maggior parte degli stimoli non raggiungono mai la corteccia cerebrale e rimangono ³inconsci².

-  La maggior parte degli stimoli passa attraverso le funzioni emotive prima di raggiungere le funzioni mentali dove possono diventare ³coscienti² (se l¹attenzione è indirizzata a loro e non ad altro e se non dormiamo).

-  Le funzioni emotive e le funzioni mentali possono essere ambivalenti, contrastanti, concorrenziali, Š il che richiede importanti processi decisionali.

Tanto per il momento.

3.6.3.2   Gestione nervosa

Il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) è formato da ca. 10 miliardi di cellule nervose, ciascuna concatenata con migliaia delle loro sorelle. La minima parte di esse è accessibile alla coscienza.

 

Come abbiamo visto prima, la maggior parte del lavoro gestionale viene eseguito dai sistemi ormonali e neurovegetativi. Questa parte determina:

-  Riflessi muscolari e secretori (come salivazione, arrossamento, di tendini/muscoli).

-  Istinti come l¹aggressione, l¹alleanza, la covata.

-  Pulsioni di autoconservazione, procreazione, Š

le quali in parte sono ³coscientemente percepibili² ma non (direttamente) influenzabili.

 

Un¹altra parte è nettamente dominata da fattori ormonali e neurovegetativi. L¹emotività tramite il sistema limbico.

 

Un¹altra parte ancora fa da arbitro tra le porzioni ³vegetative²/²emotive² e quelle ³mentali² (non segnata sullo schizzo) e sembra abbastanza controllabile. Inganna però, perché sembra controllabile se il vegetativo funziona alla perfezione, alla presenza di disturbi vegetativi invece quest¹ultimo prende subito il sopravvento e agisce al di fuori o contro la nostra ³volontà². Per questo fatto lo denominiamo ³volere² o ³intento².

La corteccia cerebrale consiste in uno strato sottile di pochi millimetri di tessuto nervoso che copre la massa della sostanza cerebrale ³vegetativa². È responsabile delle funzioni di:

-  Memoria.

-  Cognizione.

-  Coscienza.

-  Riflessione.

-  Intelligenza.

Di queste funzioni siamo fieri e per noi, megalomani antropocentrici, rappresentano il culmine della creazione. Ripeto che si tratta di una ³vernice sottile² e poco miracolosa rispetto a quello che sta al di sotto (inconscio in eterno).

 

Una parte della corteccia cerebrale comunicante con il sistema limbico è responsabile della percezione delle emozioni, degli affetti e dei sentimenti ivi prodotti in base a chi sa quali criteri.

 

Un¹altra parte sempre della medesima corteccia percepisce (o meno)

-  dalla grande massa cerebrale vegetativa i messaggi di necessità vitali (primari e funzionali, spesso chiamati pulsazioni, istinti, brama, voglia, desideriŠ) e

-  da un¹altra parte corticale gli impulsi dei desideri sociali e di interessi culturali.

 

Essendo spesso contrastanti, concorrenziali e ambivalenti, questi impulsi in un¹altra parte sempre della stessa corteccia pare che ci sia un arbitro chiamato spesso ³volere² o ³intento² che non sempre si accorda con il più forte, ma confronta la soddisfazione momentanea ma breve con quella rimandata ma più compiacente. Per questo gli serve l¹³esperienza² che è pensabile solo in base a una memoria (cosciente o inconscia).

 

Qui di seguito vengono trattati i seguenti argomenti:

3.6.3.2.1      Cervello e sistema nervoso centrale

3.6.3.2.2      Sistema nervoso periferico e vegetativo

3.6.3.2.3      Cellule nervose (neuroni)

3.6.3.2.1     Cervello e sistema nervoso centrale

KAUTZMANN, Gabriele: Das Wunder im Kopf, Zabert Sandermann, München 1999.

Il seguente schizzo può dare una vaga idea circa la costruzione del marchingegno cerebrale. Si noti che la corteccia cerebrale è esagerata come spessore, in compenso copre (grazie alle tantissime pieghe) una superficie maggiore di quanto appare. Si noti anche che il sistema limbico, come centro di elaborazione degli ³affetti² e di coordinazione e di sintonizzazione con il sistema vegetativo è molto sviluppato.

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

                    3.6.3.2.1.1     Funzioni della corteccia cerebrale

                    3.6.3.2.1.2     Funzioni del sistema limbico-ormonale

                    3.6.3.2.1.3     Rete neuronale

                    3.6.3.2.1.4     Neurotrasmettitori e sostanze messaggere

 

                   3.6.3.2.1.1   Funzioni della corteccia cerebrale

                    In psicopatologia e anche in psichiatria si usa spesso una terminologia funzionalmente più differenziata e orientata (più verso ³il comportamento²) che nell¹anatomia e fisiologia del sistema nervoso (e gli altri ³regolativi² come endocrino, immunitario e basale).

                    Nel seguente modello ho sovrapposto a un modello ³primitivo fisioanatomico² una terminologia basilare della psicopatologia descrittiva (in grassetto).

                   3.6.3.2.1.2   Funzioni del sistema limbico-ormonale

Il sistema limbico è una centrale di smistamento emotivo nei due sensi:

                    -  da una parte, e se lo ritiene indicato, annuncia alla                          corteccia cerebrale e quindi a una parte potenzialmente cosciente, la presenza di un¹emozione ³primitiva²;

                    -  dall¹altra parte fa scattare una reazione a catena di risposta/reazione al sistema ormonale.

 

                    Il seguente grafico mostra una piccola parte dell¹ultima funzione collegata specialmente agli ormoni sessuali:

                   

                    1.  Maturazione di ovociti nelle ovaie e di spermatozoi nei testicoli provocata da ormoni sessuali.

 

                    2.  L¹ormone di accrescimento controlla la crescita e la distribuzione di lipidi (grassi).

                    3.  L¹ormone tiroideo controlla le attività metaboliche.

 

                    4.  La vasopressina regola l¹attività renale e stimola le ghiandole surrenali alla produzione di cortico-steroidi (cortisole, aldosterone, testosterone).

 

                    5.  Ormoni per la produzione lattea (prolattina, ossitocina, Š).

 

                    6.  Ossitocina per l¹orgasmo (maschio & femmina).      

                   3.6.3.2.1.3   Rete neuronale

                    Il grafico da un¹idea del concatenamento di cellule nervose. Si tratta del concatenamento di 4 cellule (dei 10 miliardi del sistema nervoso centrale). Si pensa che la continua neoformazione e lo staccamento di connessioni oltre alla produzione di neurotrasmettitori e ormoni siano i processi elementari alla base di tutte le nostre capacità gestionali vegetative, motorie e psichiche. Ma gli enigmi sono più numerosi della conoscenza.

                   3.6.3.2.1.4   Neurotrasmettitori e sostanze messaggere del sistema nervoso centrale

                    In psicopatologia si parla dell¹organismo come se si trovasse sempre in uno stato medio di allerta. Questo non rispecchia un fatto fisiologicamente importantissimo. La gestione dell¹organismo conosce tanti stati di funzionamento che non sono aleatoriamente cambiabili:

                    -  Diverse fasi del sonno e sogno (ricordato o meno).

                    -  Dormiveglia.

                    -  Percezione/coscienza acuta senza associazioni (stato alfa).

                    -  Apatia.

                    -  Distrazione, riposo e recupero.

 

                    -  Preparazione, avvio e attesa.

 

                    -  Veglia e attività coscienti normali.

                    -  Altissima attività o concentrazione.

                    -  Stati di confusione e panico.

                    -  ...

 

                    In tutte queste e altre fasi il nostro sistema neurovegetativo fa lavorare in modo molto differenziato i nostri organi e questo non è tutto, in diversi momenti della giornata (giorno, notte) del mese (ciclo mestruale) e dell¹anno (stagioni) nonché nelle fasi di vita (dalla prole al cadavere) gestisce alla perfezione ³l¹andamento della baracca² (secondo le necessità ambientali e le risorse momentanee).

 

                    Spesso invadiamo come gli Unni questo sistema con le nostre pretese coscienti e poco fisiologiche ma molto coltivate, altre volte ci illudiamo di dover insegnare al vegetativo come deve fare il suo mestiere e se sbaglia (secondo i nostri ignoranti critici) siamo indulgenti. E ci manca ogni comprensione se dopo anni di intrusioni ignoranti da parte nostra, ³benevolente², esso si rassegna o comincia a fare il matto in un disperato tentativo di farsi sentire, Poi andiamo dal medico, cercando un alleato.

 

                    Uno degli strumenti per l¹organizzazione di questo sistema sono i ³neurotrasmettitori², sostanze a ormoni che nella loro composizione e concentrazione relativa, determinano materialmente questi stati. Parecchi di loro sono elencati con le loro funzioni note nella seguente tabella:

3.6.3.2.2     Sistema nervoso periferico e vegetativo

Il seguente schizzo illustra il funzionamento del sistema nervoso periferico. Si noti la sua funzione intermediaria tra i sensori degli organi dei sensi e di organi, il sistema nervoso centrale e gli effettori (sulle cellule muscolari e secernenti) come la parziale autonomia negli ³archi dei riflessi² (regolativi tra i sensori ed effettori) senza che debba intervenire il cervello. Una parte delle funzioni regolative è quindi  ³delegata². Questa forma organizzativa ³decentrata, federalistica² sembra una caratteristica dell¹organismo, perché si trova a tutti i livelli fisiologici.

 

Si noti anche che il sistema nervoso vegetativo oltre ai tratti sensitivi (segnali da sensori) dispone di due rami nervosi distinti di controllo:

-   Il ramo del ³simpatico² che stimola l¹attività degli organi vegetativi necessari per ³attivitಠal di fuori della muscolatura motoria (che dispone di un separato sistema di comando e controllo).

-   Il ramo del ³parasimpatico² che stimola il recupero o il riposo dellefunzioni vegetative.

Questa costruzione permette di controllare gradualmente la prevalenza dell¹una o dell¹altra funzione, ma nel medesimo tempo ³il fervore² o la spinta, in quanto tutte e due possono trovarsi a un livello basso (spinta minima) o a un livello alto (spinta massima).

 

Molti disturbi psichici provenienti dal neurovegetativo sono disfunzioni di questo tipo:

-   Simpatotonia: iperfunzioni di allerta, ipofunzioni recuperative, sindrome di stress cronico.

-   Vagotonia (parasimpaticotonia): ipofunzioni di allerta, iperfunzioni recuperative, noia cronica.

-   Spinta esagerata instancabile: forme maniacali: simpatotonia & vagotonia esagerata.

-   Spinta diminuita, apatia: forme depressive gravi, esaurimento: ³simpatopenia² e ³vagopenia².

 

Viene trattato il seguente argomento:

-   Neurotrasmettitori del sistema nervoso periferico.

 

                          Il grafico illustra la costruzione e il concatenamento del sistema                       nervoso periferico (all¹infuori del cervello e del midollo spinale).

 

Vengono trattati i seguenti temi:

                    3.6.3.2.2.1     Neurotrasmettitori del sistema nervoso periferico

 

                   3.6.3.2.2.1   Neurotrasmettitori del sistema nervoso periferico

                    Il seguente schizzo mostra come esempio la complicata relazione tra i neurotrasmettitori e ricettori cellulari di organi per il ramo simpatico e parasimpatico e il meccanismo di amplificazione nelle ghiandole ormonali surrenali.

 

                      Nel linguaggio medico si chiamano:

                   -  Adrenergici (adrenalina) gli stimolanti del simpatico,                     anche simpatotonico.

                   -  Colinergici (acetilcolina) gli stimolanti del parasimpatico, anche vagotonico.

 

                    Sono marcati anche i punti e i tipi di intervento per diverse sostanze farmaceutiche ³psicoattive².

 

3.6.3.2.3     Cellule nervose (neuroni)

Le cellule nervose in gergo medico si chiamano neuroni.

 

Qui di seguito vengono trattati i seguenti argomenti:

                    3.6.3.2.3.1     Costruzione di neuroni

                    3.6.3.2.3.2     Funzionamento di cellule nervose

                    3.6.3.2.3.3     Metabolismo di neuroni

                    3.6.3.2.3.4     Scambio di neurotrasmettitori

                   3.6.3.2.3.1   Costruzione dei neuroni

                    Lo schizzo mostra schematicamente la costruzione di un neurone (cellula nervosa):

                    -  Da una parte i dendriti, sensori per determinate sostanze ³neurotrasmettitrici² che conducono al

                    -  corpo cellulare (pericario) con la struttura interna di nucleo e organelli di vario tipo. Integra i messaggi ³elettrici² mandati dai ³sensori² dentritici e li valuta, oltre a produrre delle sostanze usate all¹interno della cellula e da esportare. A certe condizioni di integrazione di segnali, si decide di far scattare un segnale ³elettrico² lungo l¹assone filiforme.

                    -  L¹assone (pochi centesimi di millimetro di diametro ma lungo fino a mezzo metro) conduce questo impulso molto velocemente nella direzione dei bottoni sinaptici. Per non perdere l¹impulso elettrico, gli assoni sono elettricamente isolati con una guaina mielinica (grassosa). All¹interno dell¹assone si trovano microtubuli che trasportano in continuazione le sostanze neurotrasmettitrici ai bottoni sinaptici.

                    -  I bottoni sinaptici immagazzinano le sostanze neurotrasmettitrici in vescicole. Sono allacciati a:

                       -   dendriti (sensori) di altre cellule nervose susseguenti,

                       -   cellule muscolari o

                       -   cellule secernenti (ghiandolari).

                    Quando un impulso elettrico dal corpo cellulare raggiunge i bottoni sinaptici, questi liberano immediatamente il contenuto delle vescicole immagazzinate verso l¹esterno dove:

                    -  stimolano dendriti di altre cellule nervose susseguenti,

                    -  provocano la contrazione di una fibra muscolare o

                    -  comunicano a una cellula ghiandolare di produrre il suo prodotto preferito.

                   3.6.3.2.3.2   Funzionamento delle cellule nervose

                    Il seguente grafico illustra il funzionamento di una cellula nervosa più in dettaglio. Come si vede è paragonabile a una grande impresa con ampie strutture e infrastrutture atta a svolgere tantissime funzioni:

                   3.6.3.2.3.3   Metabolismo dei neuroni

                   Il seguente grafico dà una vaga e semplificata impressione dello scambio di sostanze e processi biochimici in un neurone (metabolismo) e l¹allacciamento agli altri sistemi tramite la matrice basale ambientale. Si distinguono spesso questi processi in:

                    -  Metabolismo energetico, che mette a disposizione l¹energia per tutti i processi che ne assorbono (glucosio & ossigeno trasformato in energia & acqua & anidride carbonica).

                    -  Metabolismo strutturale per la produzione di sostanze (sintetizzazione) che servono per la manutenzione e la crescita della cellula stessa e lo smaltimento di sostanze eccedenti.

                    -  Metabolismo funzionale per la produzione di sostanze funzionali di importazione e esportazione.

                    Si noti il coinvolgimento di ³minerali² sodio (Na) e potassio (K) per la formazione e la propagazione dell¹impulso elettrico e di magnesio (Mg), calcio (Ca) e cloro (Cl) per la regolazione di segnali e lo scambio di neurotrasmettitori. Tante altre sostanze sono poi coinvolte nel metabolismo strutturale e funzionale.

                   3.6.3.2.3.4   Scambio di neurotrasmettitori

                    Il seguente grafico mostra la costruzione di un bottone sinaptico. Per motivi economici, i neurotrasmettitori non assorbiti dalla cellula allacciata possono essere riassorbiti o lasciati nella matrice basale selettivamente.

 

 

1 Riassorbimento di sostanza messaggera libera

 

2 Neurotrasmettitore

 

3 Ricettore e canale del calcio

 

4 Nucleo cellulare

 

5 Membrana postsinaptica

 

6 Canale del calcio

 

7 Vescicole sinaptiche

 

8 Tubuli e filamenti neuroni

 

 

 

3.6.3.3   Gestione ormonale

Non intendo approffondire il sistema ormonale e le sostanze messaggere. Di seguito riporto un esempio, un¹illustrazione e un elenco di sostanze ormonali e messaggere umane per dare un¹idea della complessità.

 

In psicologia, psichiatria, psicopatologia e psicoterapia come in medicina generale ³si sa² che gli squilibri e le disfunzioni ormonali causano grandi disturbi psichici, specialmente di affetti e sentimenti, come affetti ed emozioni d¹altronde modificano anche l¹economia ormonale. Le conclusioni sono ³quasi zero². In fondo lo sanno tutti che avvengono variazioni ormonali p.es. durante il ciclo mestruale, nei disturbi tiroidali, durante l¹adolescenza, essi modificano l¹umore, lo stato d¹animo, il comportamento delle persone, ma sembra una strada terapeuticamente non accessibile. Si tenta poi di ³correggere² le funzioni vegetative con il ragionamento e la coscienza, ciò è un tentativo fallito prima di iniziare, se a monte vi è un disturbo ormonale.

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

3.6.3.3.1      Nesso neurovegetativo-ormonale

3.6.3.3.2      Ormoni, neurotrasmettitori, sostanze messaggere

 

3.6.3.3.1     Nesso neurovegetativo-ormonale

Il sistema limbico avvia delle reazioni a catena di liberazione o inibizione di ormoni:

-   o autonomamente in base a degli impulsi di regolazione riflessiva,

-   o in base a delle percezioni che la corteccia cerebrale ³realizza² coscientemente e che provocano emozioni frustranti o soddisfacenti.

3.6.3.3.2     Ormoni, neurotrasmettitori, sostanze messaggere

Il seguente grafico elenca, accanto alla regolazione ormonale sessuale, una serie di altre sostanze messaggere giusto per dare una vaga idea.

La regolazione digestiva, metabolica, immunitaria, escretoria, circolatoria, degli stati di coscienza, Š funzionano secondo dei processi ormonali-cellulari altrettanto complessi.

3.6.4   Biologia gestionale

Sono trattati i seguenti argomenti:

-  Modello psicofisico.

-  Fisiologia dello ³stress².

3.6.4.1   Modello psicofisico

Il seguente schizzo tenta di connettere dei criteri biologici e psichici che poi sono distinti nella nostra riflessione, ma nella realtà di una persona sono tutt¹uno:

 

-  Il senso comune classifica le emozioni come psichiche, mentre diventa moda nella medicina di vederle esclusivamente come processi biochimici (ormonali e di neurotrasmettitori).

-  La psicologia definisce anche percezioni, sensazioni e impressioni come psichiche mentre il laico le classifica piuttosto come ³corporee² (vista, udito, olfatto, gusto, tatto, equilibrio, dolore, Š).

-  La psicologia classifica come psichiche anche delle prestazioni come la memoria, la cognizione, gli intenti, la volontà (parte accessibile al cosciente) mentre il laico le percepisce più come ³mentali² o ³spirituali².

-  La psicologia classifica come psichiche anche le parti espressive umane, i ³comportamenti², mentre il laico tende a classificarli come ³caratteriali² quando sono ³aberranti², scomodi e ripetitivi.

3.6.4.2   Fisiologia dello ³stress²

Negli ultimi decenni sono stati approfonditi diversi nessi e interazioni tra soma e mente. Ciò permette di connettere anche mentalmente dei fatti comportamentali, emotivi, fisiologici e anatomici. Dopo i lavori di Selye sullo stress e di Pauling sul metabolismo e i ³micronutrienti² si sospetta che tantissimi disturbi classificati ³sociali, comportamentali, psichici, percettivi, emotivi, relazionali, Š² abbiano anche una dimensione fisiologica/anatomica: che scoperta!

 

Come conosco la scienza e i mass-media, i prossimi anni saranno dedicati a interminabili discorsi se la schizofrenia è causata da una massiccia mancanza di vitamina B6 o se la schizofrenia potrebbe creare un esagerato fabbisogno di vitamina B6. In realtà questa patologia ha probabilmente altre cause ancora sconosciute (anche genetiche).

 

Il seguente esempio di un modello scientifico (utile) indica la dimensione organica/fisiologica di un fatto percepito come ³psichico: lo stress. Un altro meccanismo non ancora trattato scientificamente, ma di simile importanza ³psichica² esistenziale, sarebbe la noia (troppo pochi stimoli, attività invece troppa), che del resto provoca sintomi paragonabili.

Da notare nel seguente esempio che cinque circuiti regolativi sono amplificanti mentre solo uno (glucocorticoidi dalla corteccia surrenale a ipofisi e ipotalamo) è smorzante.

 

 

4.0      Medicina ³gestionale² umana

La medicina è intensa prevalentemente come biologica e si serve oggigiorno innanzitutto di ³farmaci² per curare delle aberrazioni funzionali (quelle strutturali le tratta la chirurgia). Nel seguente capitolo sono quindi entrato solo superficialmente nell¹argomento della farmacologia.

 

Vengono trattati i seguenti temi:

4.1      Dolore e analgesici

4.2      Neurologia e relativa neurofarmacologia

4.3      Psichiatria e relativa psicofarmacologia

4.4      Psicosomatica e relativa farmacologia ³sintomatica²

4.1      Dolore e analgesici

Il dolore ha una dimensione:

-  Neurologica in quanto si tratta di segnali nervosi vegetativi ma anche

-  una psichica in quanto è percepito (amplificato o ammortizzato) coscientemente, influenzando notevolmente le funzioni psichiche sia corticali (di controllo) sia limbiche (emotive).

 

Trattandosi di circuiti nervosi regolativi che possono sia amplificare sia ammortizzare i segnali originali, gli analgesici si servono di diversi meccanismi per alleviare il sintomo:

-  Gli oppiacei agiscono come inibitori sul sistema nervoso centrale.

-  Gli analgesici antipiretici servono per ridurre i dolori del tipo infiammatorio.

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

4.1.1   Dolore e analgesici nella medicina tradizionale

4.1.2   Oppiacei

4.1.3   Analgesici antipiretici

4.1.4   Integratori alimentari/antidolorifici

4.1.1   Dolore e analgesici nella medicina tradizionale

La medicina antica e popolare senza saperlo era più differenziata nella classificazione e usava diverse sostanze (le più antiche medicine) per diversi scopi:

-  Gli oppiacei come sedativi di tutte le funzioni vegetative e psichiche.

-  Le cannabiacee come distensivi muscolari ³euforizzanti² e come inibitori del simpatico neurovegetativo.

-  I derivati dalla coca come stimolanti del simpatico neurovegetativo.

-  Diversi ³simpatotonici² come l¹ephedrae, la damiana, Š

-  Diversi ansiolitici come la scutellaria, Š

-  Diversi ³vagotonici² (parasimpatotonici) come la lobelia, Š

-  Diversi analgesici/miorilassanti come il petasite, Š

-  Analgesici locali come l¹aconito, la menta, il garofano, Š

-  Le solanacee (belladonna, giusciamo, datura, Š) come inibitori del parasimpatico neurovegetativo.

-  Diversi fitoormoni come il luppolo, Š

-  Diversi antiinfiammatori come la spira ulmaria, Š

e tante combinazioni tra queste sostanze per le raffinate sfumature di dolore/stato d¹animo.

 

Anzitutto, essi distinguevano gli stati dolenti tra l¹eccitazione/sedazione, l¹infiammazione/nevralgia, e l¹iperveglia/apatia e l¹euforia/malumore.

 

Personalmente uso tanti rimedi dei sopra citati, aggiunti alle seguenti sostanze:

-  Vitamina B1, B6 e B12 in dosi massicce per dei dolori prevalentemente ³nevralgici² (p.es. ANCOPIR).

-  Enzimi proteolitici in dosi massicce per dei dolori prevalentemente infiammatori (p.es. WOBENZYM).

 

Aggiungo poi nella fase acuta e secondo i criteri citati sopra:

-  Sedativi o stimolanti per simpatico/parasimpatico.

-  Rispettivamente combinazioni di tutte due per

    -                 aumentare o abbassare il tono neurovegetativo

    -                 e/o intervenendo sullo stato d¹animo.

Il tutto secondo ogni caso individuale e spesso anche correggendo il tiro secondo l¹evoluzione. È evidente che questa parte del mestiere è indicata piuttosto a degli ³esperti², sia per la complessità sia per l¹esperienza sia per il dosaggio delle sostanze.

4.1.2   Oppiacei

Vengono impiegati nel caso di dolori forti, acuti e cronici prevalentemente non infiammatori. Effetti sedativi sul sistema nervoso centrale con tutti i possibili effetti collaterali dei centralsedativi e le rispettive interazioni con degli altri centrosedativi.

 

Gli oppiacei sono spesso temuti dai laici per gli effetti collaterali e il potenziale di dipendenza: la paura non è fondata, perché nelle mani di chi li sa usare come la scelta, il dosaggio e la somministrazione sono i preparati con meno effetti ³devastanti² sugli altri sistemi dell¹organismo. Certo che il dilettantismo e l¹abuso, come per tutte le sostanze terapeutiche veramente efficaci, li fanno diventare veleni.

4.1.3   Analgesici antipiretici

I più noti sono:

-  Salicilati (es. ASPIRINA, ASA-TABS).

-  Paracetamolo (es. CONTRA-SCHMERZ, PANADOL, TREUPEL).

-  Derivati di pirazolone (es. NOVALGIN).

-  Derivati di acido antranilico (es. PONSTAN).

-  Derivati di acidi acetico, indolico, propionico, di oxicame e diversi (es. VOLTAREN, FLECTOR, BRUFEN).

 

Gli impieghi, effetti collaterali e le interazioni sono rilevabili dai rispettivi foglietti illustrativi.

 

4.1.4   Integratori alimentari/antidolorifici

Coinvolti in processi di dolori possono essere i seguenti integratori alimentari:

             Dolori              AO, PB, OE (antiossidanti, proteine bassomolecolari, oli essenziali)

               mal di testa                                compl.B, B1, B3, B6, AP, Fe, Cr, PABA

               emicrania                                   B6, E, Mg, Se, o-3

               crampi                                        B6, Na

               dolori muscolari, articolari       BIO, AP

               neuropatie, parestesie               compl.B, B1, B6, B12, AP, o-6, o-3, AL, LE, INO

               bruciore, torpidità                      B6

               torpidità, formicolio                   BIO, AP

               sindrome del tunnel carpale     B2, B3, B6, Mg, o-6

               dolori cronici                              B1, B6, B12, C, E, Se, dl-FA

(per le abbreviazioni vedi PTO2)

4.2      Neurologia e relativa neurofarmacologia

La neurologia sarebbe predestinata assieme con la psichiatria clinica a trattare tanti disturbi psichici con una componente metabolica (praticamente tutte le psicosi). Malauguratamente la divisione dei compiti non è (ancora) così chiara. Il seguente capitolo non approfondisce la farmacologia medica, perché questi pazienti vanno comunque trattati dal neurologo ed è criminale infilarsi nella loro medicazione. In compenso, indico delle sostanze ortomolecolari coinvolte nei relativi processi. Sono intese come proposte al neurologo, in nessun caso per tentativi di automedicazione, perché possono avere delle serie interazioni con i medicamenti neurologici.

Per farsi un¹idea più chiara sulle relazioni tra neurologia e psicologia, vale la pena di leggere tutti i libri di SACKS (un noto e divertente neurologo) p.es.:

SACHS, Oliver: - Bewusstseinsdämmerungen; VLG Chemie

                            - Migräne; Kohlhammer

                            - Stumme Stimmen; rowolt

                            - Der Tag an dem mein Bein fortging; rowolt

                            - Der Mann der seine Frau mit einem Hut verwechselte; rowolt

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

4.2.1   Antiepilettici

4.2.2   Farmaci contro il morbo di Parkinson

4.2.3   Tonificanti muscolari

4.2.4   Parasimpatomimetici

4.2.5   Farmaci contro l¹emicrania

4.2.6   Farmaci contro il morbo di Alzheimer

4.2.7   Farmaci contro la sclerosi laterale amiotrofica

4.2.1   Antiepilettici

Lo spettro di antiepilettici è molto largo e assolutamente di competenza del neurologo; avendo effetti collaterali, indesiderati e di interazioni molto variabili e dipendenti dalle dose, solo un esperto nel ramo è capace di scegliere bene e correggere il tiro secondo il criterio del minor male.

 

Sostanze ortomolecolari coinvolte possono essere:

epilessia                compl.min., B3(na), B6, E, Mg, Zn, Mn, Se, CIS, TAU, GLU, DMG

Sono intese come proposte per il neurologo, in nessun caso per dei tentativi di auto-medicazione, perché possono avere delle serie interazioni con i medicamenti neurologici, in particolare gli aminoacidi e i metaboliti.

4.2.2   Farmaci contro il morbo di Parkinson

I due gruppi di medicamenti maggiormente usati sono:

-  Levodopa (sostituisce la dopamina mancante).

-  Anticolinergici.

 

Sostanze ortomolecolari coinvolti possono essere:

Morbo di Parkinson                    compl.B, B3. B6, FOL, C, E, Se, o-6, ld-FA, l-MET

Sono intesi come proposte per il neurologo, in nessun caso per dei tentativi di auto-medicazione, perché possono avere delle serie interazioni con i medicamenti neurologici, in particolare gli aminoacidi.

4.2.3   Miotonolitici

Sostanze ortomolecolari coinvolte possono essere:

spasmi                                         B6, TRE

tremolio                                       TF

scatti                                            B6

Sono intese come proposte per il neurologo, in nessun caso per tentativi di auto-medicazione, perché possono avere delle serie interazioni con imedicamenti neurologici, in particolare gli aminoacidi.

4.2.4   Parasimpatomimetici (vagotonici)

Sostanze ortomolecolari coinvolte possono essere:

iperattività                                   

compl.B, compl.min.,                 B1, B6, Ca, Mg, Zn, o-3, o-6, LE, TRE, GLU

irritabilità                                     B3, B12, Cu, o-6, PABA

aggressività                                 FOL

ipersensibilità                              compl.B, B1, B6, B12, FOL, Ca, Mg, Zn, Fe, TRE, GLU   premurosità                                                     B3

nervosismo                                 B1, B6, Fe, GLU

stress cronico                             *PB, A, Mg, FA, BCCA,ARG, HIS, GLU, Q10, DMG

                                                     * proteine bassomolecolari

Sono intesi come proposte per il neurologo, in nessun caso per dei tentativi di auto-medicazione, perché possono avere delle serie interazioni con i medicamenti neurologici, in particolare gli aminoacidi e i metaboliti.

4.2.5   Farmaci contro l¹emicrania

Sostanze ortomolecolari coinvolte possono essere:

emicrania                                    B6, E, Mg, Se, o-3

4.2.6   Farmaci contro il Mb. di Alzheimer

Sostanze ortomolecolari coinvolte possono essere:

Mb. di Alzheimer          compl.B, B61, B6, B12, FOL, AP, E, Se, o-6, o-3, LE, l-CAR.

4.2.7   Farmaci contro la sclerosi laterale amiotrofica

Sostanze ortomolecolari coinvolte possono essere:

sclerosi laterale            B12, Cu, o-6, o-3, LE, BCCA, TRE

Sono intesi come proposte per il neurologo, in nessun caso per dei tentativi di auto-medicazione, perché possono avere delle serie interazioni con i medicamenti neurologici, in particolare gli aminoacidi.

4.3      Psichiatria e relativa psicofarmacologia

La psichiatria è il ramo ³medico-biologico² della psicologia, essa si occupa soprattutto del lavoro clinico e dei disturbi che in fasi acute portano al ricovero. Usano tutta la gamma di strumenti diagnostici e terapeutici disponibili e applicabili in una clinica:

-  Discorsivi.

-  Farmacologici.

-  Terapie di gruppo.

-  Terapie di reintegrazione.

-  Interventi ambutoriali e medicazioni depositarie.

E curano la collaborazione con le relative istituzioni e i servizi.

 

Viene trattato il seguente argomento:

4.3.1   Psicofarmacologia

 

4.3.1   Psicofarmacologia

Il seguente capitolo segue una classificazione dell¹Associazione dei medici Svizzeri (FMH). L¹ho trattato un po¹ più per esteso perché girano vere fobie in merito, assolutamente infondate. Per alternative e ³aggiunte² vedi ³Tavole psico-ortomolecolari² aggiunte al testo PTO 3 del seminario.

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

4.3.1.1   Neurolettici

4.3.1.2   Sali di litio

4.3.1.3   Antidepressivi

4.3.1.4   Psicofarmaci combinati

4.3.1.5   Disintossicazione

4.3.1.6   Psicostimolatori

4.3.1.7   Inibitori d¹appetito

4.3.1.1   Neurolettici

Impiegati per:

-  Schizofrenia acuta e cronica.

-  Agitazione psicotica incluso delirio e manie.

-  Agitazione acuta generica.

-  Ansia psicotica (non servono per altre forme di ansia).

-  Ogni tanto in casi di dolori cronici e come antiemetico (nausea).

 

Effetti anticolinergici (inibitori del ramo simpatico del sistema nervoso vegetativo), inibitori del sistema dopaminergo del sistema nervoso centrale e quindi sedativi nelle parti:

-  della corteccia prefrontale e temporale,

-  dei gangli basali,

-  del sistema limbico.

4.3.1.2   Sali di litio

Impiegati:

-  In fasi maniacali della malattia maniacale-depressiva.

-  Profilassi alla malattia maniacale-depressiva.

-  Malattie depressive unipolari ev. in combinazione con antidepressiva.

4.3.1.3   Antidepressivi

Gli antidepressivi sintetici hanno ingiustamente una bruttissima reputazione: applicati a regola d¹arte sono ³il minor male² terapeutico e rendono la vita di un tendenzialmente depresso meno ³difficile². Inoltre uno studio epidemiologico famoso dimostra che in forme di depressioni costituzionali riducono notevolmente il rischio di tumori (anche sotto il livello della media della popolazione paragonabile senza inclinazione depressiva).

 

Sono trattati i seguenti argomenti:

4.3.1.3.1      Antidepressivi tri- e tetraciclici

4.3.1.3.2      Inibitori del riassorbimento di serotonina

4.3.1.3.3      Altri antidepressivi

4.3.1.3.1     Antidepressivi tri- e tetraciclici

Impiegati contro tutte le forme depressive indipendentemente dalla classificazione eziologica e dai sintomi accompagnanti come ansia, panico, insonnia, agitazione, dolori, Š

 

Hanno effetti molto simili (tri-e tetraciclici): sedativo sul sistema nervoso centrale e anticolinergico. Il trattamento per certi preparati avviene in modo progressivo. L¹effetto antidepressivo si nota dopo 2Š4 settimane, gli effetti sedativi e analgesici prima.

 

Effetti collaterali possono essere cardiovascolari e di aumento del peso, anticolinergici (bocca secca, costipazione, vertigini, palpitazioni, vista turbata, ritenzione urinaria), alta tossicità acuta (rischio di suicidio) in alte dosi.

 

Se interagiscono con degli inibitori di enzimi, amplificano il loro effetto, mentre con degli stimolatori di enzimi il loro effetto si riduce. La combinazione con altri sedativi del sistema nervoso centrale, o con altri anticolinergici o simpatomimetici, p.es. alcool, può potenziarne l¹effetto a livello rischioso.

In combinazione con antipertonici, l¹effetto di questi ultimi viene ridotto.

 

La mia critica della medicazione con ³antidepressivi tri-e tetraciclici² da parte di psichiatri e medici non è alle ³sostanze sintetiche² e neanche al fatto del loro impiego; in ³forme agitate² può essere razionale l¹impiego di sostanze sedative. Più critico è l¹impiego in casi dove l¹incentivo (spinta) e l¹intento (volontà) sono già notevolmente ridotti (stati di esaurimento apatico): il sedativo acutizza ancora questo stato e rende difficile il riacquisto di energia. Questo non è a regola d¹arte (e lo incontro spesso nella prassi terapeutica).

4.3.1.3.2     Inibitori di riassorbimento di serotonina

Gli inibitori di riassorbimento di serotonina presentano meno effetti collaterali spiacevoli che gli antidepressivi tri-e tetraciclici e sono meno rischiosi sotto il profilo delle intossicazioni; costano però molto di più.

 

Come effetti collaterali possono causare dei disturbi gastrointestinali, mal di testa, irrequietudine, ansia, difficoltà ad addormentarsi. Effetti cardiovascolari e anticholinergici sono più rari che nei tri-e tetraciclici.

 

Come alternative agli inibitori di riassorbimento di serotonina e in casi lievi possono servire la triptofane, treonina e glicina (mai assieme con degli antidepressivi sintetici), gli aminoacidi essenziali per la sintesi di serotonina.

4.3.1.3.3     Altri antidepressivi

Degli altri tipi di antidepressivi servono per sintomatologie specifiche.

4.3.1.4   Psicofarmaci combinati

Servono per inibire prevalentemente o il sistema limbico o il sistema corticale.

4.3.1.5   Disintossicazione

Ci sono dei preparati che aiutano alla disintossicazione o alleviano i sintomi per:

-  Alcool.

-  Nicotina.

-  Stupefacenti.

4.3.1.6   Psicostimolatori

Ci sono pochissimi impieghi, perché il potenziale di dipendenza è notevole: narcolepsia e sindrome ipercinetica nei bambini.

4.3.1.7   Inibitori dell¹appetito

La maggior parte è simpatomimetica. Il potenziale di dipendenza è alto, servono raramente per la cura dell¹obesità, gli effetti collaterali sono numerosi.

4.4      Psicosomatica e relativa farmacologia ³sintomatica²

La maggior parte dei medici di condotta, terapisti, naturopati e medici naturalisti praticano una specie di psicosomatica. Questo metodo si è divulgato anche tramite i mass-media ed è diventato una sorta di ³consenso comune² sanitario anche se non si chiama così.

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

4.4.1   Diagnostica e trattamento di disturbi psicosomatici

4.4.2   Farmacologia ³psicosomatica sintomatica²

4.4.1   Diagnostica e trattamento di disturbi psicosomatici

I medici trattano i disturbi ³funzionali² senza substrato biologico evidentemente riconoscibile nei seguenti modi:

-  consigliano uno psichiatra o psicoterapista

-  e/o prescrivono farmaci (anche ³naturali²), contro dolori, ansia, insonnia, eccitazione.

 

Molti di loro (con le vigenti restrizioni del tempo di consultazione da parte delle casse malati) consigliano delle misure di modifiche relazionali o sociali, comportamentali e ogni tanto prescrivono ³ricostituenti² anche di tipo ortomolecolare.

4.4.2   Farmacologia ³psicosomatica sintomatica²

Disturbi di sonno, ansia, stati di tensione nervosa, stress.

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

4.4.2.1   Benzodiazepine (sedativi)

4.4.2.2   Cloralidrati (sonniferi)

4.4.2.3   Sedativi e sonniferi

4.4.2.4   Preparati combinati

4.4.2.1   Benzodiazepine (sedativi)

Amplificano l¹effetto inibitore dell¹acido gamma-aminobutirico (GABA) nel sistema nervoso centrale e agiscono quindi come sedativi. Diminuiscono quindi gli stati di tensione nervosa e stimolano il sonno. Certi preparati si usano anche per:

-  Attacchi epilettici.

-  Sindrome di astinenza alcolica.

-  Attacchi di panico.

-  Certe forme di schizofrenia.

 

Secondo la dose possono crearsi degli effetti di ³troppo sedativo²: stordimento, confusione, vertigini, amnesie anterogradi, atassia, debolezza muscolare.

 

In combinazione con altri sedativi che agiscono sul sistema nervoso centrale l¹effetto si può amplificare e può ledere delle funzioni vitali: p.es. alcool, antidepressivi triciclici, antiistaminici, antiepilettici, cloralidrati e oppiacei. Anche gli inibitori enzimatici possono amplificare l¹effetto. I contracettivi possono o inibire o amplificare l¹effetto.

 

Controindicati: specialmente miastenia gravis e insufficienza respiratoria. L¹applicazione a breve è poco problematica, cronica può rendere dipendente.

 

Un effetto simile alla benzodiazepina (con minimi effetti collaterali) per casi leggeri è raggiungibile per somministrazione di glutamina (aminoacido), precursore di GABA (p.es. L-Glutamina BURGERSTEIN).

4.4.2.2   Cloralidrati (sonniferi)

Un inibitore enzimatico che abbassa la risposta del sistema nervoso centrale; usato come ipnotico (sonnifero) e in crampi infantili.

 

Rari effetti collaterali possono esserci: nausea, diarrea, reazioni dermiche.

 

Interazioni come con le altre sostanze sedative per il sistema nervoso centrale (=> benzodiazepine).

 

Controindicazioni: insufficienza renale, uso regolare.

 

Alternative ortomolecolari in certi casi potrebbero essere la L-triptofane o melatonina.

4.4.2.3   Sedativi e sonniferi

Certi preparati vengono usati come alternative alle benzodiazepine (sedativi), altre sostanze si usano prevalentemente in stati di ansia e tensione nervosa come i sedativi/ipnotici. Anche un preparato fitoterapeutico di Piper methisticum F. (kava-kava) viene usato con successo.

Controindicazioni: uso regolare

4.4.2.4   Preparati combinati

Quelli inizialmente descritti sono in commercio in combinazione con i barbiturati, la methaqualone, i fitoestratti e tante altre sostanze. Esistono anche combinazioni con gli spasmolitici (specialmente per dei disturbi combinati gastrointestinali).

 

5.0      Psicoterapie

Per i vecchi medici il terapeuta disponeva di tre strumenti:

-  il tatto,                        - il rimedio e                           -  la parola.

 

5.1      Modelli terapeutici

5.2      Psicoterapie corporee

5.3      Psicoterapie farmacologiche

5.4      Psicoterapie verbali (discorsive)

 

Le psicoterapie moderne propongono diversi tipi di cura o trattamenti per i disturbi e le malattie psichiche e/o psicosomatiche. Le forme più divulgate sono:

-  Bioenergetica.

-  Terapie familiari.

-  Terapie discorsive.

-  Psicoterapie di gruppo.

-  Terapie ³gestalt² (figura).

-  Ipnosi.

-  Psicoterapie movimentali.

-  Terapie psicomotorie.

-  Psicoterapie corporee.

-  Musicoterapie.

-  Percezione catatimica di immagini.

-  Logoterapia.

-  Psicoanalisi.

-  Terapie sessuali.

-  Terapie comportamentali.

-  Terapie distensive come il training autogeno.

-  Biofeedback.

-  Ergoterapia.

-  Socioterapie.

-  ...

 

Sono trattati i seguenti temi:

5.1.1   Modello comportamentale-adattivo

5.1.2   Modelli relazionali terapeutici

5.1      Modelli terapeutici

Vengono trattati i seguenti temi:

-  Modello comportamentale-adattivo.

-  Modelli relazionali terapeutici.

5.1.1   Modello comportamentale-adattivo

Il seguente modello comportamentale segue una proposta di Grossarth-Maticek: distingue grossolanamente cinque sistemi di criteri determinanti:

-  Criteri dirigenti come le condizioni biologiche, relazionali e sociali, la vitalità e il sistema sulle aspettative personali.

-  Criteri e caratteristiche comportamentali.

-  Criteri di effetto biologico, psichico, sociorelazionale.

-  Criteri sulla cognizione come la percezione, la valutazione, l¹interpretazione, l¹immaginazione, la proiezione.

-  Criteri sullo stato biologico, d¹animo, sociorelazionale.

 

Si noti che ci sono diversi circoli a diversi livelli che permettono:

-  comportamenti di tipo vegetale-reattivo: effetto-cognizione-comportamento (manca stato e adattamento dirigente),

-  fino a ragionati circuiti di apprendimento: effetto-cognizione-stato-dirigenti-comportamento,

-  ma anche di adattamento pragmatico: effetto-cognizione-stato-comportamento (manca adattamento dirigente),

-  come l¹adattamento autolesionistico del martire: effetto-cognizione-dirigente-comportamento.

5.1.2   Modelli relazionali terapeutici

Personalmente e per degli scopi terapeutici con dei temi sociali  mi servo di tre mo-delli ³sociocentrati²:

-  Io in gruppo.

-  Io in relazione con un altro.

-  Io tra me e me.

 

Faccio terapeuticamente una netta distinzione tra le relazioni ³di coppia² e le relazioni di gruppo (ruoli), perché sono spesso contrastanti tra di loro e  se posso differenziare il ³ruolo² e l¹³affezione² ciò facilita il discorso sulla complessità relazionale. Può sembrare ricercato, ma ciò è veramente utile. Per me rappresenta l¹unicol¹unico criterio per un modello di lavoro.

 

Faccio anche notare (per giustificare l¹eresia), che la distinzione relazionale e sociale deve essere molto vecchia, perché in molte lingue remote (e anche in diverse recenti) oltre al singolare (io, tu, lui) e il plurale (noi, voi, loro) viene usata una forma autonoma e distinta dialettica (noi due, voi due, loro due).

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

5.1.2.1   Io nel mio ruolo in un gruppo

5.1.2.2   Io in relazione con un altro

5.1.2.3   Io tra me e me (relazione con me stesso)

5.1.2.1   Io nel mio ruolo in un gruppo

Chiamo ³di gruppo² ogni relazione tra più

di due partecipanti per poter distinguere e

discutere:

 

€   la partita da giocare o il brano da suonare,

    o la parte da recitare

 

€   i ruoli dei partecipanti, la parte da recitare

 

 

€   compiti, responsabilità e competenze (diritti)

    abbinati ai singoli ruoli.

5.1.2.2   Io in relazione con un altro

 

 

Chiamo ³di coppia² ogni relazione tra due

persone per discutere e poter discutere di:

 

€ affari miei

€ affari tuoi

€ affari nostri

€ affari non correlati alla relazione

5.1.2.3   Io tra me e me (relazione con me stesso)

Può sembrare ³sofisticata² la distinzione di ³Io tra me (Battista) e me (Vaticano). In realtà è molto utile nel discorso psicoterapeutico poter differenziare tra ³impulsi naturali², ³impulsi culturali² e ³Me² in tramezzo con i compiti di correlazione, coordinazione e di disposizione.

-  Tenerli separati per evitare una ³guerra civile interna² fra natura e cultura.

-  Lasciare a ciascuno le sue competenze ³innate² e non immedesimarmi senza necessità nei compiti sia dell¹uno che dell¹altro (accettazione di esigenze concorrenziali e ambivalenti non armonizzabili).

-  Soddisfare la ³cultura² (il Vaticano) ma solo fino al punto che non diventi ³inquisitorio².

-  Soddisfare la ³natura² (il Battista) ma solo fino al punto che non diventi ³bestiale².

Così con poco sforzo mi tengo libere le spalle per poter tranquillamente terminare le mie opere e seguire i miei interessi.

 

 

 

Chiamo ³l¹individuale² la relazione tra sé e sé

di un essere umano per poter discutere

intenti/valutazioni/spinte interne e spesso

contrastanti di una persona:

 

€ ³Battista²: ciò che è più o meno il concetto

    di Groddeck/Freud dell¹³Es²

    (parte animalesca, naturale dell¹essere umano).

 

€ ³Vaticano²: all¹incirca il concetto di Freud

    del ³Super -Ego² (parte dei valori, della

    morale, dell¹etica e della cultura

    interiorizzata dell¹essere umano).

 

€ ³Io²: il concetto che la ³persona² ha di

    sé stessa nel contesto delle sue

    impressioni ed espressioni.

5.2      Psicoterapie centrate sul corpo

Le psicoterapie centrate sul corpo usano metodi di tocco come l¹approccio alle funzioni gestionali psichiche.

 

Note come tecniche attive (da eseguire come esercizi da parte del cliente) sono p.es.:

-  Tecniche respiratorie.

-  Tecniche distensive.

-  Training autogeno.

-  Bioenergetica secondo Mindell.

Queste tecniche possono essere di aiuto in situazioni di stress. Malauguratamente richiedono parecchio impegno per via dell¹istruzione e del controllo preliminare e poi dell¹incentivo e della volontà per esercitarli. Clienti con queste capacità e che hanno dei disturbi psichici sono rari. Esperienze simili le ho fatte con gli esercizi di Yoga.

 

Altre tecniche piuttosto ³passive² e spesso applicate anche per scopi psicoterapeutici sono:

-  Vegetoterapia secondo Reich.

-  Polarity secondo Stone.

-  Integrazione strutturale secondo Rolf.

-  Integrazione posturale secondo Painter.

-  Massaggio Cranio-Sacrale secondo Sutherland, Upledger.

-  Bio-feedback, inesiologia applicata p.es. secondo Goodheart.

-  Touch for health secondo Thie.

-  Š

L¹effetto che provocano dipende molto dal terapeuta . Non sarà poi quasi mai la ³psicoterapia corporea² esclusiva, ma la combinazione con psicoterapie discorsive e l¹uso di rimedi fitoterapeutici e/o ortomolecolari che porta al successo. Vari di questi metodi non solo richiedono una formazione tecnica professionale, ma anche un serio approfondimento psicorelazionale: in fasi acute e latenti nevrotiche e psicotiche possono scatenare delle fortissime emozioni che il terapeuta inesperto non regge, e questo sarebbe pericoloso. Nelle forme non invasive, lente e dolci possono invece notevolmente scaricare e distendere. Nel nostro esercizio ³psicoterapeutico² mancano raramente due ore di terapie di questo tipo al mese.

 

Le terapie processuali come il massaggio psicozonale, il lavoro processuale (mindell), il rebirthing, regressione, le tecniche di trance, Š sono controindicate per i disturbi psichici, in quanto di solito creano più problemi di quelli che ne risolvono. Avranno un loro valore pedagogico o di sviluppo spirituale, ma applicate per latenti o acuti seri disturbi psichici e su delle persone altamente sensibili possono acutizzare i sintomi. Vengo a sapere ogni anno di parecchi casi che dopo delle sedute simili sono finiti in cliniche psichiatriche.

 

Intendo utilizzare l¹esempio di una terapia mirata sul corpo:

5.2.1       Esempio: Trattamento kinesiologico degli attacchi di panico secondo Callahan

5.2.1   Esempio: Trattamento kinesiologico degli attacchi di panico secondo Callahan

Autotrattamento di stati di panico a causa di fobie e dipendenze secondo Roger J. Callahan.

CALLAHAN, Roger J.: Leben ohne Phobie, Verlag für angewandte Kinesiologie VAK, D-Freiburg i.B.

 

(La parte seguente si trova anche allegata al materiale didattico in formato A4)

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

 

5.2.1.1   Trattamento principale (esercizio da eseguire in caso di un attacco)

5.2.1.2   Trattamento esteso (esercizio da ripetere 3 volte al giorno)

5.2.1.3   Visualizzazione (parte del trattamento esteso)

5.2.1.4   Trattamento dello stress (come aiuto nelle situazioni di tentazione, rischio)

5.2.1.5   Invertimento psichico (in caso di difficoltà nell¹esercizio principale)

5.2.1.6   Invertimento psichico fluttuante (in caso di difficoltà nell¹invertimento psichico)

5.2.1.1   Trattamento principale (esercizio da eseguire in caso di un attacco)

a)    Classificare l¹ intensità della fobia su una scala 1 a 10 (sono calmo, disteso => completamente impanicato).

 

b)    Battere il punto sotto l¹occhio (stomaco 1) per 30Š40 volte immaginandosi che sarebbe bello perdere la fobia. Se possibile anche il punto indicato sul secondo dito del piede (stomaco 45).

 

c)    Classificare di nuovo l¹intensità della fobia: se non è diminuita almeno di due punti, procedere con ³Invertimento psichico² 5.2.1.5

5.2.1.2   Trattamento esteso (esercizio da ripetere 3 volte al giorno)

a)    ³Visualizzazione² (vedi dopo) 5.2.1.3

b)    ³Trattamento principale² (vedi sopra) 5.2.1.1

c)    Battere per 35 volte il punto tra l¹anulare e il mignolo della mano non dominante (triplice riscaldatore 3) immaginandosi che sarebbe bello perdere la fobia.

d)    Classificare di nuovo l¹intensità della fobia: se non è diminuita almeno di due punti, procedere con ³Invertimento psichico², se no:

e)    Chiudere gli occhi, guardare prima in basso a destra, poi in basso a sinistra.

f)     Ruotare gli occhi prima in una, poi nell¹altra direzione.

g)    Canticchiare una melodia, poi contare fino a 35, poi canticchiare di nuovo una melodia.

h)    Aprire gli occhi.

i)     ³Trattamento principale² (vedi sopra) 5.2.1.1

k)    ³Visualizzazione² (vedi dopo) 5.2.1.3

 

 

5.2.1.3   Visualizzazione (parte del trattamento esteso)

a)    Immaginarsi una situazione di tentazione come sarebbe ad essere non fobico o dipendente.

b)    Classificare la difficoltà d¹immaginazione su una scala 1 a 10; se è meno di 3, tornare all¹ esercizio di partenza, se no:

c)    Battere per 10 volte i punti al lato del torace, altezza capezzoli; ev. anche punto indicato sul ditone.

d)    Classificare di nuovo la difficoltà d¹immaginazione: se non è diminuita almeno di due punti, procedere con ³Invertimento psichico², se no tornare all¹esercizio di partenza.

5.2.1.4   Trattamento dello stress (come aiuto in situazioni di tentazione, rischio)

a)    Posizione eretta, occhi chiusi che guardano verso il basso.

b)    Piegarsi lentamente in avanti mentre contemporaneamente gli occhi fanno il movimento contrario in modo che alla fine guardano verso l¹alto.

c)    Erigersi lentamente mentre contemporaneamente gli occhi fanno il movimento contrario in modo che alla fine guardano di nuovo verso il basso.

5.2.1.5   Invertimento psichico (in caso di difficoltà nell¹esercizio principale)

a)    Battere il punto al lato esterno della mano non dominante, due dita dietro la protuberanza del mignolo (intestino tenue 3) con il suggerimento:

        ³Mi accetto anche se non ho ancora superato la mia fobia².

b)    Classificare di nuovo l¹intensità della fobia: se non è diminuita almeno di due punti, procedere con ³Invertimento psichico fluttuante², se no tornare all¹esercizio di partenza.

5.2.1.6   Invertimento psichico fluttuante (in caso di difficoltà nell¹invertimento psichico)

a)    Sfregare i due punti immediatamente sotto la clavicola sopra i capezzoli  con il  suggerimento: ³Mi accetto malgrado non abbia ancora superato la mia fobia².

b)    Tornare all¹esercizio di partenza.

5.3      Psicoterapie farmacologiche

La psicosomatica medica, la neurologia e la psichiatria si servono prevalentemente di questo strumento come descritto sopra. Hanno una bruttissima reputazione e malgrado questo in forme gravi di psicosi e di nevrosi acute sono indispensabili, perché rappresentano il minor male. Qui sbagliano spesso i dilettanti perché non solo sostanze e dosaggio, ma anche introito e abbandono di psicofarmaci vanno trattati dall¹esperto.

 

La brutta reputazione degli psicofarmaci proviene probabilmente dal loro abuso come medicamenti usati per delle situazioni di stress, noia, tristezza e insonnia in fasi difficili della vita, interpretate erroneamente come dei disturbi psichici e trattate smisuratamente e a lungo con dei medicamenti ad alto potenziale del rischio alla dipendenza. Se penso quanti dei miei clienti sono stati resi dipendenti dal Rohypnol vent¹anni fa, vado su tutte le furie!

Le sostanze psicoattive terapeuticamente utilizzabili sono brevemente trattati nel capitolo 4 di questo testo: ³Medicina gestionale umana².

5.3.1   Micronutrienti e funzionamento cerebrale

5.3.1   Micronutrienti e funzionamento cerebrale

È poco conosciuto dalle nostre parti che molti disturbi psicotici e in rari casi anche nevrotici sono connessi con dei disturbi metabolici del sistema nervoso centrale. Essendo coinvolte in questi meccanismi delle sostanze ortomolecolari, si riesce spesso, a migliorare notevolmente la situazione, il che è il tema principale di questo seminario. Volendo tentare questa strada in processi metabolici cerebrali, durante una medicazione con psicofarmaci (che attaccano i medesimi meccanismi), è consigliabile consultarsi prima con il medico curante che adatterà volentieri la sua medicazione se riconosce un effetto.

5.4      Psicoterapie verbali (discorsive)

Di psicoterapie discorsive ce ne sono quasi tante quanti sono gli psicoterapisti. Di seguito sono trattati tre approcci divulgati:

5.4.1   Terapie analitiche

5.4.2   Terapie umanistiche

5.4.3   Terapie comportamentali

5.4.1   Terapie analitiche

Le terapie analitiche o di profondità si basano originalmente sui lavori di:

-  Freud (1856-1939) e la sua psicoanalisi.

-  Jung (1875-1961) e la sua psicologia analitica o complessa o di profondità.

 

Il modello di Freud è brevemente descritto sopra, il modello di Jung modifica, varia e amplia il modello per i seguenti elementi:

-  L¹animo (³Selbst², io stesso) si trova al centro del cosciente tra l¹individuo e la società.

-  I due tipi di comportamento: introversione ed estroversione sono abbinati a quattro tipi funzionali: riflesso, emozione, sentimento e intuito.

-  L¹inconscio è differenziato in:

    - Inconscio personale che somma il dimenticato e lo scostato rimosso (personale) e

    - inconscio collettivo (archetipi) con determinanti comportamentali generali, innate.

-  La psiche si crea un equilibrio di conscio e inconscio tramite delle compensazioni.

-  Secondo questa autoregolazione provocano la formazione dei ³complessi².

 

Le terapie analitiche tentano di comprendere dei processi individuali psichici nel loro contesto culturale. I processi stessi vengono ³analizzati² (dal cliente, terapeuta o tutte due) con lo strumento della libera ³associazione² e/o con l¹interpretazione dei sogni. Anche aspetti scomodi e apparentemente insignificanti o ³assurdi² sono tematizzati.

 

Le terapie analitiche ³classiche²:

-  Premettono una motivazione per via della spinta causata dalla sofferenza e le capacità introspettive e di verbalizzazione.

-  Sono applicate a lungo termine da terapeuti con una specifica formazione (analisi di apprendimento).

-  Specialmente in caso di disturbi del tipo nevrotico.

-  Cambiamenti nel cliente sono trattati allo scopo di renderlo cosciente, attraverso la rianimazione dello scostato/rimosso e l¹elaborazione di proiezioni.

 

Applicazioni modificate sono p.es.:

-  Terapie ³focali²: per breve tempo si resta concentrati su un determinato tema.

-  Psicoterapie analitiche di gruppo.

-  Neopsicoanalitica, catarsi, psicodinamica.

5.4.2   Terapie umanistiche

Il modello di Rogers e della ³Gestalt²-psicoterapia è accennato sopra. Essendo ³antitetico² alle tradizioni analitiche e ³positivistico/pragmatico², il modello è stato integrato volentieri nel repertorio dei metodi sociopedagocici per l¹affinità delle due direzioni circa:

-  il veicolo di mutamento (relazione),

-  le prospettive di traguardo,

-  l¹emancipazione,

-  inoltre non pretende altri studi preliminari.

 

La parte della ³guida del discorso terapeutico² è diventata uno strumento efficace, controllabile e ripetibile in diverse terapie discorsive specialmente per dei clienti con delle capacità sociali e relazionali sviluppate.

Come intervento Rogers applica il discorso terapeutico che mira a far rifunzionare  l¹autoattualizzazione del ³Sé ideale² irrigidito o bloccato (non il disturbo attuale che in questa ottica è ³solo² un sintomo). La conduzione del discorso da parte del consulente deve essere:

-  Autentica: sincerità, privo di bigotteria, che crea fiducia.

-  Di stima positiva: rispetto e dignità, non invadente, che crea un ambiente privo di paura e ricatto, che stimola il cliente ad affrontare le proprie emozioni ed esperienze.

-  Dedizione comprensiva: darsi da fare per vedere il mondo con gli occhi del cliente, chiede se le sospettate emozioni erano presenti, verbalizza emozioni. fornisce al cliente un modello di trattamento ³autoesplorativo².

5.4.3   Terapie comportamentali

Le terapie comportamentali hanno ancora spesso la reputazione di un primitivo ³behaviorismo² meccanistico e di riflesso condizionato dei cani di Pavlow nella prima metà del secolo scorso. Daltronde non è negabile che delle mirate, differenziate e individualizzate terapie comportamentali riescono spesso a cambiare delle situazioni ³disperate² in delle situazioni vivibili in modo più economico.

 

Di seguito presenterò (in stile telegrafico) un approccio di:

GROSSARTH-MATICEK, R.: (descritto fra l¹altro in: Systemische Epidemiologie und präventive Verhaltensmedizin chronischer Erkrankungen, de Gruyter 1999).

5.4.3.1   Esempio: modello di terapia comportamentale secondo Grossarth

5.4.3.1   Esempio: modello di terapia comportamentale secondo Grossarth

Sembrerà strano che un epidemiologo che da quasi quarant¹anni lavora sui nessi tra comportamento/stile di vita e malattie croniche abbia sviluppato una specie di ³terapia comportamentale². Non lo è, perché per valutare scientificamente l¹incidenza p.es. dello ³stress² sull¹evoluzione di una malattia cronica, doveva:

-  primo disporre dei parametri per determinarla e

-  poi di strumenti per influenzare ³economicamente² e a lunga durata (fino alla morte) lo ³stress² di tante persone (decine di migliaia),

-  per poterlo confrontare con delle persone non ³trattate².

Questo perché l¹epidemiologia si basa su dati clinici della malattia, sulle abitudini di vita, sui comportamenti e anni di sopravvivenza delle persone osservate.

Un ragionamento basilare di Grossarth era che misurare lo stress momentaneo di una persona, non aveva alcun significato per i suoi studi, perché durante tutta la vita e fino alla morte quella persona avrà periodi più o meno stressanti. Quindi bisognava trovare degli indicatori comportamentali che sull¹arco di un lungo periodo promettevano una grande o una piccola ³tolleranza allo stress². Quel comportamento che lascia vivere l¹uno pacificamente in mezzo a enormi casini mentre un altro annega in un bicchiere d¹acqua. Per scoprire con poco impegno chi reagiva in quale modo egli ha sviluppato tre ³strumenti² che lui stesso chiama:

-  Questionario sull¹autoregolazione.

-  Questionario per rilevare il grado del piacere e del benessere.

-  Questionario per la classificazione della tipologia comportamentale.

 

Con questi strumenti (e un po¹ di altri, meno importanti nel nostro contesto) riuscì a scoprire dei tipici meccanismi individuali che impedivano in continuazione comportamenti con esiti soddisfacenti e/o provocavano quelli con esiti frustranti. Discutendo (con criteri simili a quelli di Rogers della ³Gestalt²-psicoterapia) questi meccanismi con il suo cliente e consultandosi su specifiche alternative comportamentali (sempre proposte dal cliente) dava ³un colpo di mano² al suo cliente (oggetto della sua ricerca) non solo a rendersi conto di un suo meccanismo comportamentale, ma anche valutando delle pratiche e realizzabili possibilità di modificarlo.

 

L¹interesse del ricercatore di riuscire nel suo intento era naturalmente grandissimo, perché doveva crearsi un gruppo di paragone per il suo studio. In più il metodo doveva essere efficace perché costa fare ³terapia gratuita per curiosità del ricercatore² ed erano poi coinvolti centinaia di suoi collaboratori nel progetto (perché erano decine di migliaia i partecipanti ³clienti²). In media c¹era un impegno di ca. 2.5 ore nella parte che lui chiama:

-  allenamento all¹autonomia.

 

È evidente che questo lavoro oltre a interessantissimi dati per comprendere meglio alcune malattie croniche come tanti tipi di tumori, malattie psichiche, cardiovascolari, allergie, Š ha fornito anche un ricco bagaglio di conoscenze su meccanismi comportamentali connessi sia con fatti biologici che con condizioni e possibilità culturali.

 

(Ciò che segue è anche riportato in altra forma come allegato nei ³strumenti didattici²).

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

5.4.3.1.1      Questionario sull¹autoregolazione

5.4.3.1.2      Questionario per rilevare il grado del piacere e del benessere

5.4.3.1.3      Questionario per la classificazione della tipologia comportamentale

5.4.3.1.4      Questionario differenziato per distinguere i tipi 1, 2 e 4

5.4.3.1.5     Terapia comportamentale: allenamento all¹autonomia

 

Dalle pubblicazioni di Grossarth è stato possibile dedurre il seguente modello comportamentistico:

 

5.4.3.1.1     Questionario sull¹autoregolazione secondo Grossarth

Si tratta di 50 domande alle quali rispondere con punteggi da 1 a 6. La somma del ³punteggio divisa per 50 dà un valore medio che permette di valutare la capacità di autoregolazione che si situa tra molto scarsa e molto buona. Questo indicatore permette:

-   di valutare grossolanamente il rischio e la ³tolleranza² allo stress;

-   di valutare la necessità di intervento in questa direzione:

     -   inferiore a 3: intervento raccomandato,

     -   tra 3Š4: intervento consigliabile,

     -   superiore a 4: intervento superfluo;

-   di dedurre (in base alle risposte specifiche) dove sono i comportamenti critici per l¹autoregolazione e

-   di seguito stimolare discorsi inventivi e creativi sulle possibilità di migliorarli con il minimo sforzo;

-   controllare dopo un certo tempo il risultato.

 

Un riassunto del questionario come strumento pratico per un esercizio nel seminario si trova sotto forma di tabella negli allegati.

 

           1. Parlo con altri dei miei problemi e desideri psicologici e personali.

           Con quale frequenza lo fa?

           1 = molto raramente, 2 = raramente, 3 = mediamente, 4 = piuttosto frequentemente, 5 = frequentemente, 6 = molto frequentemente.

 

           2. Sono attivo/a in un modo per me piacevole (es: nello sport, sul lavoro, nel rapporto di coppia, ecc.).

           Con quale frequenza realizzo questa condizione?

           1 = molto raramente, 2 = raramente, 3 = mediamente, 4 = piuttosto frequentemente, 5 = frequentemente, 6 = molto frequentemente.

 

           3. Con  il mio comportamento verso persone per me affettivamente importanti posso mantenere la mia indipendenza interiore.

           Con che intensità questo comportamento le è conforme?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

           4. Generalmente la manifestazione e la soddisfazione dei miei desideri e bisogni affettivi si manifestano come segue:

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           5. Quando il mio equilibrio interiore è turbato e il mio benessere scarso, sviluppo delle attività che mi riportano in equilibrio e migliorano il mio benessere.

           Come valuta questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = scarso, piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           6. Se ho problemi nei rapporti interpersonali sviluppo  attività fino al punto in cui li ho  sotto controllo.

           In quale misura riconosce in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           7. Modifico il mio comportamento fino al punto in cui raggiungo risultati per me soddisfacenti.

           Con che forza è presente in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           8. Con il mio comportamento creo delle condizioni che mi stimolano in modo piacevole (es: rapporti interpersonali e sfera fisica).

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           9. Di regola evito eccessi .

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = scarsa, piuttosto debole,

           4 = scarsa, piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           10.   Prego Dio affinché mi aiuti a superare i miei problemi.

           Con quale frequenza si comporta in questo modo?

           1 = molto saltuariamente, 2 = saltuariamente, 3 = scarsamente, piuttosto saltuariamente, 4 = scarsamente, piuttosto frequentemente,

           5 = frequentemente, 6 = molto frequentemente.

 

           11.   Prendo le distanze da persone che non soddisfano pienamente le mie aspettative affettive.

           In che forza è in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           12.   Ho stima di me stesso/a.

           Qual è la forza in lei di questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           13.   La mia vita ha un senso e mira a un obiettivo.

           Che forza ha questa convinzione in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

           14.   Mi nutro con un senso di benessere.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           15.   Pratico un¹attività fisica in un modo da trarne benessere.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           16.   Mi distanzio da circostanze e condizioni che alla lunga non mi fanno bene.

           Che forza ha  in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           17.   Organizzo la mia vita quotidiana in modo che possa continuamente rilassarmi.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           18.   Quando mi trovo in uno stato psichico negativo non mi rassegno ma sviluppo attività per  superarlo.

           Che forza ha questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

           19.   Mi comporto in modo da soddisfare miei bisogni, e con beneficio degli altri.

           Che forza ha  in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           20.   Armonizzo i  modi di comportamento nei vari campi della mia vita in modo da portare  a uno stato di benessere duraturo (es: alimentazione, lavoro, movimento, rapporto con il partnerŠ).

           Che forza ha questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           21.   Mi osservo in relazione al mio stato fisico.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           22.   Mi osservo in relazione al mio stato psichico.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           23.   Osservo le conseguenze del mio comportamento in me e negli altri.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           24.   Immagino diversi modi di comportamento che posso adattare se il mio attuale comportamento causa insuccesso.

           Qual¹è la forza in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           25.   Conformo il mio comportamento alle conseguenze,ossia  abbandono modi di comportamento che portano a conseguenze negative e mantengo modi di comportamento con conseguenze positive.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           26.   Se provo un insuccesso, non mi lascio sconvolgere,ma lo interpreto quale segnale che in futuro devo fare altrimenti.

           Che forza ha in lei questo comportamento ?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

           27.   Giornalmente svolgo diverse attività che mi fanno bene e si completano tra di loro.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           28.   Se non posso stabilire un contatto con una persona affettivamente importante, allora la lascio.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           29.   Vivo contento/a e rilassato/a con una persona per me affettivamente importante oppure anche senza di lei.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           30.   Mi adopero di continuo per trovare nuovi punti di vista e di comportamento che facilitino la soluzione di problemi inaspettatamente.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           31.   Il mio comportamento è indipendente da chiunque alla lunga mi porti degli svantaggi.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           32.   Con il mio comportamento realizzo uno stato d¹animo buono emotivamente.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           33.   Con il mio comportamento raggiungo spesso una sensazione fisica piacevole.

           Con che forza vale questa affermazione per lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           34.   Mi affido di regola al mio intuito.

           Che forza ha questa affermazione per lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           35.   Con il mio comportamento raggiungo un appagamento interiore.

           Che forza ha in lei questo comportamento?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           36.   Con il mio comportamento raggiungo sovente uno stato emotivo euforico.

           Con che forza vale questa affermazione per lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           37.   Se qualcuno mi minaccia o mi irrita,so manifestare le mie aggressioni in modo conforme.

           Che forza ha questa affermazione per lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           38.   Se determinate persone mi attaccano in modo ingiustificato, modifico il mio atteggiamento quanto basta per difendermi con successo.

           Che forza ha questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

           39.   Se qualcuno mi critica in modo giustificato, cerco di modificare positivamente il mio comportamento.

           Che forza ha questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

           40.   Cerco di regola persone e circostanze che mi facciano bene.

           Che forza ha questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = molto debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           41.   Non rimango incollato a persone e circostanze per me non benefiche, e prima o poi mi stacco da loro.

           Che forza haquesto comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 =molto forte.

 

           42.   Abbandono pensieri e modi di comportamento che mi inibiscono.

           Che forza ha questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           43.   Quando ho problemi personali li dichiaro a me stesso/a e agli altri.

           Con che forza vale questa affermazione per lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           44.   Se ho problemi, non esito a chiedere aiuto agli altri.

           Che forza ha questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           45.   l mio comportamento è sempre finalizzato al piacere e benessere derivanti dalla miglior soluzione possibile di un problema.                                                 Che forza ha questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           46.   Non porto rancore e perdono facilmente.

           Che forza ha questa affermazione per lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           47.   Osservo di continuo i processi nel mio corpo per scoprire cosa mi fa bene.

           Con che forza vale questa affermazione per lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           48.   Osservo di continuo i miei rapporti con gli altri, nell¹intento di sviluppare forme di comportamento ottimali.

           Che forza ha questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

 

           49.   Se sono inibito a esprimere i desideri e le aspettative, sviluppo le mie attività fino a superare l¹inibizione.

           Che forza ha questo comportamento in lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

           50.   Se sono agitato/a o arrabbiato/a interiormente, sviluppo attività per raggiungere uno stato che sciolga tale tensione.

           Che forza ha questa affermazione per lei?

           1 = molto debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole,

           4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte.

              Valutazione.

I punti di tutte le domande vengono sommati e poi divisi per 50. Più alto è il punteggio e più spiccata è l¹autoregolazione.

 

Valore medio    5-6             punti          autoregolazione molto buona

Valore medio    4-5             punti          autoregolazione buona

Valore medio    3,5-4          punti          autoregolazione media,

                                                              piuttosto buona che non scarsa

Valore medio    3-3,5          punti          autoregolazione media,

                                                              piuttosto scarsa che buona

Valore medio    2-3             punti          autoregolazione scarsa

Valore medio    1-2             punti          autoregolazione molto scarsa.

 

5.4.3.1.2     Questionario per rilevare il grado del piacere e del benessere

Si tratta di 15 domande alle quali rispondere con con punteggi da 1 a 7. La somma del punteggio diviso per 15 dà un valore medio che permette di valutare la capacità di piacere e di benessere. Essendo queste le risorse per compensare le frustrazioni della vita, questo indicatore permette:

-   Di valutare grossolanamente le capacità per vivere del piacere e del benessere;

-   Di valutare la necessità di intervento in questa direzione:

     - inferiore a 3: intervento raccomandato,

     - tra 3Š4: intervento consigliabile,

     - superiore a 4: intervento superfluo;

-   di dedurre (in base alle risposte specifiche) dove sono i maggiori inibitori per vivere piacere e benessere e

-   di seguito stimolare discorsi inventivi e creativi sulle possibilità di migliorare la situazione con il minimo sforzo;

-   controllare dopo un certo tempo il risultato.

 

Un riassunto del questionario come strumento pratico per un esercizio nel seminario si trova in forma di tabella negli allegati.

 

              Nota introduttiva

Le verranno proposte 15 domande per rilevare il grado del suo benessere e la sua capacità di piacere. Nelle risposte si concentri, sugli ultimi 12 mesi e risponda mediando le situazioni di benessere e di piacere.

 

Nel questionario si distingue tra benessere e piacere, definendo piacere come un benessere accentuato (per es: benessere estremo,quale evento felice e entusiasmo). Per benessere si intende il raggiungimento di un equilibrio interiore che viene vissuto come una cosa piacevole che trasmette sicurezza.

 

   1.   Con che forza vive il piacere (contentezza appagante, benessere sensuale, soddisfazione di un bisogno, attività dilettevole, per es. sport, sessualità mangiare ecc.)?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = estremamente debole, il mio piacere è completamente bloccato, 2 = debole, 3 = piuttosto sul debole, 4 = piuttosto sul forte, 5 = forte,

         6 = molto forte,7 =estremamente forte, il mio piacere è estremo).

 

   2.   Quanto dura il suo piacere quando si manifesta?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = molto breve, pochi secondi, 2 = breve, qualche minuto, 3 = piuttosto breve, 4 = piuttosto a lungo,  5 = a lungo, (per es: mezza giornata), 6 = molto a lungo (per es: un giorno intero), 7 = estremamente a lungo (per es: più giorni).

 

   3.   Con che frequenza prova piacere (piacere stimolante o distensivo, rilassamento (per es: sport, sonno, sessualità, soddisfazione appagante))?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = quasi mai, 2 = pochissime volte (per es: una volta al mese), 3 = talvolta, ma piuttosto raramente che spesso, 4 = piuttosto spesso raramente, 5 = spesso, 6 = molto spesso (per es: quasi giornalmente),

         7 = spessissimo, almeno giornalmente.

 

   4.   Rinuncio a un piacere di breve durata se per questo devo accettare conseguenze negative di lunga durata, lo faccio nella certezza che più tardi subentrerà un piacere più grande.

         Che forza ha questo comportamento in lei?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = estremamente debole, 2 = debole, 3 = piuttosto sul debole,

         4 =  piuttosto sul forte, 5 = forte, 6 = molto forte, 7 = estremamente forte).

 

   5.   Ha paura prima di provare piacere, soprattutto in ambiti nei quali è per lei di grande importanza affettiva (per es. nell¹amore)?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = paura assoluta, che impedisce totalmente il piacere, 2 = paura molto forte, il piacere si afferma molto raramente, 3 = paura forte, il piacere c¹è, ma più inibito che manifestato, 4 = paura media, in cui il piacere riesce ad imporsi, 5 = paura debole, il piacere si manifesta sempre liberamente e pienamente, 6 = paura molto debole, il piacere si manifesta sempre pienamente, 7 = paura nulla, il piacere prospera.

   6.   Quale grado di certezza ha che in futuro proverà sempre piacere (appagamento)?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = estremamente debole, 2 =debole, 3 = piuttosto debole, 4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte, 7 = assolutamente sicuro).

 

   7.   Crede che potrà riprovare in futuro l¹apice del piacere raggiunto in passato?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = estremamente debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole, 4 = mediamente, piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte, 7 = assolutamente sicuro).

 

   8.   Con che intensità vive il benessere?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = estremamente debole (il mio benessere è completamente bloccato), 2 = debole, 3 = scarso, piuttosto debole, 4 = scarso, piuttosto forte,

         5 = forte, 6 = molto forte, 7 = estremamente forte).

 

   9.   Quanto dura il suo benessere quando si manifesta?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = molto breve, solo pochi secondi, 2 = breve, solo pochi minuti,

         3 = scarso, più breve che lungo, 4 = scarso, più lungo che breve,

         5 = dura a lungo, per es.un giorno intero, 6 = dura molto a lungo, per più giorni, 7 = perdura per giorni, quasi ininterrottamente.

 

10.   Con quale frequenza prova benessere?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = quasi mai, 2 = raramente, solo una volta al mese, 3 = talvolta, piuttosto di rado che frequentemente , 4 = scarsa, più frequentemente che di rado, 5 = spesso, 6 = molto spesso, giornalmente, 7 = oltremodo spesso, più volte al giorno).

 

11.    Rinuncio a un benessere di breve durata se per questo devo accettare conseguenze negative di lunga durata. Lo faccio nella certezza che più tardi subentrerà un benessere più grande.

         Qual è la forza di questo comportamento in lei?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = estremamente debole, 2 = debole, 3 = scarsa, piuttosto sul debole, 4 = scarsa, piuttosto sul forte, 5 = forte, 6 = molto forte,

         7 = estremamente forte).

 

12.    Quando si manifesta benessere, lei si comporta in modo da distruggerlo?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = quasi sempre, 2 = molto spesso, 3 = spesso, 4 = piuttosto spesso, 5 = piuttosto raramente, 6 = raramente, 7 = molto di rado, quasi mai).

 

13.    Qual¹è il grado di certezza che in futuro proverà sempre benessere? 

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = estremamente debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole, 4 = piuttosto forte, 5 = forte,6 = molto forte, 7 = assolutamente sicuro).

 

14.   Crede di poter ancora raggiungere in futuro il massimo grado di benessere provato in passato ?

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = estremamente debole, 2 = debole, 3 = piuttosto debole, 4 = piuttosto forte, 5 = forte, 6 = molto forte, 7 = assolutamente sicuro).

 

15.    Con quale frequenza subentrano in lei dopo un¹esperienza di piacere, conseguenze negative, (per es. sentimenti di colpa, cattiva coscienza, depressioni, sintomi fisici) ? 

         1 2 3 4 5 6 7

         (1 = quasi sempre, 2 = molto spesso, 3 = di frequente, 4 = scarsa, piuttosto sul frequente, 5 = scarsa, piuttosto raramente, 6 = raramente, 7 = molto raramente, quasi mai).

Valutazione

Il punteggio del questionario su benessere e  capacità di piacere, risulta

sommando i punti delle domande e dividendo il totale delle stesse per 15.

 

1-2          punti         benessere e piacere molto debole

2-3          punti         benessere e piacere debole

3-3,5       punti         benessere e piacere più debole che forte

3,5-4       punti         benessere e piacere più accentuato che debole

4-5          punti         benessere e piacere accentuato

5-6          punti         benessere e piacere molto accentuato

6-7          punti         benessere e piacere estremamente accentuato.

 

5.4.3.1.3     Questionario per la classificazione della tipologia comportamentale

Si tratta di ca. 70 domande alle quali rispondere con ³sì² o ³no² secondo il ³Questionario per la classificazione della tipologia comportamentale.

                   5.4.3.1.3.1      Tipo 1 ³altruistico-inibito²       

                   5.4.3.1.3.2      Tipo 2 ³scontroso-agitato²

                   5.4.3.1.3.3      Tipo 3 ³narcisistico-autocentrato²

                   5.4.3.1.3.4      Tipo 4 ³adeguato²

                   5.4.3.1.3.5      Tipo 5 ³razionalizzante-antiemotivo²

                   5.4.3.1.3.6      Tipo 6 ³antinormativo²

 

Il conteggio dei punti secondo l¹istruzione permette di rivelare dei meccanismi tipici di comportamento (stereotipi). Nel materiale didattico allegato si trovano dei moduli per la valutazione. Il Grossarth descrive la valutazione come segue:

Chiave di valutazione

Nelle domande del Tipo 1 fino al Tipo 3 una risposta affermativa è valutata con un punto.

Nelle domande del Tipo 4 una risposta affermativa alle prime 10 domande è valutata con un punto. Una risposta affermativa alle rimanenti 11 domande porta alla detrazione di un punto.

Nelle domande del Tipo 5 e 6 l¹affermazione è valutata con un punto.

 

a)   La persona fa parte del Tipo dove ha totalizzato maggior punteggio.

b)   Se la persona ha totalizzato più punti sul Tipo 1, 2, e 5 che nei Tipi 3, 4, 6, parliamo di espressione egocentrica inibita, assimilabile a un disstress.

c)   Se la persona ha totalizzato più punti nei Tipi 3, 4, 6 che nei Tipi 1, 2, 5, allora si parla di espressione egocentrica attiva.

d)   Se la persona non ha totalizzato in nessun Tipo più di un punto, parliamo di espressione egocentrica estremamente bloccata. Se in nessun Tipo non si hanno più di 2 punti siamo in presenza di un¹espressione egocentrica inibita.

 

Nel materiale didattico allegato come nei capitoli seguenti si trova anche un riassunto tipologico che tratta i seguenti argomenti:

-  Tipo comportamentale:

    secondo Grossarth-Maticek

    Forme:          a)               b)

-  Esigenze di distanza-vicinanza persone, gruppi, mete.

-  Situazioni provocate dal comportamento stereotipico (reattivo).

-  Inibizione-promozione di attività autonome (autoattivo).

-  Relazioni, socializzazione.

-  Reazione d¹emergenza.

-  Stati psichici in fasi compensate.

-  Stati psichici in fasi decompensate.

Vengono trattati i seguenti argomenti:

-  Tipo 1 ³altruistico-inibito².

-  Tipo 2 ³scontroso-agitato².

-  Tipo 3 ³narcistico-autocentrato².

-  Tipo 4 ³adeguato²

-  Tipo 5 ³razionalizzante-antiemotivo².

-  Tipo 6 ³antinormativo².

 

Questionario per la classificazione della tipologia secondo Grossart

 

Prima di rispondere al seguente questionario, la prego di concentrarsi soprattutto sulle esperienze piacevoli e spiacevoli della sua vita. Provi a ricordare come si è comportato/a nelle due situazioni.

 

Molte delle prossime affermazioni si basano su comportamenti tipici in situazioni di particolare significato emotivo. Se una osservazione corrisponde al vero oppure si avvicina, allora risponda con ³sì², e si assegni un punto. Se non corrisponde o vi si allontana, risponda con ³no², e non si assegni nessun punto.

5.4.3.1.3.1      Tipo 1 ³altruistico-inibito²

    1.  Sono specialmente impedito a rivendicare diritti.

    2.  Piuttosto che avanzare pretese, do retta agli altri.

    3.  Mi comporto secondo le aspettative delle persone che mi sono vicine, piuttosto che secondo i miei desideri.

    4.  Per il mantenimento di uno stato di fatto, rinuncio ai miei desideri (per es. l¹armonia interpersonale).

    5.  Per anni non sono stata/o capace di far capire ad altre persone i miei sentimenti e le esigenze più importanti.

    6.  Da anni sopporto, senza protestare, condizioni che mi danneggiano.

    7.  Sono fortemente inibito/a ad esternare sentimenti negativi, per es. rabbia, odio e aggressione.

    8.  Tendo possibilmente a non esternare scosse emotive.

    9.  Se le mie attese emotive sono deluse mi sento interiormente bloccata/o.

  10.  Dopo degli avvenimenti infelici, quali morte di una persona cara, separazione, schok non sono capace di esprimere i miei sentimenti e i miei desideri più importanti.

Esigenze di distanza-vicinanza persone, gruppi, mete:

nostalgia di nuove vicinanze indeterminate.

Situazioni provocate dal comportamento stereotipico (reattivo):

conserva l¹intimità esistente, impedisce nuovi approcci.

Inibizione-promozione di attività autonome (attivo):

inibito, espressione di pretese ma aspettative passive verso l¹ambiente.

Relazioni, socializzazione:

cerca armonia anche a discapito di soddisfazioni proprie (altruismo).

Reazione d¹emergenza:

disperazione, apatia, depressione, paralisi psichica.

Stati psichici in fasi compensate:

un po¹ inibito, calmo adattato, altruistico, cerca l¹armonia, nostalgico di intimità indeterminate.

Stati psichici in fasi decompensate:

la nostalgia dell¹intimità indeterminata cerca risposta nell¹altruismo fino all¹esaurimento con depressioni durature, disperazione e apatia.

4.3.1.3.2     Tipo 2 ³scontroso-agitato²

  1.  Da anni protesto contro situazioni che non mi fanno bene, ma non sono capace di modificarle.

  2.  Determinate persone sono da sempre la causa più importante della mia infelicità.

  3.  Determinate situazioni sono da sempre la causa più importante delle mie disgrazie.

  4.  Sono sempre in balia di persone o condizioni negative (es. non sono capace di cambiare la situazione né di esserne abbastanza distaccato/a).

  5.  Vengo a contatto continuamente con le qualità negative di persone o situazioni.

  6.  Certe persone mi disturbano e ostacolano lo sviluppo della mia personalità.

  7.  Determinate situazioni mi disturbano e ostacolano di continuo lo sviluppo della mia personalità.

  8.  Non posso modificare la causa di agitazioni e tensioni continue, perché insite nel comportamento di altre persone.

  9.  Non posso modificare la causa di agitazioni e tensioni continue, perché proprie di situazioni su cui non posso influire.

10.  Formulo le mie intenzioni e le mie mete, ma mi sento impedito/a dall¹esterno nella loro realizzazione.

Esigenze di distanza-vicinanza persone, gruppi, mete:

nostalgia di distacco indeterminato.

Situazioni provocate dal comportamento stereotipico (reattivo):

impedisce distanziamento e rotture concrete.

Inibizione-promozione di attività autonome (attivo):

eccitato da pretese e aspettative, quindi inibito ad agire in modo mirato.

Relazioni, socializzazione:

perfezionismo e critica con latente aggressività e sensi di importanza.

Reazione d¹emergenza:

eccitato, commosso, agitato, squilibrio interno.

Stati psichici in fasi compensate:

tendenza a scaldarsi, agitarsi, critica e valutazioni smisurate, risposte con adattamento e successo p.es. professionale.

Stati psichici in fasi decompensate:

crollo dell¹equilibrio interno ³se i fatti sono ancora peggio del pretesto² e reazioni di panico.

5.4.3.1.3.3      Tipo 3 ³narcisistico-autocentrato²

    1.  Anzitutto sono concentrato/a su di me, in modo egocentrico.

    2.  Dal mio partner fuggo regolarmente da un rapporto di grandissima lontananza in una vicinanza opprimente, e viceversa.

    3.  Nel valutare persone o situazioni passo da un estremo all¹altro a seconda che mi senta sostenuto/a o anche minimamente disturbato/a

    4.  Se in una situazione mi sento a disagio o minacciato cerco con ogni mezzo l¹aiuto di altre persone,  inducendole ad es.ad ascoltarmi o prendersi cura di me.

    5.  Se una persona per me affettivamente importante mi ferisce, anche solo lievemente, prendo subito le distanze da lei.

    6.  Da altri esigo comportamenti morali rigorosi (per es. fedeltà assoluta) che per me però non hanno alcuna validità.

    7.  I miei desideri personali li esprimo e li soddisfo per lo più con un atteggiamento anticonformista (per es. un atteggiamento scioccante per altre persone o che provoca resistenza).

    8.  Le aspettative affettive da altre persone, devono essere subito corrisposte.

    9.  Posso realizzare situazioni che mi soddisfano pienamente solo fuori dalle norme e dalle aspettative vigenti.

  10.  Non appena determinate persone diventano affettivamente importanti, avanzo delle pretese esagerate (per es. non lasciarmi mai o vattene subito!).

Forme:      a) Maniacali   b) Depresse

Esigenze di distanza-vicinanza persone, gruppi, mete:

ambiguità di esigenze interminate di vicinanza/distacco.

Situazioni provocate dal comportamento stereotipato (reattivo):

rotture/amalgamenti vacillanti.

Inibizione-promozione di attività autonome (attivo):

ambiguità tra brevi fasi di inibizioni, di dinamismo e di serenità.

Relazioni, socializzazione:

egocentrico e socialmente poco adattato.

Reazione d¹emergenza:

intensi e duraturi sensi di paura e di ansia.

Stati psichici in fasi compensate:

finché l¹ambiente partecipa al gioco vacillante, riesce a soddisfare sempre nuove pretese.

Stati psichici in fasi decompensate:

se il gioco non funziona più si sviluppano ansie e paure massicce e aggressioni verso se stesso e gli altri.

5.4.3.1.3.4      Tipo 4 ³adeguato²

    1.  La mia attività quotidiana, suscita in me piacere.

    2.  Se non posso realizzare il contatto con una persona affettivamente importante, sono capace di abbandonarla moralmente.

    3.  Verso importanti figure di riferimento sono in grado di stabilire con il mio comportamento l¹auspicato contatto e il necessario distacco.

    4.  Se il mio comportamento non porta al successo desiderato, so di trovare e sperimentare nuovi comportamenti.

    5.  Posso vivere contento/a e rilassato/a con o senza una persona importante affettivamente.

    6.  Sono in grado di modificare il mio comportamento attraverso le conseguenze verificatesi, abbattendo cioè quei comportamenti che portano a conseguenze negative durature, e incrementando quei comportamenti che portano a lungo termine conseguenze positive e piacevoli.

    7.  Sono capace di trovare punti di vista e modi di comportamento nuovi che rendono possibili una soluzione inaspettata e gradita dei problemi.

    8.  Nel mio comportamento sono indipendente, cioé non dipendo da nessuno a mio discapito a lungo termine.

    9.  Se il mio comportamento porta a un insuccesso, non è mai per me motivo di rassegnazione, ma stimolo per cambiare.

  10.  Se determinate situazioni non mi sono favorevoli, con il mio comportamento riesco di regola a cambiarle positivamente.

  11.  Non posso essere contenuto/a e vivere rilassato/a né con né senza una determinata persona.

  12.  Non posso essere contento/a e rilassato/a interiormente né in un determinato stato (per es. ho bisogno del mio posto di lavoro ma non sono felice), né senza di esso.

  13.  Vengo spesso dominato/a da pensieri negativi che mi sconvolgono.

  14.  Anche se la mia relazione con determinate persone porta sempre a conseguenze negative non sono in grado di cambiarla.

  15.  Anche se una determinata situazione (per es. sul posto di lavoro) porta sempre a conseguenze negative, non riesco a cambiarla.

  16.  Sebbene un determinato stato fisico (per es. sovrappeso) comporta sempre conseguenze negative non sono in condizione di cambiarla.

  17.  Riesco raramente a rilassarmi fisicamente e psichicamente: ciò significa che internamente sono per lo più teso.

  18.  Con il mio comportamento non so creare condizioni che mi rendono contento/a.

  19.  Preferirei morire anziché vivere.

  20.  Sono in balia di scosse emotive difficilmente sopportabili (per es. depressioni, angosce ecc.).

  21.  So entusiasmarmi: per es. solo raramente.

Esigenze di distanza-vicinanza persone, gruppi, mete:

ambivalenza e mutazioni gestite secondo il caso o il concetto.

Situazioni provocate dal comportamento stereotipato (reattivo):

espressione/soddisfazione di esigenze variabili.

Inibizione-promozione di attività autonome (attivo):

spesso sereno, equilibrato e soddisfatto, senza grandi o lunghi sbalzi.

Relazioni, socializzazione:

socialmente adattato, capace di soddisfare esigenze proprie e altrui.

Reazione d¹emergenza:

attivissimo, con strategie che mirano a un nuovo equilibrio interno.

Stati psichici in fasi compensate:

serenità.

Stati psichici in fasi decompensate:

per via della sviluppata capacità autoregolativa, non si sviluppano fasi decompensate durature.

5.4.3.1.3.5      Tipo 5 ³razionalizzante-antiemotivo²

    1.  Riesco a manifestare i miei sentimenti solo se c¹è una motivazione razionale.

    2.  Mi è molto difficile esprimere i miei sentimenti perché ogni pro ha un contro.

    3.  Il mio comportamento è esclusivamente razionale e quasi per niente emozionale.

    4.  A aspettative emozionali di qualcuno, rispondo in modo razionale e mai emozionale.

    5.  Sono del tutto incapace di informare il mio comportamento ai moti effettivi.

    6.  Il mio comportamento non è mai stato guidato da sentimenti al punto di essere considerato irragionevole.

    7.  Mi sforzo sempre di fare quello che è ragionevole e logicamente esatto.

    8.  Cerco di manifestare e soddisfare i miei bisogni esclusivamente attraverso comportamenti oggettivi e razionali.

    9.  Cerco di risolvere i miei problemi con comportamenti oggettivi e razionali.

  10.  Credo solo a quello che è assolutamente oggettivo e che si lascia provare razionalmente.

Forme:      a) Maniacali   b) Depressive

Esigenze di distanza-vicinanza persone, gruppi, mete:

motivazione mentale di distanza-vicinanza sensata.

Situazioni provocate dal comportamento stereotipico (reattivo):

che permette di valutare razionalmente il senso di prendere o lasciare.

Inibizione-promozione di attività autonome (attivo):

confermato dall¹ambiente adeguato, se incontra comportamenti insensensati, flippa.

Relazioni, socializzazione:

adattamento solo in funzione di autocriteri razionali, non accessibile ad argomenti altrui.

Reazione d¹emergenza:

stati depressivi o maniacali duraturi se cade il controllo razionalizzante.

Stati psichici in fasi compensate:

finché delle supposizioni razionali ³giustificano² comportamenti scarsi di emozioni, può essere mantenuto un equilibrio interno.

Stati psichici in fasi decompensate:

quando le barriere mentali non limitano più emozioni negative o positive, si sviluppano spesso stati maniacali o depressivi.

5.4.3.1.3.6      Tipo 6 ³antinormativo²

    1.  Mi sottraggo a impegni e aspettative, non ottemperando a regole e norme.

    2.  Nei confronti di altre persone mi comporto da compagnone bonario oppure in modo molto aggressivo/a e ostile.

    3.  Spesso esigo dagli altri con le minacce l¹osservanza rigorosa di accordi che io stesso inclino a non rispettare.

    4.  Agisco spontaneamente guidato dai miei sentimenti negativi o positivi senza pensare alle conseguenze.

    5.  Spesso mi sento spinto ad attaccare altre persone aggressivamente e ad annientarle.

    6.  Alle dimostrazioni d¹amore di un partner divento particolarmente aggressivo/a.

    7.  Non ho nessuna inibizione ad attaccare fisicamente una persona se sento l¹impulso di farlo.

    8.  Non ho nessuna inibizione ad autoferirmi fisicamente, se spinto da un impulso interiore.

    9.  Mi sono svincolato da tutti gli oblighi morali perché mi bloccavano psicologicamente.

  10.  Se ciò comporta per me vantaggi, so dire bugie o stravolgere le cose senza inibizioni morali.

Forme:      a) Agitative     b) Sovversive

Esigenze di distanza-vicinanza persone, gruppi, mete:

realizzazione antinormativa di esigenze materiali, ideali, relazionali.

Situazioni provocate dal comportamento stereotipato (reattivo):

pretese senza compenso, se non trova risposte: aggressioni e dispetti

Inibizione-promozione di attività autonome (attivo):

frustrato: estremamente teso

speranza: soddisfatto.

Relazioni, socializzazione:

antisociale, usa criteri e valutazioni contrastanti per sé stesso e gli altri.

Reazione d¹emergenza:

agitato e carico al punto di minacce massicce, perdita di senso della realtà.

Stati psichici in fasi compensate:

finché l¹ambiente (naturale, relazionale, sociale) permette di soddisfare le pretese antisociali, l¹equilibrio interno può sussistere.

Stati psichici in fasi decompensate:

dopo durature frustrazioni o insuccessi, si sviluppano tensioni interne e aggressioni distruttive fino all¹incapacità di affrontare la realtà.

5.4.3.1.4     Questionario differenziato per distinguere i tipi 1, 2 e 4

Se una persona totalizza il maggior punteggio in uno dei tipo 1 o 2 o 4, conviene differenziare ulteriormente, perché in fasi compensate dei tre tipi non è evidente la prevalenza, (il ³tipo 4² contiene p.es. elementi di ³tipo 1² come di ³tipo 2²).

 

A questo scopo servono le domande del ³Questionario differenziato per distinguere i tipi 1, 2 e 4² che mostrano delle alternative a): direzione tipo 1, b): direzione tipo 2, o c): direzione tipo 4. Nel materiale didattico allegato si trovano dei moduli per la valutazione. Il Grossarth descrive in modo seguente la valutazione:

Chiave di valutazione

1.  La persona appartiene al Tipo ha totalizzato il maggior punteggio.

2.  Per la classificazione nella categoria del Tipo 1 si sommano i punti delle corrispondenti 10 domande del Tipo 1 alle risposte a) delle 11 domande del questionario per la differenziazione del Tipo 1, 2 e 4.

3.  Per la classificazione nella categoria del Tipo 2 si sommano i punti delle corrispondenti domande del Tipo 2 a tutte le risposte b) delle 11 domande del questionario per la differenziazione del Tipo 1, 2 e 4.

4.  Tutte le alternative c) delle 11 domande del questionario differenziato del Tipo 1, 2 e 4 si attribuiscono al Tipo 4 e sommate ai punti del Tipo 4.

5.  Il punteggio totale del Tipo 4 deriva come segue:

     Le prime 10 domande del questionario vengono sommate con le 11 c) alternative del questionario per la differenziazione del tipo 1, 2 e 4. Dalla somma totale vengono detratte le ultime 11 domande.

Il ³Questionario differenziato per distinguere i tipi 1, 2 e 4² è il seguente:

                   1.   Se vengo minacciato, importunato, respinto o trattato non                                                  giustamente, mi sento interiormente

    a)  inibito, eccessivamente calmo, senza parole, paralizzato, come pietrificato;

    b)  sovreccitato, inquieto, infuriato, incontrollabile;

    c)  ancora abbastanza equilibrato, né molto inibito, né sovreccitato.

                   2.   Io sono piuttosto

    a)  una persona inibita e molto calma;

    b)  una persona sovreccitata che tende ad agitarsi e irritarsi;

    c)  una persona equilibrata.

                   3.   Vedo il mondo

    a)  del tutto positivamente;

    b)  del tutto negativamente;

    c)  con sentimenti contrastanti, ora positivamente, ora negativamente, a seconda della luna e delle circostanze.

                   4.   Soffro prevalentemente

    a)  perché a lungo andare non riesco a realizzare il contatto con persone per me molto importanti (per es. il loro affetto, la convivenza dopo una separazione, morte ecc.);

    b)  perché non riesco a mantenere il distacco necessario e auspicabile da persone che alla lunga sento come negative (per es.: da un partner che influisce negativamente su di me, da un superiore non comprensivo, Š);

    c)  non soffro affatto, perché alla lunga riesco nel contempo a realizzare il contatto auspicato con persone importanti e a distaccarmi da quelle importune.

    5.  Io soffro prevalentemente:

    a)  perché alla lunga non riesco a raggiungere mete per me importanti (per es. sul lavoro) oppure condizioni (per es. armonia nella famiglia);

    b)  perché determinati stati negativi che mi sono di ostacolo mi irritano di continuo;

    c)  non soffro affatto perché raggiungo i miei obiettivi, e riesco a eliminare gli stati negativi.

    6.  In situazioni nelle quali qualcuno mi respinge, offende, minaccia in modo estremo oppure mi tratta ingiustamente, sono per lo più una persona che

    a)  è estremamente inibita, nell¹esprimere aggressività in atti e parole;

    b)  diventa facilmente e molto velocemente aggressiva con atti e parole;

    c)  non ho inibizioni nel mostrare aggressività, laddove ciò è opportuno, senza tuttavia presentare un¹aggressività eccessiva.

    7.  Ho piuttosto l¹impressione che a lungo andare

    a)  non riesco a stabilire un intimo contatto con persone molto importanti;

    b)  non riesco a tenere la necessaria distanza da persone importune;

    c)  riesco a realizzare un¹empatia con persone importanti e nel contempo so distaccarmi da quelle importune.

    8.  Dopo perdite dolorose (per es. morte, separazione, insuccesso professionale) reagisco

    a)  con uno stato di persistente stasi interiore, come in una campana di vetro, con tendenze depressive e autocritiche;

    b)  con persistente inquietezza interiore, irritazione, sovrec-citabilità e irritabilità verso i colpevoli;

    c)  con uno stato di infelicità adeguato e di durata breve, seguito da un nuovo equilibrio interiore.

    9.  Se vivo in condizioni negative a lungo andare non benefiche

    a)  mi adatto, rassegnandomi alla situazione incresciosa, e cerco di trarne il meglio, ristabilendo ad es. l¹armonia;

    b)  protesto energicamente, mi ritrovo di nuovo in litigi e conflitti, permanendo però sempre nella stessa situazione incresciosa;

    c)  esco da questa situazione con una mia strategia di comportamento (per es. rimuovendo persone e condizioni negative e modificando radicalmente la situazione).

  10.  Le mie attività mentali o fisiche (lavoro , hobbies ecc.) conducono di regola a

    a)  esaurimento psicofisico e depressioni, per cui mi sento sfinito e spossato;

    b)  sovreccitazione, tensione, irritazione con l¹impressione di esplodere da un momento all¹altro;

    c)  benessere, stimolazione positiva e contentezza interiore.

  11.  Mi sento interiormente inerme e incapace di realizzare le condizioni necessari per il mio benessere

    a)  adeguandomi agli stati negativi senza protestare (per es. non esponendomi in prima persona);

    b)  irritandomi incessantemente sulle cause di questa situazione e protestando contro di esse;

    c)  perché influisco condizioni e stati positivamente in modo che subentra il benessere.

5.4.3.1.5     Terapia comportamentale: allenamento all¹autonomia

È chiaro che il lavoro psicoterapeutico necessita di istruzione e di allenamento. Il miglior allenamento e la migliore istruzione è  sperimentare il metodo su sé stessi. Di seguito i principi e le procedure del metodo proposto da Grossarth-Maticek.

 

Vengono trattati i seguenti argomenti:

                   5.4.3.1.5.1      Traguardo

                   5.4.3.1.5.2      Approcci all¹esito

                   5.4.3.1.5.3      Principi terapeutici

                   5.4.3.1.5.4      Procedura terapeutica

                   5.4.3.1.5.5      Attivazione dell¹auto-osservazione

                   5.4.3.1.5.6      Stimolazione dell¹autoattività per gestire meglio i problemi

                   5.4.3.1.5.7  Discorso sui comportamenti alternativi in base a modelli

 

                   5.4.3.1.5.1   Traguardo

                    Per il terapeuta: Stimolare l¹autoattività del cliente per risolvere i suoi problemi osservando i seguenti criteri.

 

                    Per il cliente, i criteri che gestiscono un comportamento sensato sono:

                    €  Instaurare delle condizioni di vita quotidiana che promuovono:

                    -  L¹espressione e comunicazione (esteriorizzazione).

                    -  La realizzazione e il godimento (soddisfazione, interiorizzazione) di emozioni  primordiali piacevoli per il cliente.

 

                    €  Instaurare delle condizioni di vita quotidiana che evitano e inibiscono delle emozioni primordiali frustranti per il cliente.

 

                    €  Reggere e gestire la vita quotidiana in funzione dei due principi sovraccitati, adattando se necessario anche valori, esigenze e concetti.

                       Per il lavoro pratico è importante che il cliente si definisca un (pure piccolo) obiettivo delimitato e definito.

                   5.4.3.1.5.2   Approcci all¹esito

                    La premeditazione dialettica e sistemica è lo strumento mentale per il lavoro: Dialettico in quanto paragona delle alternative, sistemico in quanto si immagina delle conseguenze probabili di comportamenti e si chiede se sono conformi agli obiettivi e ai criteri, sopportabili o inaccettabili (il santo non vale la candela).

 

                    Durante la sperimentazione di un comportamento alternativo (o abituale) si tiene presente:

                    -  Un insuccesso significa che il comportamento non era adeguato e che bisogna sperimentare un¹alternativa.

                    -  Un insuccesso che si ripete in continuazione può essere un segnale per rivedere il sistema delle aspettative e l¹autovalutazione (accettarsi, rispettarsi, volersi bene, perdonarsi) malgrado l¹insuccesso.

                   5.4.3.1.5.3   Principi terapeutici

                    €  La conduzione del discorso (Rogers) da parte del consulente deve essere:

                    -  Autentica: sincerità, privo di bigotteria, che crea fiducia.

                    -  Di stima positiva: rispetto e dignità, non invadente che crea un ambiente privo di paura e ricatto, che stimola il cliente ad affrontare le proprie emozioni e esperienze.

                    -  Dedica comprensiva: darsi da fare per vedere il mondo con gli occhi del cliente, chiedere se le sospettate emozioni erano presenti, verbalizzare emozioni, fornire al cliente un modello di trattamento ³autoesplorativo².

 

                    €  Non guidare il discorso secondo le scoperte del terapista, né dare suggestioni.

 

                    €  Scoprire cosa è importante per il cliente, che obiettivi ha, la sua gerarchia individuale (canone) di valori e di esigenze e il suo ³piano di vita a monte².

                   5.4.3.1.5.4     Procedura terapeutica

                    -  Attivazione dell¹auto-osservazione e nessi tra comportamento e conseguenze.

                    -  Stimolazione di autoattività per gestire meglio i problemi.

                    -  Discorso di comportamenti alternativi in base a modelli trattato brevemente di seguito.

                   5.4.3.1.5.5     Attivazione dell¹auto-osservazione e nessi tra com-                                                     portamento e conseguenze

                    -  La persona rapporta i loro problemi, desideri e conseguenze subite.

                    -  Il terapeuta pone delle domande circa i problemi, i traguardi, il comportamento e le relative conseguenze.

                    -  Servono gli strumenti ³Questionario sull¹auto-regolazione² e ³Questionario per la classificazione di tipologia comportamentale² per scoprire i punti critici e per rendere più chiari i nessi.

                   5.4.3.1.5.6     Stimolazione dell¹autoattività per gestire meglio i problemi

                    -  Il terapeuta interroga il cliente su quanto fatto in questo senso, sul comportamento passato e futuro.

                    -  Certe persone sviluppano presto idee in merito.

                    -  Altre sono deluse che il terapeuta non faccia delle proposte.

                    -  Quasi tutti sviluppano dopo un certo tempo delle proposte proprie per intraprendere qualcosa.

                   5.4.3.1.5.7     Discorso sui comportamenti alternativi in base a dei modelli

                    -  Se non ci sono proposte del cliente, il terapeuta spiega come un¹altra persona con simili problemi ha tentato di risolverli e chiede un suo parere in merito.

                    -  Le proposte sono discusse secondo i seguenti criteri:

                    -  Creano condizioni in direzione del benessere, voglia, sicurezza, gioia, soddisfazione, prospettive, entusiasmo?

                    -  Evitano o sfuggono condizioni di disagio, malavoglia, incertezza, tedio nei confronti della vita, frustrazione, rassegnazione, noia?

                    -  Permettono una mutazione di proprie interpretazioni, valutazioni e convinzioni?

                    -  Per questi discorsi serve il modello compo-rtamentistico PTO 1.5.4.2.1 e il ³Questionario per rilevare il grado del piacere e del benessere² per rispettare le risorse. Modelli ³discorsivi² sono utili per comprendere come altre persone affrontano un simile problema.

 

6.0      Strumenti didattici per il seminario

6.1      Test autoregolazione e benessere

6.1.1   Test autoregolazione

6.1.2   Test risorse del piacere e del benessere

6.2      Tipologia comportamentale

6.2.1   Questionario per la classificazione della tipologia comportamentale

6.2.2   Valutazione di tipi comportamentali

6.3      Terapia comportamentale

6.3.1   Stereotipi comportamentali

6.3.2   Concetto comportamentale empirico

6.3.3   Allenamento all¹autonomia

 

6.4     Autotrattamento ³kinesiologico² delle fobie e dipendenze


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