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MedPop |
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Disturbi emotivi → PTO |
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Categoria: Enciclopedia ◊ Patologia ◊ Terapia ◊ Psicologia ◊ |
| Psicopatologia: | |||||
| Indice | Vegetativo | Sentimenti | Volere | Mente | Terapie |
Disturbi emotivi |
Autori: Peter Forster & Bianca Buser |
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Il presente testo è stato revisionato, illustrato e linkato da Daniela Rüegg in base alla dispensa PTO 3 |
Prefazione
Emozioni oliverio | Sistema limbico psicobiologia.uniroma1 |
I sentimenti sono opposti alle funzioni mentali, specie alla riflessione. Si tratta di "costrutti psichici" processuali (al di là della riflessione) tra me e una pulsione o un dato di fatto che abbinano a quest'ultimo un valore:
Se coscienza, cognizione, memoria, riflessione e intelligenza si evolvono in particolare nella corteccia cerebrale, l'affettività trova il suo substrato biologico soprattutto nel sistema limbico cerebrale in stretta collaborazione non solo con le funzioni corticali, ma altrettanto con la grande massa cerebrale vegetativa (percezione e cognizione cosciente) alla quale abbiamo accesso solo tramite delle pulsioni, degli istinti, dei riflessi e la "volontà / testardaggine".
Modello usato
Sono trattati i seguenti argomenti:
Terminologia ◊ Disturbi quantitativi ◊ Disturbi qualitativi ◊ Sindrome depressiva ◊ Sindrome maniacale-' ◊ Disturbi regolativi dell'affettività ◊
I sentimenti vicini alle sensazioni sono abbastanza determinabili secondo la loro provenienza (esogena) e in parte anche provocabili; mentre andando oltre e includendo anche gli "stati d'animo" sia la loro provenienza che la loro influenza volontaria diventano precari. Pare che le loro fonti siano per lo più situate negli strati inconsci (endogeni).
Sono trattati i seguenti argomenti:
Classificazioni dei sentimenti ◊ Affetti, emozioni e sentimenti, stati d'animo ◊ Stati d'animo, disposizioni di spirito, umori, tendenze e inclinazioni umorali ◊
Affetti, emozioni, sentimenti, stati d'animo sono classificati in diversi modi:
Personalmente e per scopi terapeutici classifico in modo "semplicistico" i sentimenti in:
Spesso si scoprono notevoli squilibri psichici in quanto:
Fortunatamente incontro raramente "prototipi" di simili tendenze; più spesso invece "combinazioni" come:
Tutti e tre con coloratissime sfumature psichiche personali.
Non tra pazienti, ma tra conoscenti, amici, compagni, la maggior parte di loro è dotata di un ben vivibile controllo "di interessi personali" sulle loro tendenze sia "animalistiche-biologiche" che "inquisitorie-sociali", senza che uno dei tre prevalga troppo, a lungo andare e conseguentemente.
In psicologia, i percorsi sentimentali si distinguono secondo la loro intensità e durata:
Sia affetti che emozioni sono reazioni a eventi o pensieri precisi e hanno quindi un preciso inizio, raggiungono un culmine e si perdono poi più o meno lentamente.
disposizione di spirito, umori, tendenze e inclinazioni umorali
"Stato d'animo, disposizione di spirito, umore", al contrario di affetti e emozioni spesso non si fanno riconoscere con un chiaro motivo: possono durare anche a lungo e possono essere di intensità da debole a fortissima. Normalmente sono i fenomeni di un retroscena psichico, poco cosciente, che danno un timbro particolare ad affetti ed emozioni.
Lo stato d'animo varia entro certi limiti per rispettare delle condizioni fisiologiche: da attività allegra a sottomissione, da aggressione rivendicativa a erotica o pigra distrazione. Sono poco durature e tornano sempre alla disposizione di spirito base individuale. Anche il malumore dopo una frustrazione o il lutto dopo un decesso si distinguono dalle emozioni solo perché sono più duraturi e coinvolgono maggiormente la vita psichica.
La "disposizione di spirito" media è individuale e fa parte dell'identità di una persona: la poco incentiva, riservata e un pò fredda disposizione di spirito di un "flemmatico", per un tipo sanguigno sarebbe già leggermente "depressiva", come la "smisurata ilarità ipomaniaca" di una signora anziana può essere la disposizione quotidiana di una ragazza.
Spesso invece gli umori e gli stati d'animo sembrano senza motivo, sotto forma di attacchi o lente invasioni. Li viviamo come estranei: determinano il nostro pensiero e le nostre mosse e non siamo molto in grado di modificarli volontariamente. Il fatto ci insegna che non solo eventi esterni e processi coscienti determinano i nostri umori e stati d'animo, ma spesso meccanismi inconsci, sia corticali che limbici o vegetativi.
I disturbi quantitativi di sentimento si trovano in una zona grigia tra normale e patologico come lo illustrano gli esempi di seguito.
Sono trattati i seguenti argomenti:
Ipoaffettività apparente ◊ Ipoaffettività costituzionale ◊ Ipersensibilità ◊ Ipertimia (iperaffettività) ◊ Sentimentalismo ◊
(per scostamento / rimozione)
Non esiste "una quantità normale" di sentimento. Persone diverse in età diverse e culture diverse hanno le loro caratteristiche sentimentali. Da considerare anche che la valutazione dell'affettività del prossimo dipende essenzialmente dalla propria e dai nostri riferimenti ideali in merito.
Non sono rare le persone che si lamentano della propria deficienza sentimentale: spesso si tratta in questi casi di paure nevrotiche del sentimento, determinate dal vissuto e dall'inconscio del colpito:
Non c'è da meravigliarsi che questo porti il colpito ad aver paura e a detestare i sentimenti, fino a scostarli / rimuoverli. Questo, infine, diventa un impoverimento della cultura sentimentale (e non una deficienza dell'affetto stesso). Tutto ciò viene percepito sia dal colpito che dai suoi vicini come un disturbo.
Pare che analogamente alle differenze di intelligenza esista anche un'ipoaffettività costituzionale. Conosciamo tutti delle persone povere di sentimenti, con poca compassione, pudore, onore, vergogna, pentimento e prive di coscienza. Bisogna considerare se :
Ciò è difficile da stabilire; anche perché la nostra cultura "bigotta" giudica da una parte le proprietà iperrazionali come "amorali" ma d'altra parte le premia materialmente.
Significa una spiccata reazione emotiva a eventi e impressioni in misura tale che il colpito ne soffre. L'essere "patologica" dipende dalle altre capacità del colpito: se esso non dispone di altre qualità, diventa senz'altro miseria e impedimento e perciò patologica. Se riesce bene a sfruttarla e integrarla, può essere una fonte di creatività.
All'ipersensibilità si aggiunge un esagerato bisogno di affetto. Ci sono delle espressioni emozionate, litigiose, "indisciplinate", come di serena un pò superficiale inclinazione a relazioni senza impegno. Quando e in che misura diventi patologico è più una definizione di norme relazionali che di sofferenza del colpito; conosciamo tutti delle persone "appiccicose" e da bambini lo siamo stati forse anche noi e lo siamo ancora talvolta in situazioni in cui ci necessita il sostegno del compagno o del branco. Spesso è anche una forma di "corteggiamento a vuoto".
Gli attacchi sentimentali fanno parte della vita emotiva anche di persone psichicamente sane. Diverse sono le persone cronicamente sentimentali, innamorate della loro sensibilità, che si esprimono in forme più o meno sdolcinate e leziose: spesso, questo atteggiamento non è tanto innocuo, ma piuttosto la maschera o il retro di una medaglia di una brutalità paurosa.
I disturbi qualitativi dei sentimenti si manifestano come:
Sono ritenuti alterazioni patologiche se superano certi limiti.
Anche se le manifestazione si presentano quasi opposte, si tratta comunque di squilibri tra sistema nervoso limbico e corticale.
Depressione, questo termine tecnico psicologico è diventato in lingua parlata un sinonimo di "tristezza", forse un tentativo di "patologizzare" un ingrediente scomodo, ma indispensabile per un sano funzionamento psichico, rendendolo così un fenomeno da evitare o da curare. Tanto più che, in fasi di tristezza, ci serve un amico e visto che l'amicizia è fuori moda e impegnativa, conviene trasferire questo ruolo al "terapista", il quale viene compensato per la sua dedizione.
Un bravo operatore curante non segue questa tendenza, ma sostiene che sentimenti di lutto e stati d'animo di tristezza in relative circostanze non sono malattie, ma sane e indispensabili reazioni per un ordinario funzionamento psichico. Insisterà quindi, che il termine "depressione" o meglio "sindrome depressiva" sia usato esclusivamente per un'irritazione dovuta a tristezza patologica, mai isolata come disturbo di sentimento, ma sempre connessa con altre funzioni psichiche e somatiche (organiche).
La sindrome depressiva (patologica) si incontra "isolata" ma anche come espressione di tante altre malattie come p.es.:
Sono trattati i seguenti argomenti:
Indicatori di depressioni ◊ Depressioni ◊ Depressione reattiva ◊ Depressioni endogene ◊ Manifestazioni patologiche
Sintomi, indicatori, manifestazioni, espressioni di depressioni possono (non devono) essere i seguenti:
De- o ipermotivazione ◊ Motivazione ridotta ◊ Tristezza, melanconia ◊ Ansia e paure ◊ Autofissazioni ◊ Disturbi riflessivi formali ◊ Disturbi e sintomi somatici
Nelle depressioni la motivazione (incentivo e intento) e le relative pulsioni sono disturbati per lunghi periodi:
Motivazione ridotta
L'incentivo come fonte di energia di mosse fisiche e psichiche diminuisce e riduce man mano anche i relativi impulsi. Si evolve verso l'apatia insuperabile da parte della "volontà", del ragionamento e di altre belle funzioni (intento), perchè i processi di regolazione non funzionano più quando manca l'energia per la mossa. Sono ridotte le pulsioni esistenziali come gli impulsi sessuali, la curiosità, il distanziamento, mangiare, bere, igiene, ...
Irritazione dovuta a tristezza, smisurata come profondità ed estesa come durata in relazione alle circostanze:
Molte volte non è facile distinguere le due forme.
L'ansia (e anche paure come l'insonnia) sono un "sintomo guida" e spesso premonitore di depressioni di tutti i tipi:
In un secondo tempo e specialmente in depressioni endogene i disturbi riflessivi diventano anche "materiali" fino a diventare disturbi qualitativi cognitivi e fissazioni (perché meglio sopportabili dell'ansia, fornendo almeno un "surrogato" del motivo per la malattia "depressione").
Le fissazioni così sviluppate (in contrasto alle fissazioni in altre malattie psichiche) sono spesso:
Altre fissazioni (come di persecuzione, di amore, megalomania, ... ) non si notano nelle depressioni.
rallentamento, impoverimento, incanalamento
Disturbi del contenuto del pensiero inpsico ◊
Spesso nella prima fase delle depressioni si notano anche dei disturbi formali di riflessione come il rallentamento, l'impoverimento e l'incanalamento:
Già in fase di tristezza "sana" si nota che anche il corpo è in lutto e si sente esausto e senza forze.
Più in là ci si sente ammalato, abbattuto, debole, decrepito, distrutto, ... In casi di depressione sia esogena che soprattutto endogena si trovano numerosi sintomi somatici come:
Personalmente trovo molto azzardato interpretare a "senso unico" l'asse depressione => sintomi somatici: l'esperienza come medico naturalista e terapista di diverse discipline mi insegna che è altrettanto frequente l'inverso: cioé che un disturbo organico crea dei sintomi di sentimento e di altre funzioni psichiche.
Inoltre è limitativo vederlo come "asse" nel senso di "causa -> effetto": normalmente nell'evoluzione della malattia si tratta di "circoli viziosi" come nella guarigione si tratta di "circoli graziosi". E questo significa anche che terapeuticamente in un circolo si può intervenire in ogni punto per modificare (in bene o in male) il funzionamento dinamico ciclico.
È una mia severa critica alla specializzazione medica (e alternativa) che depriva e inibisce il concetto del trattamento di tali "circoli": è come se un agricoltore, un biochimico, un tecnologo, un operatore di produzione industriale alimentare, un contabile, un venditore, uno specialista di marketing, un azionista, un bancario, un legale e un assicuratore tentassero di risanare una multinazionale (p.es. la NESTLE), uno dopo l'altro e in continua concorrenza uno contro l'altro.
In psichiatria, psicologia e psicoterapia si distingue spesso tra depressioni esogene causate da determinati fatti esterni e depressioni endogene senza noti "cause esterne" anche se la distinzione è a volte difficile.
Sono trattati i seguenti argomenti:
Depressioni reattive ◊ Depressione endogena o malinconia ◊
Depressione esogena
Stress it.Wikipedia ◊ Stress: Indice tutoria MedPop ◊ Fisiologia dello stress Dispensa tutoria MedPop ◊ Patologia dello stress Dispensa tutoria MedPop ◊ Terapie dello stress Dispensa tutoria MedPop ◊ Stress Lucidi tutoria MedPop it.Wikipedia ◊
La sindrome depressiva esogena (patologica) si incontra:
Nelle depressioni esogene (provocate dall'esterno) è impedita l'elaborazione psichica in maniera economica ed efficace di eventi frustranti, in modo che la profondità e la durata della tristezza e dell'ansia non sono più in relazione all'evento frustrante.
Da questa scarsa "capacità di elaborazione delle frustrazioni" (o di autoregolazione) sono afflitte prevalentemente le persone che hanno delle difficoltà di:
Si tratta di una specie di "sistema immunitario" psichico e come questo si indebolisce al punto che diventa "cronica" una continua "sopportabile" esposizione frustrante mai portata bene a termine.
Quindi la mancata autoregolazione si basa spesso sulle seguenti difficoltà:
In combinazione con della difficoltà decisionali (intento) grazie alle relative incapacità, si instaura un circolo vizioso che produce continue frustrazioni:
Finché:
la situazione rimane quella del giocatore di borsa che mira al massimo profitto a rischio zero.
Ho illustrato il "meccanismo di circolo vizioso" con l'ambivalenza "sicurezza-condizionamento" verso "l'autonomia-rischio" perchè è qualcosa che incontro spesso in terapia, ma possono essercene tanti altri, del tipo: dedizione-impegno, contrapposto: "disponibilità-libertà", ...
Questi esempi banalizzanti, illustrano che dette problematiche sono in minor grado dipendenti da meccanismi fisiologici piuttosto che dall'incapacità di gestire la propria vita.
L'approccio terapeutico "causale" sarà quindi del tipo psicoterapia e/o socioterapia (comportamentale, di discorso, umanistico, ... meno analitico o di profondità, che vanno bene probabilmente in un secondo tempo se si tratta di forme nevrotiche o di "reazioni psicogene") per aumentare le capacità "autogestionali" e di intento.
Spesso come terapista si incontrano invece quelle persone già "esaurite" di incentivi e intenti al punto che manca loro l'energia per affrontare un impegno del genere (richiede parecchia energia da parte del colpito). Quindi la prima tappa consiste nell'aumentare l'incentivo e l'intento contemporaneamente, con piccoli passi sintonizzati.
Spesso, in fase acuta di crisi, neanche questo è fattibile e occorrono delle misure palliative di vario genere (anche farmacologiche e metaboliche) per dare un colpo di mano al povero organismo:
Sconsiglio nella fase di crisi l'intervento "laico", specialmente se "ben intenzionato" perché è rischioso e spesso sostiene quegli elementi che lo hanno portato a questa situazione.
Anche "metodi analitici" in questa fase sono controindicati perché aumentano la carica che già prima non era più gestibile.
o malinconia
In contrasto alle depressioni esogene, i motivi per le depressioni "endogene" si sospetta provengano "dall'interno inconscio" perché apparentemente non figurano motivi esterni. Se è così, pulsioni, istinti, impulsi, riflessi, meccanismi neurovegetativi e ormonali mettono "l'autoregolazione limbico-corticale" a così dura prova che non regge più.
La sindrome depressiva endogena (patologica) si incontra sola o accompagnata da altre malattie come p.es.:
I sintomi e l'evoluzione sono i medesimi come nella depressione esogena. Gli approcci terapeutici sono simili a quelli delle depressioni esogene con le seguenti differenze:
Sono trattati i seguenti argomenti:
Stupore (paralisi) depressivo ◊ Mania suicida ◊ Depressione agitata ◊ Depressione vitale ◊ Depressione larvata ◊
L'apatia può evolversi fino allo stupore (paralisi) depressivo dove mancano le motivazioni, l'incentivo e l'intento anche per le primitive mosse esistenziali e le pulsioni come l'istinto di autoconservazione.
Nelle fasi avanzate di apatia e di più ancora nello stupore depressivo sono inibite anche le capacità di suicidio, intatto è solo il desiderio di lasciarsi morire. Più critica la fase di passaggio (anche in senso di guarigione) quando l'intento c'è nuovamente e il disagio persiste.
In certe forme depressive l'incentivo è esagerato (depressione agitata, eccitata) perché l'ansia libera enormi affetti ed emozioni.
Un dinamico irrequieto, attaccandosi a tutto e tutti, chiede concitatamente aiuto, cura, narcosi o il colpo di grazia. È una tortura non solo per il colpito ma per gli altri pazienti, i familiari e il personale che lo cura. Questa forma si trova spesso in pazienti ipocondriaci.
Loro rappresentano una preziosa cavia per medici che eseguono innumerevoli costosissimi test anatomici e fisiologici invece di indirizzarli a un bravo psicoterapista.
Il termine è qualche volta usato per esprimere, nelle depressioni endogene, il fatto che i seguenti tre sintomi sono primordiali (ricavati in trent'anni di esplorazioni sistematiche p.es. SCHNEIDER, STOERRING):
Oltre ai tre sintomi sopra citati, ci sono prevalenti sintomi corporei e probabilmente anche motivi piuttosto anatomici, fisiologici, metabolici e/o ideologici. La tristezza e l'ansia normalmente accompagnano questi tre disturbi.
La deduzione è convincente, la conclusione vale zero: invece di dedicarsi alle interazioni dei fattori culturali e fisiologici, gli uni si beano nel ridurre il tema alla biochimica, mentre gli altri si perdono in vani criteri "spirituali"; tutti e due a spese della comunità e del povero depresso che rimane comunque sempre depresso.
Quando prevalgono dei sintomi "somatici" che "coprono" i sintomi di tristezza e ansia, i psicologhi parlano spesso di "depressione larvata" perché non trovano nè sintomi nè cause emotive oppure i medici di "malattia psicosomatica" perché non trovano cause anatomiche.
Vorrei vedere il tipo sportivo con un ginocchio dolente da anni ("resistente alle terapie" applicate, leggi trattato da terapisti incapaci) se non diventa "depresso".
Il tutto per nascondere l'impotenza nel guarire un ginocchio o almeno di ammettere tale lacuna inculcando "la colpa" (dolore resistente alla fisioterapia → psicosomatico → depressione larvata) al povero paziente.
La sindrome maniacale, disturbo emotivo antitetico alla depressione, si incontra quasi esclusivamente nel contesto di una psicosi depressiva-maniacale in alternanza con fasi (endogene) depressive. La causa non la si conosce, ma si sospetta una componente ereditaria del tipo anatomico/fisiologico.
I sintomi maniacali sono sotto molti aspetti inversioni dei sintomi della sindrome depressiva:
Sono trattati i seguenti argomenti:
Sintomi e indicatori maniacali ◊ Delimitazione verso lo psicotico ◊ Cura del sindrome maniacale ◊
Sono trattati i seguenti argomenti:
Euforia ◊ Aggressività ◊ Motivazione smisurata ◊ Idee sfuggenti ◊ Sintomi somatici
Mentre il passaggio dall'"igienica tristezza" alla leggera depressione è fluttuante, all'ambiente sociale i sintomi maniacali appaiono invece come "malattia", anche in forme leggere (submaniacale, ipomaniacale).
Stranamente questi sintomi di continua "lunaticità, paranoia, irascibilità, mania, ... " vengono raramente denunciati, anche se spesso nelle famiglie diventano veri e propri atti di terrorismo e dispotismo privo di qualsiasi rispetto umano, relazionale e sociale.
Già in questa fase "euforica" si nota un piatto, non motivato umorismo, privo di differenzazione verso sconosciuti e "superiori" e di lunaticità dispotica verso i "piccoli" e dipendenti.
Anche l'attivismo, proveniente dall'"esagerato incentivo e intento" sembra esaltato e il comportamento "logorroico" (interminabili monologhi a mitragliatrice) mette a dura prova la pazienza dell'interlocutore involontario, volontario o costretto.
In forme maniacali sviluppate ,l'euforia è portata all'estremo: lo spassoso diventa verbalmente agressivo ed è una fortuna per i familiari, per gli altri pazienti e il personale sanitario che la sua aggressione materiale si indirizzi prevalentemente verso oggetti. Per quanto riguarda i dipendenti e i "piccoli" è comunque un vivere nel continuo terrore psichico (rompiscatole).
L'incentivo e l'intento esagerato obbligano il maniaco ad un continuo dinamismo motorio, mai una cosa dopo l'altra, ma possibilmente tutte contemporaneamente e mai terminandone bene una, coinvolgendo tutte le persone reperibili (che poi terminano probabilmente le opere iniziate) e parlando continuamente, giudicando, criticando, emanando sentenze e ordini.
Come nelle altre attività, anche la riflessione è fuggitiva: mille idee e frammenti di pensieri vengono associate spesso in modo sorprendente, divertente, affascinante e originale; ma mai una riflessione viene portata a termine. Come conclusione mentale serve un giudizio o una sentenza per darsi almeno l'aria di aver terminato formalmente il ragionamento.
Nei maniaci in crisi si riscontra un sintomo caratteristico: l'aumento di forza fisica abbinata a una diminuzione dell'esigenza di sonno. In casi gravi, pazienti anziani forsennati con disturbi cardiovascolari, senza sedativi, possono morire di super attività.
Per questi motivi e perché egli lascia apparire ancora una traccia del filo conduttore del discorso anche se salta di "palo in frasca", all'interlocutore non appare così spaventosamente distratto come nel caso del discorso schizofrenico, ma appare "ammalato", psicotico e non immedesimabile.
Al contrario, il maniaco stesso si trova finalmente "normale", in piena forma fisica, psichica e intellettuale, si gode il suo ottimo umore, ammira la propria capacità riflessiva e trova bigotti gli altri che si distanziano dalla sua disinibizione e volgarità. L'unica cosa che lo disturba narcisisticamente è che gli altri lo trattano come un poveretto ammalato. Per questo e "perché nessuno lo capisce" diventa rissoso e aggressivo.
Indispensabilità e difficoltà di trattamento
Questi pazienti sono capaci di rovinare la loro reputazione sociale, di sperperare patrimoni (non necessariamente i propri), di distruggere l'esistenza propria e della famiglia e di "rompere le scatole" a chiunque incontrano. Non hanno la minima cognizione della loro malattia, anzi. È quindi un obbligo scomodissimo per lo psichiatra curante il medicare ed eventualmente l'internare un maniaco contro la sua volontà, e di fare vasto uso di sedativi nell'interesse dei familiari, degli altri pazienti e del personale che lo cura, perché è insopportabile.
Trattandosi di disturbi psicotici è di primordiale importanza l'intervento farmacologico e/o metabolico sia in fase acuta che in fase intermediaria.
Se si riesce a convincere il colpito a curarsi e a medicarsi (anche a domicilio) "quando sta bene", collaborando si riesce a fargli condurre una vita emotiva, relazionale e sociale soddisfacente. Come dice il mio amico depressivo-maniacale ben curato dal suo psichiatra e integrato socialmente da anni senza eventi preoccupanti: "sono matto ma non scemo".
Ci sono notevoli differenze individuali relative alla regolazione affettiva circa:
Le relative caratteristiche e la loro espressione determinano "il temperamento" di una persona.
Sono trattati i seguenti argomenti:
Labilità affettiva ◊ Incontinenza affettiva ◊
Sviluppo dell'emotività
Nella prima fase dello sviluppo emotivo nell'infanzia (3... 4 anni) sono indispensabili degli affetti violenti e umori e stati d'animo vacillanti a scatto.
Come adulti siamo abituati a considerare una "normale" fluttuazione di emozioni, umori, stati d'animo e rispettivi processi di regolazione relativamente al temperamento individuale. Perciò, riconosciamo facilmente delle aberrazioni patologiche.
La labilità affettiva è un frequente sintomo accompagnatorio di stati di esaurimento sia fisico che psichico.
Certe persone sono poco tolleranti a simili stati e si ipotizza una componente ereditaria in:
Questi sintomi possono essere anche un primo segnale di lesioni (organiche) cerebrali.
Lo stato d'animo di base reagisce molto velocemente e violentemente con pochi meccanismi di regolazione o ammortamento anche a eventi insignificanti. Questo stato passeggero è noto a tutti da tempo come esaurimento fisico o psichico.
L'incontinenza affettiva, intesa come una specie di continuo cortocircuito tra le emozioni momentanee e le reazioni relative esagerate, si trova frequentemente in concomitanza con lesioni cerebrali, raramente presente anche in schizofrenici e maniaci.
Uno stato d'animo di base non è quasi più riconoscibile: la vita sentimentale è dominata da affetti momentanei praticamente senza coinvolgimento emotivo e sentimentale. Riso, pianto, paura, ira, spavento, desolazione si alternano quasi senza nesso a eventi reali e senza regolazione e controllo.
Tutto ciò viene percepito come altamente patologico.
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Conferenze MedPop:
Stress: Patologia dello stress ◊
it.Wikipedia:
Mania ◊ Depressione ◊ Emozione ◊
| 3a edizione 2009: a cura di Daniela Rüegg |
| 2a edizione 2002: a cura di Mario Santoro |
| 1a edizione 1999: Autore: P. Forster a cura di Bianca Buser, Benedetta Ceresa |
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